“Cessioni di sovranità urgono, economiche e politiche”: così ha pontificato Eugenio Scalfari su Repubblica il 26 luglio 2015. Il mantra del cedimento della sovranità è ripetuto orbi et orbi, presentato come un’ovvietà indiscutibile e tale da far apparire un visionario (nella migliore delle ipotesi) chiunque osi metterlo pacatamente in discussione. È la cifra del pensiero unico, del resto: ripetere mille volte, anzi all’infinito, ciò che l’orwelliano “Ministero della Verità” ha stabilito aprioricamente essere vero, di modo che anche la menzogna più palese colonizzi le menti e si presenti come verità indubitabile. Non è consentito dissentire, pena il passare per matti o per pericolosi estremisti.

Nel caso specifico, pur sapendo che andare contro il pensiero unico produce sempre effetti analoghi a quelli della donchisciottesca lotta contro i mulini a vento, mi permetto di sottolineare che:

a) di cessioni di sovranità ve ne sono state già fin troppe: abbiamo ceduto all’Europa la sovranità monetaria senza averne nulla in cambio, se non una serie di parametri – degni dell’usura, peraltro – da rispettare, come ad esempio il famigerato “fiscal compact”;

b) che tali cessioni sono avvenute a favore non certo di organismi politici democraticamente eletti, bensì a favore delle banche e del potere del mercato, le uniche realtà sovrane che, guarda caso, mai sono disposte a cedere la loro sovranità;

c) che la cessione di sovranità è incostituzionale. La Costituzione italiana parla di “limitazioni”, non di “cessioni”. Si legga l’articolo 11: “… consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni”. Di cedimenti di sovranità, evidentemente, nemmeno l’ombra. Figuriamoci poi di cedimenti a favore di banche, ossia di entità il cui risultato è appunto l’opposto rispetto all’assicurare “la pace e la giustizia fra le Nazioni”.

E’ curioso vedere che Scalfari, colui che in nome della Costituzione calpestata dal Cavaliere Berlusconi tuonava un giorno sì e l’altro pure in difesa della Costituzione, oggi sia il primo a sostenere la distruzione della Costituzione in nome del “ce lo chiede l’Europa”. In effetti, sorge spontanea una domanda, al netto di queste ultime uscite tra il tragico e il farsesco sui “cedimenti della sovranità”: dove sono finiti coloro i quali, al tempo del cavaliere Berlusconi, scendevano in piazza un giorno sì e l’altro pure in difesa della Costituzione calpestata? Dove sono finiti costoro, oggi che la Costituzione è calpestata quotidianamente dall’Unione Europea e da quegli enti “sensibilmente sovrasensibili”, direbbe Marx, come la BCE, che nessuno ha mai nemmeno eletto?

Dietro la retorica a buon mercato del “cedere la sovranità ci protegge dai nazionalismi e dalle guerre”, si sta distruggendo la democrazia a favore dell’autocrazia del mercato e della Banca Centrale. L’assenza integrale e palese della sovranità della decisione democratica è oggi dovuta esattamente all’egemonia monocratica del mercato globale e del capitale transnazionale. Quale che sia la volontà espressa dal popolo alle elezioni, essa è automaticamente neutralizzata dal volere sensibilmente sovrasensibile del mercato e dai suoi comandamenti (finanziarizzazione del capitale, smantellamento dello stato sociale, incremento della flessibilità e della precarietà del lavoro, austerità coatta, privatizzazioni, e così via).

Cedere la sovranità significa, esattamente, procedere in questa direzione, ossia verso l’annullamento completo della democrazia quale si esprimeva, sia pure in forme non esenti da contraddizioni, nello Stato nazionale democratico.

Fonte: Il Fatto Quotidiano