L’arte concettuale inizia nel 1917 con la non esposizione di un orinatoio e finisce (speriamo) cento anni dopo con l’esposizione di un water d’oro. Duchamp voleva dire che un qualsiasi oggetto se scelto dall’artista e presentato in un museo diventa un’opera d’arte. Nel mezzo Piero Manzoni trasse la conclusione che se qualsiasi cosa fatta da un artista è arte, anche la «merda d’artista» lo è, basta confezionarla in una scatoletta. Maurizio Cattelan si spinge oltre, pensando che il cesso è un’opera tout court non solo quando a utilizzarlo è l’artista, bensì qualsiasi fruitore ci passi davanti e ci si fermi spinto da impellente necessità.

Un percorso nella scatologia è quello scelto dal Nostro Artista Nazionale: dovendo ritornare al Guggenheim di New York dopo un volontario pensionamento (di solo 4 anni), concepire il w.c. gli ha permesso di «aggirare il muro». Immaginiamo con la soddisfazione di un Michelangelo alle prese col Giudizio Universale.

Considerando che la civiltà coincide con l’allontanamento dalle proprie feci, e il manutenerle è ancora considerato una devianza psicologica, la festante coprofilia dell’art system lascia perplessi. Certo che Cattelan per stupire alla sua rentrée gioca facile: un water il cui titolo è, non casualmente, America, esposto nei bagni del museo più prestigioso degli Stati Uniti in prossimità delle elezioni. Il Paese evidentemente più democratico del mondo (e ci provasse a intitolarlo Cina o Russia dove risiedono parte dei suoi collezionisti), non può che rilanciarne planetariamente il brand. Con l’intento evidente di sostenere le quotazioni del suo Hitler in ginocchio (Him, 2001) che sarà battuto all’asta da Christie’s con una stima record di 10-15 milioni di dollari (opera che era stata esposta elegantemente nel ghetto di Varsavia suscitando – ma va’ là? – numerose polemiche).

Se l’artista contemporaneo si muove come un terrorista traendo beneficio dalla comunicazione che proviene dal suo atto – anzi l’opera e l’attentato sono pensati tenendo conto dell’aspetto simbolico della comunicazione e non esistono fuori da esso – i media per spezzare il circolo vizioso dovrebbero smettere di parlarne, oscurare la popolarità degli sgunzer. Ma come si fa? L’«indignarte» si fonda proprio sulla reazione che genera, compresa la nostra che scrivendone facciamo il gioco dello scaltro Maurizio. Per cui suggeriamo, qualora vi trovaste nella situazione di doverlo sostenere (per sentirvi à la page), di utilizzare i termini «scicchissimo», «provocatorio», «poetico» ed evitare fantozzianamente il prosaico «è una cagata pazzesca».

Fonte: Il Giornale