Il dubbio è tremendo, ma numeri e modalità del massacro lo rafforzano. Otto dei turisti fatti a pezzi dal kamikaze fattosi esplodere ieri nel cuore di Istanbul sono tedeschi.

E forse non sono stati scelti a caso. Prima di avvicinarsi, prima d’infilarsi tra quegli stranieri, prima di strappare il cordino del giubbotto esplosivo il kamikaze saudita Nabil Fadil potrebbe aver seguito le indicazioni dell’addestratore dell’Isis che gli aveva raccomandato di scegliere lingua e nazionalità delle vittime. Un dubbio tremendo che probabilmente lacera l’anima e la mente di Angela Merkel. Perché tra lei e quella strage di connazionali s’intreccia un sottile, sinistro filo rosso.

Un filo rosso che dopo aver attraversato quella rotta balcanica dove la Cancelliera gettò i presupposti per un’accoglienza indiscriminata avviluppa in un intreccio di sospetti la vergogna di Colonia e l’orrore di Istanbul. Una Colonia dove la caccia alle donne di San Silvestro ha scavato un solco indelebile tra gli immigrati e un popolo tedesco convinto, fino allo scadere del 2015, di nutrire un’ineludibile dovere morale nei loro confronti. Una Istanbul dove il genio perverso dell’Isis, e di chi gli garantisce impunità, getta tritolo e sangue nello stesso solco trasformando gli immigrati penetrati in Germania in un’esplosiva quinta colonna.Una quinta colonna tanto più compatta quanto maggiore sarà l’inflessibilità di una Merkel decisa a rispondere con condanne ed espulsioni esemplari.

Una quinta colonna pronta a produrre militanti, lupi solitari e kamikaze per rispondere, come ad Istanbul, ad una Germania che solo ora comprende d’essersi tirata in casa il nemico, di star alimentando quell’humus di rancore ed emarginazione in cui proliferano estremismo e terrore islamista. Ma la Cancelliera non è priva di colpe. È stata lei a decretare l’accoglienza senza limiti. È stata lei a non muovere un dito per fermare quella Turchia che da primavera alimenta uno tsunami umano da oltre tremila passaggi al giorno. Uno tsunami che in pochi mesi ha cancellato frontiere, sovranità nazionali e utopie di libera circolazione. Angela Merkel poteva chiedere al sultano Recep Tayyip Erdogan di sigillare i confini, di bloccare quell’ondata di disperazione in cui era facile immaginare si sarebbero mischiati terroristi e malfattori. Invece non ha fatto nulla.

Eppure la Cancelliera e i suoi servizi segreti sapevano, che dalla Turchia erano passati in Siria 5mila terroristi europei e altri 30mila arrivati dal resto del mondo. Sapevano, perché le prime confessioni vennero raccolte a metà settembre, che lo Stato islamico era deciso a utilizzare migliaia di intonsi passaporti siriani per mescolarsi ai profughi, riportare nei Balcani centinaia di veterani e colpire l’Europa. Ma Angela Merkel non ha mosso un dito. Ha solo alimentato l’arroganza di chi nella notte di Capodanno gridava ai gendarmi di Colonia di essere lì su suo invito.

Eppure sapeva anche altro. Sapeva che dietro gli attacchi di Ankara ai curdi, dietro le bombe esplose in mezzo ai cortei dell’opposizione a Diyarbakir, Suruc e nella capitale si celava la sinistra connivenza tra gli apparati deviati di Erdogan e lo Stato Islamico. Eppure ha deciso di non agire, di lasciare l’iniziativa nelle mani di quel sultano tanto ambiguo quanto scaltro nell’utilizzare il paravento dell’Alleanza Atlantica e dell’avvicinamento a Bruxelles per flirtare con terrore ed estremismo fondamentalista. E anche quando – di fronte ad un milione di profughi arrivati in Germania, ai 18 miliardi necessari per il loro mantenimento e ai malumori del Paese – ha dovuto dire basta, la Merkel non ha smesso di scendere a patti con Erdogan.

A fine ottobre è riuscita a promettergli non solo tre miliardi di euro a nome di tutti noi europei, ma anche la garanzia di togliere entro il 2016 tutti i visti per i cittadini turchi in cambio dell’impegno di Ankara a fermare i migranti. Un impegno mai rispettato visto che – come rilevava venerdì l’euro parlamentare della Csu bavarese Manfred Weber – il flusso di profughi dalla Turchia non è mai diminuito. Ma ora truffa, inganno e ambiguità sono diventati orrore. E Angela Merkel deve chiedersi se ha fatto abbastanza per fermarlo.

Fonte: Il Giornale