Le spiegazioni sono due. O l’Unione Europea ha cancellato l’Italia dalle proprie cartine, o ignora l’esistenza del governo di Matteo Renzi.

Possibilità singolare visto che da quel governo arriva l’Alto Commissario per gli Affari Esteri Federica Mogherini. Guardando quanto avviene in queste ore ai confini nord-orientali è difficile però trovare altre spiegazioni. Da quelle parti l’esodo di migranti in risalita dalla rotta balcanica è ormai di proporzioni bibliche. Stando a Lubiana, che non a caso sta mobilitando l’esercito, soltanto ieri mattina sono entrati in Slovenia quasi seimila profughi. Per un totale complessivo che supera quota 40mila.

Per fronteggiare quello tsunami umano, pronto a tracimare nel Friuli-Venezia Giulia, i vertici Ue hanno già convocato un vertice straordinario. E così domenica a Bruxelles si ritroveranno i capi di governo di Austria e Germania assieme a quelli di tutti i Balcani tra cui anche quelli di due Paesi non ancora membri Ue come Serbia e Macedonia. Unico assente, perché manco invitato, sarà il nostro Presidente del Consiglio. Matteo Renzi non perderà l’occasione di tranquillizzarci spiegando che quel flusso di disgraziati non riguarda l’Italia perché tutti, là in mezzo, sognano soltanto di raggiungere la Germania. Spiegazione accettabile se la disperazione seguisse le strade della razionalità. In una Slovenia – dove una popolazione di appena due milioni di persone guarda angosciata a quella marea umana pronta a travolgerla – la razionalità rischia di non essere la migliore alleata. Dietro l’arrivo di quei 40mila ci sono da una parte la decisione dell’Ungheria di sigillare la propria frontiera e, dall’altra, quella della Croazia di spalancarla verso Lubiana.

Un giochino allo scaricabarile in cui potrebbero inserirsi, ben presto, la Baviera e l’Austria. A Vienna il responsabile dell’immigrazione del ministero dell’interno Klaus Krainz spiega da giorni che sia la Baviera, sia la polizia tedesca premono su Berlino per chiudere le frontiere. Una mossa a cui, fa capire Krainz, si accoderebbe inevitabilmente l’Austria bloccando i circa tremila arrivi quotidiani in transito dalla Slovenia. A quel punto la Lubiana sarebbe inevitabilmente tentata d’indirizzare i 40mila e passa rifugiati bloccati sul proprio territorio verso l’univa inevitabile valvola di sfogo rappresentata dai confini di Trieste, Tarvisio e Gorizia. Una «tracimazione» resa più agevole non solo dall’assenza dei nostri rappresentanti al vertice di domenica, ma anche dall’indifferenza di una Federica Mogherini, evidentemente dimentica delle proprie origini italiane, e dall’insipienza di un Matteo Renzi incapace di alzar la voce quando sono in gioco questioni cruciali per il Paese.

E così il primo a farne le spese sarebbe un Friuli-Venezia Giulia costretto a fronteggiare uno tsunami umano. Rischio sottolineato dalla presidente di Fratelli d’Italia Giorgia Meloni che arriva domani a Trieste con Louis Aliot vice presidente del Front National di Marine Le Pen, per una manifestazione in difesa di un Friuli-Venezia Giulia definito «ultima frontiera».

Fonte: Il Giornale