C’è un giorno in cui non venga spiegato al popolo quanto barbara, incivile, aggressiva, pericolosa e dannosa sia la Russia? Risposa: no, non c’è.

Aneddoto personale: pochi giorni fa, ospite di una seria e prestigiosa trasmissione radiofonica, ascolto Robert Kaplan dire cose sensate sul Medio Oriente e poi lasciar cadere il solito inciso sulla “aggressività russa in Europa”. Kaplan, oltre che studioso di vaglia, è stato anche consigliere di Robert Gates, ministro Usa della Difesa, quindi sa bene che le installazioni militari Nato sono arrivate, ben prima della crisi in Ucraina, a 120 chilometri da San Pietroburgo. Sa che nel 2008, per iniziativa Usa, fu avviato il progetto di “scudo stellare” in Polonia e Romania. Ma non importa. È la Russia che aggredisce, teniamolo a mente.

Aneddoto pubblico: Anders Fogh Rasmussen, primo ministro di Danimarca dal 2001 al 2009, è stato segretario generale della Nato dal 2009 al 20014. In quella veste ha portato a compimento il progetto “scudo stellare” che, racconta, è diretto non contro la Russia ma contro minacce atomiche in arrivo da Sud, si suppone l’Iran. Quell’Iran con cui il mondo, pochi mesi fa, tramite il Cinque più Uno (Usa, Francia, Gran Bretagna, Cina e Russia più Germania) ha stipulato un trattato diretto proprio a evitare tali minacce. Pochi giorni fa, però, Rasmussen è diventato consigliere privato del presidente ucraino Poroshenko e la sua prima dichiarazione in quella veste è stata che si adoprerà perché l’Europa non solo mantenga ma estenda le sanzioni contro la Russia. Che sarebbe, ovviamente, il Paese aggressivo, barbaro ecc. ecc. di cui sopra.

Introduzione lunga, ma contribuisce a spiegare quanto sia utile leggere questi due libri appena pubblicati: Russofobia-Mille anni di diffidenza di Guy Mettan (Sandro Teti Editore) e Putinofobia di Giulietto Chiesa (Piemme). Libri in più di un modo complementari, come gli stessi titoli fanno capire.

Mettan (giornalista, storico e politico svizzero) ripercorre quella storica “diffidenza” occidentale partendo dai tempi di Carlo Magno e la analizza, con ricchezza di aneddoti e notizie storiche, nella versione francese, inglese, tedesca e americana. Ma è chiaro che le pagine più puntute sono quelle dedicate all’attualità, dal “caso Khodorkovskij” alla presunta “invasione” della Georgia nel 2008, dai Giochi olimpici di Sochi alla crisi in Ucraina nel 2014. La “Putinofobia” di Chiesa, esperto di questioni internazionali e per lunghi anni corrispondente da Mosca, ha il timbro più pugnace della polemica politica e si rivolge alla più recente versione della russofobia, quella che investe il presidente Vladimir Putin. L’attacco costante alla Russia, nella visione di Chiesa, è l’incarnazione di un progetto di dominio elaborato dalle élite americane dopo il crollo dell’Urss e da allora perseguito per tenere in vita un sistema perverso, e ormai vicino al collasso, di sfruttamento delle risorse naturali e di finanza speculativa.

I due libri, pur diversi negli intenti, si toccano però in molti ambiti. Entrambi, in primo luogo, puntano il dito sull’uso strumentale dell’informazione a senso unico che, alimentando una russofobia di lungo periodo, viene paragonata da Mettan (con le opportune distinzioni) all’antisemitismo e da Chiesa a un vero strumento bellico. Lo stesso Mettan ci invita a meditare su un fatto: Cina e Giappone, che pure hanno avuti ripetuti scontri militari con la Russia, non hanno sviluppato una russofobia paragonabile a quella degli Usa, che hanno avuto la Russia come alleata nel Novecento in due guerre mondiali. Qualcosa vorrà pur dire. Lo studioso svizzero analizza anche alcuni casi clamorosi di cronaca (la strage di Beslan, l’incidente aereo di Uberlingen) e li smonta pezzo per pezzo, rivelando una macchina da propaganda pronta a piallare ogni particolare scomodo fino a distorcere completamente la realtà dei fatti.

I casi, politici o di cronaca, analizzati dall’uno e dall’altro risulteranno a tratti stupefacenti, se paragonati alla vulgata corrente degli stessi episodi. Sia Mettan sia Chiesa, inoltre, non esitano a riconoscere in tale distorsione della realtà un processo rischioso, determinato da una speculazione politica che non esita a mettere a repentaglio la stabilità di interi continenti.

Com’è ovvio, né Mettan né Chiesa vogliono dipingere la Russia come il paradiso in terra o un cavaliere senza macchia e senza paura. Lo spiega bene Vincenzo Trani, Ceo di General Invest (holding italiana che investe nelle piccole e medie imprese di Russia e Cis) e vicepresidente della Camera di Commercio di Mosca, che ha sponsorizzato la traduzione italiana di “Russofobia”: “L’obiettivo di Mettan non è di trascinare al banco degli imputati l’Occidente ma a concedere alla Russia quella parola che le viene con una cert metodicità negata dal sistema di informazione occidentale, nel tentativo di ricostruire la complessità dei rapporti Russia-Occidente”. E lo stesso Chiesa ammonisce Mosca a non “riesumare l’idea della Terza Roma o quella a essa legata di una qualche missione messianica da adempiere”.

Il problema è che viviamo immersi nella visione esattamente opposta: dove la missione messianica è la nostra (diffondere il nostro sistema di vita) e in suo nome siamo disposti a giustificare ogni cosa (quante guerre abbiamo fatto e stiamo facendo per il “bene” altrui?). In questo quadro serve che la Russia sia colpevole sempre e di tutto e l’Occidente sia innocente sempre e in ogni caso. La realtà, invece, è un po’ più complessa. Dimenticarsene può essere pericoloso.

Fonte: Occhi della Guerra