Cade sempre di novembre ogni Rivoluzione d’Ottobre. Il nuovo Palazzo d’Inverno è The White House, il populismo è il bolscevismo di oggi e i proletari sono i “deplorevoli”, ovvero gli elettori di Donald Trump additati da Hillary Clinton tra i miserabili per destinarli così alla mobilitazione degli ultimi, degli impoveriti e degli emarginati. Ogni toppa ha la sua chiave. Karl Marx guarda all’Inghilterra, alle altre società industrializzate e non prende in considerazione l’idea che la sua teoria scientifica possa avere esito nella Russia imperiale, rurale e senza industria degli Zar. Tra il 7 e l’8 novembre 1917 invece, a Pietrogrado, si consuma l’insurrezione russa. Ogni Rivoluzione è nemesi. Neppure Tom Wolf (Radical Chic & Mau-Mauing the Flak Catchers, 1970), Daniela Ranieri (Aristodem, 2013) o Robert Hughes, l’autore de La Cultura del Piagnisteo – una sorta di Das Kapital aggiornato all’ideologia e dell’antropologia liberal – potevano mai presagire il giorno 9 di novembre 2016, ossia l’avvento del sessismo, del razzismo e dell’isolazionismo negli Stati Uniti d’America, patria del politicamente corretto e dunque impero irresistibile del bigottismo progressista.

Il Terzo Stato in marcia, oggi, è la middle class. L’orda ha preso il Palazzo e chiede a Trump – che la campagna elettorale è andata a farsela davanti alle fabbriche dimenticate dai democratici – la NEP. Eccola: una nuova politica economica che consenta agli operai di tornare al lavoro. Poi, certo, la lotta di classe ha le sue contraddizioni: gli immigrati, al pari dei kulaki – “rubano il lavoro!” – sono esclusi dalla redenzione sociale. Il Paradiso dei Lavoratori s’invera nel “fare tornare grande l’America” ma come i soviet si rifiutano di proseguire la guerra nel mondo, così il branco (la definizione è di Hillary Clinton) dismette la dottrina unica occidentalista dell’asse Bush-Clinton.

Un Trattato di Brest-Litovsk sottoscritto con Vladimir Putin fa carta straccia della nefasta “esportazione della democrazia” nel mondo. L’interventismo imperialista yankee, speculare – con buona pace dei corsi e ricorsi storici – all’egemonia continentale degli Imperi Centrali nel continente cede il passo al Sol dell’Avvenire: non più un solo gendarme nel pianeta ma la realtà multipolare di diversi attori nel Grande Gioco. Non è un pranzo di gala, la rivoluzione. Trump va dalle tute blu mentre i liberal sono al party con Lady Gaga. Beneficiati da mezzo secolo di politicamente corretto – lingua di legno della regalità rococò – i liberal non sono più dalla parte del torto, ma dei privilegi. La sinistra, adesso, è il potere. L’anti-potere è il popolo. E di chi se lo prende. Ridotto a magma di pura rabbia, il popolo è massa di manovra di menti mai state raffinatissime, bensì grossolane. E’ preda dell’imponderabile che veste e traveste la talpa chiamata a scavare la storia. Cade sempre di novembre l’Ottobre rosso.

Fonte: Il Fatto Quotidiano