Se alla fine del pranzo con la «cara» Angela Merkel uno come Matteo Renzi, abilissimo nello spacciare per coppe spumeggianti bicchieri quasi vuoti, riesce solo a ricordare che i punti d’intesa son più di quelli su cui litigare allora c’è da preoccuparsi. Il rischio d’ingoiar bocconi indigesti era però prevedibile. Sulle questioni fondamentali l’Italia è da tempo alle corde. E non solo perché la Cancelliera ha sempre avuto in mano carte migliori, ma anche perché Renzi ha contribuito a servirgliele. Ecco i cinque assi di Angela Merkel che hanno reso assolutamente velleitaria la partita del nostro premier.

1 BRUXELLES, UNA DIGA AL SERVIZIO DELLA CANCELLIERA

La diga europea costruita da Angela Merkel si basa sul controllo esercitato sulla Commissione tramite Jean Claude Juncker. Recuperato dopo lo scandalo che mise fine ai suoi 18 anni da premier del Lussemburgo e promosso alla presidenza della Commissione Ue Juncker è oggi il mastino della Cancelliera. Un mastino pronto ad azzannare il discolo Renzi colpevole di mettere in dubbio le regole europee costruite su misura per la Merkel. Ma nei labirinti di Bruxelles s’è dissolta anche la fedeltà di una Federica Mogherini che deve a Renzi la promozione da oscura «peones» parlamentare a ministro degli Esteri prima e ad Alto Commissario poi. Sedotta dal potere e convinta di poter diventare la prima donna Segretario Generale dell’Onu ha abbandonato il proprio mentore per allinearsi a Berlino. E durante la recente missione in Turchia ha ribadito la necessità di versare alla Turchia i tre miliardi di euro che Erdogan pretende dall’Europa per fermare i profughi. Una pretesa garantita dalla parola di una Merkel che Renzi non è riuscito, ieri, a far arretrare di un millimetro.

2 CAMPO PROFUGHI ITALIA

Grazie agli errori sulla questione rifugiati Angela Merkel si gioca la poltrona da Cancelliera. Eppure la sua Germania resta per l’Europa più affidabile di un’Italia delegittimata dall’handicap di una procedura d’infrazione per la mancata identificazione dei profughi. Una procedura scaricataci addosso grazie agli errori di un governo Renzi che ha puntato sulla mancata identificazione dei migranti irregolari per agevolare il loro transito verso i confini settentrionali e la Germania. Ma Renzi non è stato in grado di battersi alla pari neppure quando aveva mezzi e ragioni. A ottobre si fece escludere dal vertice voluto dalla Germania per fermare le decine di migliaia di migranti che risalivano verso Slovenia e Austria tracimando anche nel nostro Friuli Venezia Giulia. Spiazzata e squalificata l’Italia si ritrova ora alla mercé di una Merkel che minaccia d’isolarla chiudendone, attraverso la sospensione di Schengen, i confini e trasformandola, al pari della Grecia, in un enorme campo profughi.

3 L’ERRORE HOLLANDE

Uno dei temi del pranzo di ieri era il riequilibrio di quell’asse Berlino-Parigi che domina le politiche europee e garantisce ai francesi d’infrangere regole inderogabili per l’Italia. Renzi paga l’errore commesso dopo le stragi di Parigi quando oppose un «no» sprezzante a Hollande che gli chiedeva una mano nella lotta allo Stato Islamico. Detestato dal compare francese e guardato con insofferenza dalla Cancelliera, Renzi non poteva certo rimediare con un pranzo agli errori compiuti.

4 SNOBBÒ PUTIN, ORA IMPLORA IL GAS DI ANGELA

«É un progetto che non consideriamo fondamentale per l’Italia». Così nell’ottobre del 2014 Renzi commentò lo stop al progetto South Stream decretato da un Vladimir Putin infastidito dalla passività dell’Italia di fronte agli ostacoli frapposti da Germania ed Unione Europea al progetto energetico concordato, a suo tempo, con Silvio Berlusconi. Oggi però Renzi piange lacrime da coccodrillo ed elemosina una partecipazione a quel North Stream Due che assegnerà a Berlino il controllo degli approvvigionamenti energetici di fonte russa. E Angela ride. Perché chi è colpa del proprio mal pianga se stesso.

5 LIBIA, LO SCACCO MATTOKOEBLER

Matteo Renzi s’è fatto mettere all’angolo dalla Cancelliera persino in Libia, l’ex colonia dove l’Italia manteneva, grazie a legami decennali, un’egemonia invidiatale da Washington e dagli alleati europei. Facendo nominare inviato speciale dell’Onu il tedesco Martin Koebler la Cancelliera s’è garantita il controllo del processo di costruzione del governo d’intesa nazionale. Spiazzando un’Italia che non potendo esercitare, in caso d’intervento, un’egemonia militare puntava almeno su quella politica.

Fonte: Il Giornale