Nobel anch’io, no tu no. Non solo Joseph Roth, non solo Alessandro Baricco. Anche le grandi firme del giornalismo italiano si dichiarano deluse da Stoccolma. Il ridicolo premio per la letteratura viene comminato a Bob Dylan e già Joe Servegnini, da par suo, si trincere in un sdegnoso digrigno sibilando: “Svedesi, tutti appesi”.

Nobel anch’io, no tu no. Firme del giornalismo escluse in rivolta. Il grido di dolore di Joe non passa inosservato ed è Matteo Renzi che, da par suo, decide di convocare l’ambasciatore di Svezia e presentare a lui le doverose rimostranze del governo italiano per la grave offesa arrecata dalla giuria del Nobel alla dignità letteraria di Crema e dintorni.

Nobel anch’io, no tu no. Non solo Roth, non solo Baricco, anche Joe lamenta il mancato premio. Comincia Renzi e fa sentire la propria voce in Europa anche Federica Mogherini: “Non avere voluto dare il giusto riconoscimento a chi, con sofferta frangetta, porta al mondo le ragioni dell’impermeabile bianco è sintomo di miopia letteraria”.

Nobel anch’io, no tu no. “Non è certo uno scrittore, Dylan”, ha esordito Maria Elena Boschi, “un esemplificatore come Joe, invece, può ben raccontare lo spirito di riforma che anima la stagione della nuova Italia. Servegnini avrà una migliore gratificazione: la vittoria del sì al referendum. Del premio Nobel ‘un sa proprio icche farne!”.

Nobel anch’io, no tu no. Firme del giornalismo in rivolta. Altro che mancato premio a Baricco, non aver assegnato il riconoscimento a Servegnini getta nello sconforto tutta la redazione del Corriere della Sera con l’intera fattoria di Zio Tobia ia-ia-oh! allertata per gli attesi festeggiamenti, adesso delusa.

Nobel anch’io, no tu no. Tutti i giornalisti del Corriere, partecipi del sentimento di dolore (a eccezione di Antonio Polito, sciaguratamente assai divertito), armati di diserbante vanno ad aspergere di ddt l’erba del vicino danneggiando ulteriormente l’asset di Joe.

Nobel anch’io, no tu no. Né l’ovetto fresco fatto dalle galline alloggiate presso la stanza del direttore Lucianino Fontana, né il latte (appena munto) della capretta del direttore e neppure il fieno che l’asino del direttore è disposto a dividere con Joe riescono a confortare Servegnini assetato di vendetta al punto di mettere a Rock&Talk in radio i dischi di Mariano Apicella e dire: “Questo sì che vale un Nobel!”.

Nobel anch’io, no tu no. Non solo Joe, anche Gianni & Riotto detto Johnny rosica aspettandosi non solo il Nobel ma anche il Principe delle Asturie. Rabbioso come una biscia, Johnny chiede appuntamento direttamente a corte, presso il trono di Svezia e lì – carta canta – mostrando al sovrano dei documenti reclama il meritato premio.

Nobel anch’io, no tu no. Firme del giornalismo in rivolta. Riotto, da par suo, può esibire sotto il naso dell’augusto Carlo XVI Gustavo di Svezia le lettere autografe di Gianni Agnelli e di Oriana Fallaci dove, a chiare lettere, ciascuno dei due si raccomanda ai posteri affinché venga riconosciuto ogni merito a Johnny.

Nobel anch’io, no tu no. Non solo Roth, non solo Baricco, anche Johnny. Il Re svedese è un cuordipietra, vuol fare mettere ai ceppi Riotto e solo una mozione di Bruxelles può fare desistere il sovrano dall’insano proposito. Non resterebbe altro che il Principe delle Asturie ma ecco che uno yacht salpato dal porto di Lipari, appena raggiunto il molo delle Canarie, incrocia l’ammiraglia della Flotta di Spagna pavesata a festa. Dal ponte principale svetta la figura elegante di S.A.R. Letizia Ortiz Borbone, la Regina, che si degna di consegnare il Principe delle Asturie, l’ambito premio letterario, all’unico veramente degno, a Marcel, ovvero, Marcello Sorgi e perciò, a Johnny, ancora una volta, patate.

Fonte: Il Foglio