Fra i grandi pittori del Novecento, e tra i meno riconosciuti, nonostante l’alta considerazione dei rari competenti, vi è Fausto Pirandello. La sua impresa artistica dura circa mezzo secolo, dal 1920 al 1970. Sono gli anni più difficili per la definizione di uno stile originale dopo le avanguardie futuriste, la folgorazione della metafisica, il ritorno alla tradizione figurativa di Novecento a Milano, e della Scuola di via Cavour a Roma. Pirandello inizia lì e sceglie una strada solitaria, mettendo insieme l’ammirazione per la libertà espressiva (quelle che chiama «incredibili libertà estetiche») di Van Gogh, Gauguin, Oskar Kokoschka, e la frequentazione con due artisti di grande magistero pittorico: Armando Spadini e Felice Carena. Ed è anche il padre, il grande drammaturgo Luigi, a suggerirgli quei maestri, subito distraendolo da troppo facili suggestioni delle avanguardie. Ma quella lezione non gli basta. E Fausto nel 1927 va a Parigi, per cercare, «nell’ambiente cosmopolita degli intellettuali, quella illusione di libertà che è condizione dell’arte». A Parigi vede gli italiani, Campigli, Severini, Tozzi, De Chirico, Savinio, Paresce, Martinelli, De Pisis, Capogrossi, con il quale condivide pensieri e visioni. Osserva Picasso, ammira Braque, è attratto da Matisse, commemora, come tutti gli intelligenti a Parigi, Cézanne, morto nel 1907. E già questa esperienza lo rende diverso e più curioso di Morandi, che le stesse esperienze le fa a Bologna sui libri. Probabilmente il padre Luigi avrebbe preferito, nella considerazione dei valori estetici, un figlio riflessivo, meno impaziente, anche se tormentato dentro, come Morandi. E infatti disapprova la decisione del figlio di partire per Parigi, per di più all’improvviso, e rivela i termini di un rapporto difficile e di una contraddizione che si rifletterà anche sulle scelte pittoriche del figlio, probabilmente il più complesso e sofisticato tra i pittori di quegli anni, e certamente tra quelli sopra ricordati. Pirandello padre scrive: «Se alla tua età, e libero e solo come tu sei, io avessi avuto un padre che mi avesse assicurato di poter attendere la mia arte, senza darmi pensiero di nulla, io sarei stato in ben altro animo del tuo; mi sarei infischiato di tutto e di tutti e avrei soltanto atteso a lavorare, a lavorare, a lavorare… Ora tu parli di esilio, parli come uno sconfitto e della cattiveria dei tuoi colleghi, e ti lamenti della tua sorte…». Luigi scrive il 22 gennaio del 1928 da Napoli.

In una seconda lettera da Pordenone, nello stesso anno, Pirandello padre fa un affondo con osservazioni efficacissime: «Bisogna che tu ti liberi da ogni preoccupazione di modernità, e la smetta di dipingere come tutti oggi dipingono, cioè brutto. Ho visto a Venezia i Novecentisti: orrori da un canto, e insulsissima accademia dall’altro; e tutti uguali… Per ritornare ingenui scarabocchiano come ragazzini. Per dimostrarsi saputi copiano freddamente e stupidamente. Nessuna sincerità. Sforzi inani. Aborrimento di ogni naturalezza, di ogni spontaneo abbandono. E nessuno pensa che l’unico pittore moderno che sia riuscito a fare qualche cosa, a essere lui, è stato lo Spadini, per quest’unica e semplicissima ragione: che a un certo punto non volle saper più nulla e si abbandonò alla gioia di dipingere come vedeva e quel che vedeva. Non c’è altra via, non c’è altra salute che questa». Queste parole fanno capir bene con quale animo avesse iniziato la sua attività artistica Fausto Pirandello. Ai suoi primissimi inizi ( Nudo in prospettiva , 1923 circa) e in altri dipinti di questo precoce esordio, la sua ispirazione era la materia densa e calda come carne, in larghissimo anticipo su Lucien Freud. Saranno anni di invenzioni fervidissime, senza delimitare una forma chiusa cui affidare la propria idea artistica. Incalzato dal padre, Fausto dialoga con Carena, in opere come Composizione del 1926 o Donna con paesaggio del 1928. Un’ombra di metafisica sopravvive in queste originali composizioni che culminano nell’enigmatica Donna con salamandra del 1928. Il disegno sempre originale e la densità della materia pittorica sigillano una serie di capolavori in cui anche la memoria del Picasso neoclassico, che si legge in Bagnanti del 1929 e in Ritratto di donna del 1931, non limita l’assoluta originalità e unicità dell’esperienza del pittore. Pirandello è originale in ogni sua invenzione. Nel paesaggio ( Agosto a Roma , 1931; Tetti , 1934) come nella natura morta ( Natura morta con le molle , 1928, Natura morta e oggetti elettrici , 1928, La Fruttiera , 1931). Ma è nella figura umana che riescono meraviglie di pittura e composizione: penso a Nudo di donna del 1931; alla sconvolgente Pioggia d’oro del 1933; ma anche all’ Interno di mattina del 1931 e a Mosè salvato dalle acque con gli inserti di collage che anticipano Antonio López Garcia.

Nel 1934 concepisce alcuni capolavori di originalissima concezione: Palestra e Scala , e ancora l’ Autoritratto come pittore , dove egli si immagina a petto nudo dietro una modella in primo piano, e Testa di bambola , con una bambina che si ripara dietro lo schienale di una sedia come dietro le sbarre. Sono dipinti complessi, tormentati, freudiani. E non sembra si dovesse aspettare altro dal figlio di Pirandello. La produzione di questo decennio culmina nel Bagno del 1935, altra idea assai articolata nello spazio definito da un paravento e da due sedie. Dal 1935 al 1940 si applicherà anche a nature morte di bella pittura: Natura morta con la volpe , Natura morta con la lavagna , Nocciole , Metafisica di un santo , Natura morta con le ossa , Fiori secchi , Pasta e pigna , Il foglio giallo , Natura morta con testa di capretto , Natura morta per il medico , Natura morta con gli spilli ; e a qualche notevole ritratto, come quelli di Virgilio Guzzi e di Giuseppe Capogrossi, compagni pittori. Con l’inizio degli anni ’40 entrano in scena i figli, Antonio e Pierluigi, il primo nel bellissimo ritratto con un fiasco, che gli altera il volto attraverso il diaframma di vetro, il secondo con l’atteggiamento ribelle e il volto romantico. Com’era già accaduto nei primissimi nudi, anche in questi ritratti l’artista prefigura Lucien Freud. Lo si vede anche meglio nel Ritratto della moglie del 1942-44. Sono anche gli anni delle prime Spiagge con bagnanti , tema assai caro a Pirandello che lo interpreterà con diverse modalità stilistiche, fino all’astrazione. Negli anni della guerra non mancheranno alcuni capolavori come, nel 1942, Oggetti nello studio , Bambina in piedi , La famiglia dell’artista , di umanissima verità; nel 1944 La dormiente , Antonio a petto nudo e A utoritratto con tavolozza . Persino le fotografie del pittore, penso a quella nello studio di via Valenziana, con le galline sul terrazzo, hanno un taglio pirandelliano.

Questa sequenza sembra interrompersi con i Coniugi Villa del 1945. In quell’anno Pirandello conosce Lionello Venturi, tornato dall’esilio. Pirandello ne appare plagiato, e sembra perdere ogni fiducia in quella tormentata figurazione che lo ha caratterizzato per circa 20 anni. Inizia allora un confuso tentativo di scomposizione neocubista, come nella Natura morta del 1947, con la falce e le forbici, e la serie di Bagnanti , neo-cézanniane, in una scomposizione astratta, con taches di colori a spatola. Anche i nudi sono sottoposti a scomposizioni forzate, con spigoli e geometrie in cui c’è soltanto la memoria dell’ardua ricerca formale degli anni precedenti. Eppure, nonostante l’influenza di Venturi, Pirandello non diventerà mai astratto, volendosi sempre misurare con una griglia figurativa, con il nudo o con la natura morta. La nuova cifra disperde gran parte della sua tensione espressiva; e lo dirà, con forte spirito critico, un temperamento nevrotico di interprete che avrebbe dovuto ammirarlo, come Francesco Arcangeli, che ne indicherà invece, soprattutto in questo periodo, l’eccessivo formalismo, lo sperimentalismo forzato. In questa ricerca riuscirà a Pirandello qualche interessante variazione sul proprio volto, come nell’ Autoritratto sentimentale del 1947, o nello spigoloso allungamento del corpo nudo in Emblema del 1952 o in Oggetti del 1959, fino all’estremo Autoritratto monocromo e disfatto, come un fantasma, del 1972. Pirandello chiuderà la sua vita tormentata, nel sempre non risolto conflitto con il padre, nel 1975.

Fonte: Il Giornale