Chi segue il lavoro di questo blog fin dal primo articolo (ma anche chi non lo ha fatto: basta appunto leggersi il primo articolo) sa che il presupposto logico fondamentale del programma dei governi sostenuti dal PD (Monti, Letta e Renzi), cioè quello che occorresse agire in fretta con misure di austerità perché si rischiava la bancarotta dello Stato, era fattualmente errato.

Vi ricordo che quando tutti questi provvedimenti legislativi sono stati presi la Bce aveva già stabilito in questo documento che la crisi dell’Eurozona era nata da squilibri del settore finanziario privato (si vedano le conclusioni, al par. 6). Sapete anche che dal 2013 in poi questa è diventata non solo la posizione “tecnica” della Bce, ma anche quella ufficiale. Sapete poi che nei vari rapporti sulla sostenibilità fiscale la Commissione Europea ha sempre riconosciuto che il debito pubblico italiano era sostenibile sia nel breve che nel lungo periodo (e quindi non sussisteva l’urgenza sottolineata con tanta enfasi dal programma del PD, pardon, dalla lettera della Bce): lo vedete ad esempio nel rapporto del 2012 (in particolare a p. 42). Sapete infine che perfino i colleghi che avevano fornito supporto ideologico a questo approccio della Bce (o del PD, che poi è lo stesso), lo hanno infine dovuto ritirare dichiarando sostanzialmente di essersi sbagliati (ma senza ammetterlo, cosa per la quale mi sono concesso una moderata indignazione).

Insomma: non c’è nemmeno uno dei provvedimenti presi dal governo della Bce sulla base della lettera del PD… ops!, scusate: volevo dire: dai governi sostenuti dal PD sulla base della lettera scritta dalla Bce (converrete che è facile confondersi…) che fosse minimamente fondato in termini economici. A scanso del solito imbecille che “lui la sa luuuuuuuuuunga” mi affretto a dire che questa frase si riferisce alla fondatezza rispetto agli obiettivi dichiarati! Quali fossero gli obiettivi non dichiarati… bè, lo sappiamo, perché sono stati dichiarati anche loro: ho anche chiarito a suo tempo la logica sottostante (quella non dichiarata, che a differenza di quella dichiarata non strideva coi risultati ottenuti), e perché perseguirla sarebbe stato suicida, in una audizione alla Camera nel dicembre 2013 (quando molto ancora poteva essere salvato).

Un aneddoto: i due mari
Giova premettere, a beneficio degli ultimi arrivati, che quella di “piddino” è una categoria antropologica. Il piddino non è il pudino e non è il PDno (anche se in ques’ultimo caso la pronuncia può trarre in inganno), e la differenza è stata categorizzata qui. Il piddino è qualsiasi bipede implume (e spesso imberbe) che sappia di sapere.

Per inciso, sono mie definizioni, questo è il mio blog, e quindi:

1) non me ne fotte niente di cosa ne pensiate (cioè se le troviate funzionali, appropriate, espressive o meno);
2) se volete intervenire nelle discussioni di questo blog dovete attenervi ad esse, o aprire il vostro blog (dove posso già dirvi che non verrò, ma solo per mancanza di tempo).

Chiusa la parentesi metodologica, vengo all’aneddoto.

Come tanti di voi, anch’io frequento, e soprattutto frequentavo, molti piddini. Il loro nome, del resto, è Legione.

Uno di questi, un musicista, più o meno intorno al periodo in cui io mi esprimevo alla Camera nel modo che avrete visto, una sera, dopo una prova, preso da un accesso di autorazzismo mistico, con lo sguardo perduto nel vuoto, quasi in trance, profferì estatico queste parole: “Non è meraviglioso che proprio un popolo come il nostro, così cialtrone, così corrotto, sia riuscito a produrre due mari di questa profondità?”

Sconcerto negli astanti: il Tirreno fa i suoi 3785 metri di profondità (vicino a Ponza: occhio se ci passate, non mi fate impicci…), ma l’Adriatico, porello, arriva a malapena a 1222 metri (che per un mare non sono poi tanti…).

Percepito lo sconcerto, questo sesquipedale piddino, con un sorriso condiscendente, si rivolse agli astanti: “Ma che avete capito? Sto parlando di Monti e di Draghi!”

Già. Secondo questo tronfio, patetico trombone, la cui presunzione superava solo l’abissale incompetenza (spero che mi legga, non ho tempo di andare a casa sua a dirglielo), Monti e Draghi stavano salvando l’Italia!

Esito naturale della vicenda: tanto hanno salvato l’Italia, i due Marii, che ora, sterminato dal programma della Bce, il trombone è diventato ortottero…

Una considerazione politica
Sento fare discorsi molto poco razionali sulla condotta da tenere nel voto di domani alle elezioni amministrative. Poco razionali e, mi affretto ad aggiungere, molto dilettanteschi. Come sempre (il nostro dombas è alfiere di questo modus operandi, ma a noi piace ricordarlo così) il dilettantismo si ammanta di verità pseudotecniche imparucchiate da qualche trafiletto di giornale, che suonano così profonde, così equilibrate, e sono invece minchiate senza capo né coda alla luce sia del buonsenso che della dottrina.

La prima di queste è l’idea che siccome domani si vota alle amministrative, allora bisogna lasciare da parte gli aspetti politici e concentrarsi sui problemi del territorio. Insomma, parafrasando un noto comunista: non importa se sia piddino o ortottero, basta che tappi le buche nelle strade.

Questa bella frase, che sentiremo ripetere a tanti tromboni da qui a dopodomani, non ha alcun senso perché il voto “amministrativo” è a tutti gli effetti un voto “politico” (con significato e risvolti nazionali) per almeno due ordini di motivi, uno più evidente, e l’altro meno (trascuro di segnalarvi il fatto che se non avesse rilevanza politica non cercherebbero in tutti i modi di impedircelo…).

Il motivo più evidente è che grazie ai governi della Bce, e alle loro riforme in senso neocentralista e deflazionistico, la capacità degli amministratori locali di risolvere i problemi è comunque condizionata dalle dinamiche economiche e politiche nazionali. Questo significa, in buona sostanza, che ci può anche essere un PDno che, pur essendo PUDino, magari è una brava persona e saprebbe tappare una buca. Il punto è che il PD, grazie all’introduzione del pareggio di bilancio in costituzione, ha di fatto reso estremamente ardua (quando non paralizzato) l’azione dei livelli inferiori di governo (come notano Gallo e Di Carpegna Brivio; con tutto il rispetto per il maestro, vi esorto a leggere con attenzione l’allieva…). Non ha alcun senso eleggere un sindaco “onesto” del PD se poi il PD non gli dà i soldi per operare, e quindi occorre prima dare un forte segnale di dissenso politico verso il PD anche nelle elezioni locali, e poi, se e quando il PD cambierà corso, ricominciare a votarlo.

Questo anche perché (e questo è il secondo motivo) dopo la riforma della legge elettorale amministrativa con l’elezione diretta del sindaco (Legge 25 marzo 1993, n. 81), e ancor più dopo il Porcellum con le sue simpatiche liste di nominati, di fatto il sindaco di un comune di medie dimensioni ha molta più legittimazione politica di un qualsiasi deputato, nel senso che riceve più voti dagli elettori di quanti non ne ricevano i peones che entrano in Parlamento perché si trovavano in una lista di nominati. Il voto di domani, per questo motivo (evidenziato dai giuristi) è quindi più “politico” del voto delle “politiche”.

Insomma: chi voterà domani darà soprattutto un segnale politico. La domanda alla quale risponde il voto di domani quindi non è “chi sarà più bravo a rifarmi (senza soldi) il marciapiedi sotto casa?”.

La domanda alla quale dovrete rispondere domani è: mi sono piaciuti i governi ai quali la Bce ha tracciato il solco, mentre il PD lo difendeva strenuamente?

Se la vostra risposta è sì, la mia considerazione è: beati voi!

Senza possibilità di errore fate parte o di una eletta minoranza, o di una sterminata maggioranza, entrambe felici. O siete così ricchi che i governi Bce/PD hanno fatto i vostri interessi (nel qual caso buon pro, ma allora che ci fate qui?), o siete così imbecilli da non capire che la Bce (cioè il PD) non è un comitato di beneficenza, non è l’internazionale socialista, non è la Caritas: delle classi subalterne se ne fotte, per la buona ragione che non è suo compito preoccuparsene, nel contesto delle regole europee, per tanti motivi che ci siamo detti mille volte.

Tuttavia, se non siete molto ricchi (tanto da essere al sicuro) o molto imbecilli (tanto da non rendervi conto di quanto sta accadendo, nel qual caso vi do un’altra possibilità: volete rileggere la cazzo di lettera della Bce e poi il modo in cui il PD l’ha pedissequamente attuata?), credo che non abbiate altra possibilità, domani, che andare a votare, e votare contro il PD, qualunque sia l’alternativa e chiunque sia il vostro compagno di viaggio.

Non è un fatto personale: è solo che siccome il PD ha realizzato il programma della Bce, e siccome il programma della Bce è espressione di un organismo che non ha alcuna legittimazione politica e non risponde ad alcuno dei controlli e contrappesi propri di uno stato di diritto, votare contro il PD è l’unico modo che avete per opporvi a un sistema nel quale i programmi di governo vengono dettati da organismi fondamentalmente ademocratici.

Insomma: votare contro il PD è l’unica (e forse l’ultima) possibilità che avete per difendere la democrazia (posto che ciò vi interessi).

Le obiezioni del piddino
Immagino la lista infinita delle obiezioni. “Ma come! Mi stai chiedendo di votare come Alemanno!”, “Ah, io per un grillino non voterò mai!” “Ma quello è appoggiato dalla Lega!”, e via scemenzando.

Allora, io voto a Roma, come Alemanno, ma per chi lui voti non lo so e non mi interessa (se mi interessasse chiederei).

Vi spiego una cosa: il mio problema non è lui, quello che pensa, o cosa fa il suo partito, ormai ridotto alle dimensioni di un muone (finalmente anche a destra si litiga come a sinistra)! Il mio problema non è cosa pensa Alemanno ma cosa mi ha fatto il PD: e anche per quelli di voi per i quali è un problema cosa pensa Alemanno (beati voi che avete di questi problemi!), vi assicuro che un problema molto più grande è cosa vi sta facendo il PD. Io sto cercando di farvelo entrare in testa per il vostro bene, ma se non ci riesco amen: da qualche parte entrerà.

Certo che a me non fa piacere votare ortottero (dove l’alternativa al PD sia un ortottero: quindi a Roma e Torino)!

Forse dovreste ricordarvi a chi state parlando. State parlando a quello che per primo, in questo paese di fini politologi di questa coppola di architrave, ha squadernato la political economy del simpatico partito-non partito (in particolare qui), quando c’erano ancora gli imbecilli che pensavano fosse un movimento “progressista” e soprattutto critico verso l’Europa (perché non ci sono solo gli orfani di Tsipras, ricordiamocelo: ci sono anche quelli di Grillo)! A quello che nel suo ultimo best seller (modestamente lo nacqui) ha definito il grillismo “malattia senile del liberismo” (perché tale è)! A quello che sa perfettamente come il 5 stelle sia il piano B del grande capitale, la carta da spendere quando Renzi sarà bruciato (cioè molto presto)!

E, soprattutto, a quello che mai e poi mai, per nessun motivo, vorrebbe votare come voterà il sesquipedale piddino dell’aneddoto che vi ho riferito!

Eppure mi toccherà farlo, contro la Bce.

La Lega?… Sentite, di questo parliamo con calma un’altra volta, ma vi anticipo il tema: il PD è la sinistra di governo, subalterna alla Bce (vi ho dimostrato che le ha portato l’acqua con le orecchie, ma se fosse stato olio bollente avrebbe goduto ancora più nel farlo…). Poi c’è la sinistra cosiddetta “critica” (de me nona), che è subalterna alla Lega. Sì, perché, scusatemi se ve lo dico, ma rifiutarsi di considerare l’euro, o l’immigrazione, o qualsiasi cosa influisca in modo devastante sulla vita delle classi subalterne, rifiutarsi di affrontare questi temi “perché sono temi della Lega” significa, in tutta evidenza, farsi dettare l’agenda politica (se pure in negativo) dalla Lega. E io, proprio perché non sono leghista, non sopporto di aver contatti con chi, come SEL, si fa dettare l’agenda politica dalla Lega! Una sinistra che fa scegliere a Salvini di cosa occuparsi non mi interessa. Sapete bene quale percorso mi abbia portato a considerare il PD (e i governi che esso sosteneva) un nemico politico, un nemico del mio paese: è un percorso antecedente alla svolta critica o pseudocritica (non mi interessa) di Salvini. Se lui è stato furbo, forse gli altri potevano essere meno pirla (io ho provato a coinvolgerli ben prima che Claudio riuscisse a convincere Salvini), e in ogni caso che l’austerità fosse destinata a fallire, e che essa sia stata messa in opera da governi del PD, è un fatto.

Il mio problema è la democrazia, e quindi la Bce (amplius: il principio di indipendenza della Banca centrale dagli altri poteri costituiti… ma oggi non voglio farvela difficile).

I governi del PD ostacolano la democrazia in due modi entrambi gravi perché strettamente connessi.

Del primo vi ho già parlato: il PD incarna la totale e assoluta subalternità a linee politiche che, indipendentemente dal fatto di essere disfunzionali, controproducenti, suicide per il nostro paese, sono del tutto esogene, scaturiscono da un organo privo di qualsiasi rappresentatività democratica, sono del tutto avulse da un qualsiasi processo elettorale (e sappiamo che questo è un risultato non casuale: è parte integrante del disegno europeo secondo i padri fondatori). Questo è il primo modo in cui il PD ha stuprato la nostra democrazia.

Ma il no al PD, cioè a Renzi (perché ormai anche il PD è un partito azienda) è soprattutto un voto di opposizione a una nuova figura politica: quella di un premier che assomma in sé poteri fortissimi senza prima passare per le urne. Un premier che ricorda Incitatus: la parodia della sovranità. Siamo ormai nella terza repubblica: la repubblica di Napolitano, Monti e Bce, la repubblica dello spread, la repubblica commissariata in nome dell’euro. Certo, Monti: perché Monti era organico alla Bce tanto quanto era organico al PD, perché il PD è organico alla Bce tanto quanto lo era Monti, e quest’ultimo non ha perso occasione per dimostrarlo. Ditelo ai parenti dell’ultima vittima del programma della Bce.

Io ho già la coscienza a posto. Quando sarebbe ancora stato possibile evitare tanti lutti, ho avvertito, ho messo in guardia. Ricordate? Era il novembre del 2011, quando avvertivo che l’austerità (cioè Monti, cioè il PD, cioè la Bce) avrebbero fatto aumentare le sofferenze, mettendo a rischio la tenuta del nostro sistema bancario. Non è servito. Poi le cose sono andate come temevo, e ora lo vedono tutti.

Io ho la coscienza a posto. Ma domani andrò a votare contro chi ci ha fatto questo. Non ho potuto impedirglielo: ma loro non possono impedirmi di ringraziarli!

Voi fate come volete: siete, anche voi, come me, artefici del vostro destino.

Fonte: Goofynomics