Ieri sono stato a pranzo con il Diavolo, che nella fattispecie è una simpatica signora bionda che beve acqua minerale, fuma sigarette elettroniche, ha una borsa rossa da cui non si separa mai («debolezze da donna», dice sorridendo) e si chiama Marine Le Pen. Era reduce dalla conferenza stampa di chiusura del convegno tenuto dall’Enf (Europe of nations and freedom) in cui, a una domanda su delle presunte beghe provinciali interne al Front National, aveva risposto che a) non era in tema né tantomeno all’altezza dei contenuti del convegno b) non lo era nemmeno rispetto al mestiere di giornalista.«Naturalmente era un collega italiano», le ho detto. «Ma no, naturalmente era francese», ha replicato. «Mi creda, voi sarete anche messi male, berlusconismo, antiberlusconismo, demonizzazione dell’avversario e conformismo di regime, ovvero governativo. Però noi francesi siamo messi peggio».Alla demonizzazione, Marine Le Pen è abituata e oramai, dice, non se ne preoccupa più. «L’ho messa nel conto e poi è una politica del vomito che disonora più chi la fa di chi la subisce. Quando un presidente del Consiglio arriva a prospettare un’ipotesi di guerra civile se il Front National vince le elezioni, cosa gli vuoi dire: che è un irresponsabile, che è un cretino? Vorrebbero tenere il popolo fuori dalla porta, e non si rendono conto che si stanno chiudendo loro in una casa senza uscite. Nel Nord-Pas de Calais, dove il Front National ha fatto il pieno dei voti, la sinistra è stata maggioranza schiacciante per ottant’anni, dai tempi della Prima guerra mondiale. Oggi è inesistente. Continuino così, va bene così…».Destra, sinistra, fascismo, comunismo. Marine allarga le braccia sconsolata. «È l’armamentario del XX secolo con cui si vorrebbe affrontare il XXI secolo. È una visione miope, e storicamente non sta in piedi. Nel Novecento c’erano due totalitarismi ideologico-politici, il nazismo-fascismo e il comunismo sovietico e internazionale, oggi non esistono più e al loro posto c’è l’islamismo fondamentalista da un lato, una guerra di religione, il mondialismo economico dall’altro, una guerra economica. Sono questi gli avversari in campo ed è con loro che si devono fare i conti. Il problema è che in Europa, così come oltre Oceano, non c’è una visione politica, una strategia a lungo termine, esiste solo la tattica del quotidiano, per di più condizionata dalle vecchie parole d’ordine. L’amministrazione americana pensa ancora che Putin sia una sorta di reincarnazione di Stalin e non vuole capire che la geopolitica ha le sue ragioni che l’ideologia non conosce».Immigrazione, moneta unica, banche. «Vorrebbero schiacciarmi sul primo punto s’infervora Marine – il che è come volerci far correre zoppi, su un piede solo. E invece no, si tratta di realtà fra loro correlate. Sto pensando a un grande convegno che riunisca gli economisti più importanti, che si interroghi su questa religione dell’euro come nuovo dogma laico, realtà irreversibile.

Non siamo più alla politica, siamo all’atto di fede, al credo quia absurdum. Siamo dominati da strutture internazionali che nessuno controlla, ci sono codicilli europei, scritti in quei caratteri minuscoli tipici delle compagnie d’assicurazione, in cui per casi eccezionali le banche potranno rivalersi sui loro correntisti. Vogliamo continuare così? Lo so che non è facile andare contro la Chiesa ufficiale, l’eresia è affascinante quanto pericolosa e ci sono premi Nobel che per aver criticato l’euro si sono ritrovati da un giorno all’altro derubricati da soloni a coglioni. Però, e fermo restando che non si può uscire da soli, mi chiedo perché non sia possibile pensare a una doppia moneta, una variante di quello che era il vecchio serpente monetario. Ed è chiaro che non c’è sovranità senza moneta nazionale, ma contemporaneamente, il dissesto di Schengen ne è la prova, si vede che il problema dell’immigrazione è un problema nazionale, ciascuno Stato lo avverte in maniera diversa. Restiamo scossi dalla franchezza al limite della brutalità degli ungheresi, ma non è che la civilissima Svizzera sia un’oasi dell’accoglienza a prescindere».

È anche per questo che Papa Francesco piace a Marine Le Pen, e non è un controsenso. «Io l’ho sentito al Parlamento europeo, applaudito mentre invece stava dando dei superbi schiaffoni. Perché l’uomo, ha detto, non è una merce, non lo puoi sradicare e reimpiantare. Il suo è stato un atto d’accusa contro il mondialismo, contro l’economia del puro profitto, contro la mercificazione dei corpi. Poi, certo, c’è la carità, l’accoglienza, la lotta alla povertà, la misericordia, è un magistero religioso il suo, ci mancherebbe. Ma a me piace questa idea della difesa dell’uomo in quanto persona, usi, costumi, tradizioni».Resta il fatto, le dico, che in Italia, fra l’immigrazione sentita come un pericolo e l’ultimo scandalo bancario (Etruria e dintorni) è un veleggiare fra Scilla e Cariddi. «Purtroppo siete il collo della bottiglia – dice schietta Marine Le Pen – e rischiate di saltare come tappo. Non illudetevi, non illudiamoci, che con la primavera e l’estate nel Mediterraneo non accada più nulla. I viaggi per mare sono destinati ad aumentare, è nella realtà dei fatti».

Come uscirne francamente non si sa, e naturalmente Marine le Pen non ha la bacchetta magica che risolve i problemi. «Io so solo che l’Unione europea per come si è venuta configurando, non ha funzionato, non funziona, non funzionerà. Non è solo o tanto una questione di cifre, è un problema di diversità culturale: siamo il prodotto di una storia particolare, addirittura di una geografia particolare. Il mondialismo persegue un’idea della coesistenza forzata, in nome della mescolanza delle culture, che è all’antitesi di quello che siamo, come nazioni, come popoli».Anche in Francia, Marine non sa come andrà a finire. «Certo, correrò per le prossime presidenziali, sono fiduciosa, ma non ho la sfera di cristallo. Non mi preoccupa tanto Nicolas Sarkozy, che ormai mi sembra destrutturato, fisicamente e politicamente, ma nel centrodestra ci sono altri contendenti, Alain Juppé, per esempio… Lei sa che al primo turno corrono in molti, e un candidato ritenuto debole in quella tornata può però rivelarsi forte nella seconda, quando i voti convergono. La stampa francese ci ricama su molto, ma lei sa, senza offesa, come è la stampa. A seguire le primarie americane leggendo i giornali del mio Paese, Donald Trump sarebbe o un pazzo o un cretino, il che vuol dire che se sarà poi lui lo sfidante, il Partito repubblicano si sarà messo nelle mani di un pazzo o di un cretino, che poi magari diventa il presidente degli Stati Uniti. Non so, mi sembra tutto un po’ troppo orchestrato, tutto troppo politicamente corretto e mi fa venir voglia di dire che a me questo Trump sta simpatico».

Fonte: Il Giornale