Intervista a cura di Pietro Vernizzi

“In Italia andiamo verso una nuova recessione con un calo del Pil in termini reali. Questo naturalmente non farà bene alle banche, che in questo momento sono l’anello debole della nostra economia”. E’ la previsione di Alberto Bagnai, professore di politica economica all’Università G. D’Annunzio di Pescara, secondo cui “prima o poi qualcuno dei bubboni finanziari esploderà e molto verosimilmente, come ci invitano a fare da più di sei mesi i consiglieri di Angela Merkel, l’Italia dovrà rivolgersi alla Troika. A quel punto il nostro governo sarà commissariato”. L’economia italiana si trova ad attraversare uno scenario composto da crescita zero, debito pubblico sempre più elevato e necessità di maggiore flessibilità di bilancio. Secondo i dati Istat, nel secondo trimestre 2016 il Pil italiano è rimasto invariato rispetto al trimestre precedente ed è aumentato dello 0,8% rispetto allo stesso periodo del 2015. Per il presidente del Consiglio, Matteo Renzi, “il 2016 si chiuderà meglio del 2015 che si è chiuso meglio del 2014, del 2013 e del 2012, questo è un risultato inoppugnabile”. Mentre per il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, è stato lapidario: “Il Pil è in crescita. Questo è il mio commento”.

Che cosa nei pensa dell’analisi di Renzi e Padoan sui dati del Pil?

Renzi e Padoan non hanno molta altra scelta se non continuare a diffondere ottimismo, che però è purtroppo ingiustificato. L’Istat produce i suoi dati sulla base di procedure rigorose e standardizzate, sottoposte al controllo dell’Eurostat. L’analisi del dato conferma ancora una volta che la strada intrapresa dal governo con le politiche sull’offerta è sbagliata, perché a essere in sofferenza sono le voci di domanda come i consumi. Dal lato dell’offerta si registra una situazione di svantaggio del valore aggiunto industriale. Renzi e Padoan non stanno arrestando il processo di deindustrializzazione del nostro Paese.

Verso dove sta andando la nostra economia?

I dati sulle vendite relativi alla grande distribuzione nel mese di agosto indicano che perfino a Ferragosto c’è stato un ulteriore calo. Sono i dati sulla base dei quali avevo previsto una crescita zero nel secondo trimestre. L’indice sulla fiducia dei consumatori prima del terremoto era ai minimi dal 2015, e dopo il terremoto chiaramente non è migliorato. Non essendo chiaro chi pagherà i danni e se l’Europa ci metterà dei soldi, ciò aumenta la propensione di tutti a tenersi i soldi da parte.

Quali saranno le conseguenze?

Non è escluso che l’Italia rientri in recessione, e questa naturalmente per il nostro governo non è una buona cosa. Tra l’altro ciò fa capire quanto siano futili certe strategie dilatorie, come il fatto di rinviare la data del referendum costituzionale con l’accordo parziale del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. Il tempo chiaramente gioca contro Renzi, perché il premier non è in grado di fare ripartire l’economia.

Il vertice di Ventotene si è concluso con un nulla di fatto. Secondo lei perché?

Quelli che hanno partecipato al vertice di Ventotene sono tre leader fortemente indeboliti. In particolare François Hollande è al minimo della sua popolarità, ma anche a Matteo Renzi non sta andando benissimo e la stessa Angela Merkel non è più al suo apice. Tutti e tre dietro di loro non hanno neanche i loro stessi popoli, per cui figuriamoci se hanno quelli europei.

Quindi lei non è stupito da questi scarsi risultati?

Personalmente non mi aspettavo molto da Ventotene, né per l’Europa né soprattutto per l’Italia che infatti non ha ottenuto nulla se non la minaccia del cosiddetto “bail-in sul debito pubblico”, che in effetti sarebbe una ristrutturazione forzosa da imporre a chi chieda di accedere al Fondo Salva Stati. Tutto ciò con lo scopo di far esplodere lo spread sui titoli pubblici italiani e quindi far crollare il loro prezzo, compromettendo la tenuta del nostro sistema bancario.

Alla fine avremo una stagnazione o una recessione?

La stagnazione l’abbiamo già, perché i prezzi al consumo sono in calo e quindi sotto quel profilo siamo in lieve deflazione. In Italia probabilmente andremo verso una recessione, cioè calerà anche il Pil in termini reali. Questo naturalmente non farà bene alle banche, che in questo momento sono l’anello debole della nostra economia.

Le ricette di Renzi possono tirarci fuori dal baratro?

In realtà i nostri politici calceranno il barattolo lungo la strada ancora per un po’, ma questo non è un gioco molto costruttivo. Prima o poi qualcuno dei bubboni finanziari esploderà e molto verosimilmente, come ci invitano a fare da più di sei mesi i consiglieri di Angela Merkel, l’Italia dovrà rivolgersi alla Troika.

Il governo ne uscirà indenne?

Il nostro governo sarà commissariato e qualcuno sarà contento, perché l’Italia è piena di persone che pensano che gli italiani siano incapaci di governarsi. Anche se in realtà la stessa Troika non è stata capace di governare la Grecia meglio dei greci, anzi ha lasciato solo macerie. A differenza degli italiani “collaborazionisti”, io non sono molto contento di questa prospettiva ma purtroppo la vedo come abbastanza inevitabile.

Dopo la Brexit, Bruxelles avrà ancora il coraggio di mettere in campo la Troika?

Ritengo di sì perché queste persone vivono fuori dal mondo. La loro idea è: “Arraffa fin che puoi perché dopo di noi c’è il diluvio”. Sarebbe bastato l’esempio della Grecia per fare diventare più accomodanti tutta una serie di atteggiamenti, prima della Brexit. Siccome il referendum britannico non ha coinvolto direttamente l’euro, che è il vero nervo scoperto, non so quanto possa convincere i governanti europei ad assumere atteggiamenti più sensati.

Perché ritiene che l’euro sia il vero nervo scoperto?

Perché se non ci fosse l’euro noi avremmo risolto tutta una serie di problemi. Lunedì scorso perfino Repubblica ha riportato i dati di uno studio di Oxford Economics, da cui risulta che l’euro fondamentalmente ci penalizza. Se perfino Repubblica riesce a dire questo, è chiaro che nella moneta unica c’è qualcosa che non funziona.

Fonte: Sussudiario.net