Diciannove miliardi che dovevano essere spesi e invece sono lì, ancora a bagnomaria. Previsti dalle leggi esistenti e confermati dall’ultima legge di stabilità di Matteo Renzi. Ma restati tutti al palo. E’ l’amara sorpresa contenuta nelle oltre mille pagine dei due allegati alla nota di aggiornamento del Def che il governo ha presentato ad ottobre in Parlamento. 

veratabellaincompiuteDue documenti che di solito non legge nessuno, nemmeno deputati e senatori che poi devono dare il loro voto alle previsioni economiche, ma che raccontano meglio di mille talk show la reale situazione della macchina pubblica italiana. Proprio mentre il premier rilancia l’opera simbolo delle cattedrali nel deserto, quel Ponte sullo Stretto di Messina che ha bruciato le mani a un governo dietro l’altro, non si riescono a chiudere o avviare le “operette” utili alla vita di tutti i giorni. Un lungo elenco contenuto in quegli allegati, che contiene decine di programmi finanziati e non realizzati dai ministeri, che continuano però a preservare le risorse sperando prima o poi di sbloccare i lavori.

ritardoterDietro ognuno dei timbri “in ritardo”, “non avviata”, “in grave ritardo”, c’è una singola storia, ma il risultato è sempre identico: fra gli annunci e le realizzazioni passano anni e anni, talvolta una vita intera. Certo, ci sono le infrastrutture in Libia che erano state finanziate da Silvio Berlusconi in altri tempi, e che naturalmente sono in ritardo, come spiega con un certo distacco il ministero dell’Economia: “i fatti che hanno portato alla rimozione del Colonnello Gheddafi e le successive instabilità che hanno continuato a interessare il territorio libico non hanno consentito il regolare sviluppo delle attività previste dal trattato”. Però quello stesso documento spiega che gli stanziamenti erano stati in un primo tempo congelati in attesa di sviluppo, ma nel 2014 è arrivato il governo Renzi e li ha riattivati forse un po’ precipitosamente. Perché tutto è restato sulla carta, e i soldi non sono erogati.

nonavviatibisPerò accade la stessa cosa anche a prescindere da emergenze e instabilità geopolitiche, perché risultano bloccati decine di stanziamenti anche miliardari sul territorio italiano: dalla messa in sicurezza idrogeologica, alla costruzione di passanti e varianti stradali e autostradali, al piano di sostituzione dei passaggi a livello su alcune tratte ferroviarie, fino alla messa in sicurezza di importanti ospedali italiani. Tutto bloccato, o in grave ritardo. Con il risultato finale che ai fondi governativi congelati spesso si aggiunge la perdita di eguale importo di fondi europei che cofinanziavano l’opera a patto che fosse realizzata nei tempi concordati.

ritardobisIn quel rivolo di finanziamenti e de-finanziamenti c’è davvero di tutto. Non sono stati spesi ancora ad esempio i 27,6 milioni che servivano ad acquistare nuove auto della polizia previste dal vecchio decreto sulla sicurezza negli stadi. E nemmeno somme ancora più piccole, come i 7,56 milioni di euro che servivano a compensare la città di Susa per avere il via libera alla Tav Torino-Lione. Quella piccola somma doveva servire ad alcuni lavori interni alla cittadina, ma durante gli scavi sono saltati fuori reperti di epoca romana con il risultato che tutto si è fermato per ordine della sovrintendenza dei Beni culturali. Bloccando quei lavoretti, slittano anche i lavoroni della Tav che sono collegati.

nonavviatiAl palo i 225 milioni di euro complessivi stanziati dalla legge 190 del 2014 per la costruzione della tratta ferroviaria Andora-Finale Ligure, che serve al raddoppio di una delle linee più antiquate che ci sono: la Genova-Ventimiglia. Da due anni è tutto fermo, e poco male. Perché la tabella ministeriale spiega pure che i 225 milioni non basterebbero: “l’opera ha un costo complessivo di 1.540 milioni di euro. Allo stato attuale esiste pertanto una copertura finanziaria parziale che non appare sufficiente alla realizzazione di un lotto funzionale”.

autostrademareIndietro, e non si spiega nemmeno perché anche i primi 3 lotti costruttivi del 3° valico di Giovi, per cui il Cipe ha stanziato due miliardi e 187 milioni di euro. Non utilizzati del tutto i 60 milioni di euro- 15 all’anno- stabiliti da un decreto legge di Enrico Letta del 2013 per la “soppressione e automazione di passaggi a livello sulla rete ferroviaria, individuati con priorità per la tratta terminale pugliese del corridoio ferroviario adriatico da Bologna a Lecce”.

inritardoDefinita “in grave ritardo” l’attuazione del decreto legislativo 96 del 1993 (23 anni fa) che è stato rifinanziato pure nel 2013 e che nel 2016 avrebbe dovuto mettere in moto 1,4 miliardi di euro (non è accaduto), cui sarebbero seguiti lavori per cifre simili nel 2017 e nel 2018. Ma restano al palo anche i lavori per il riequilibrio idreogeologico della laguna di Venezia, la Pedemontana-Veneta, le opere ferroviarie di Torino e anche molti dei lavori finanziati dai Beni culturali. In ritardo pure gli investimenti ingenti (6,5 miliardi) nel settore aerospaziale. Tutti soldi annunciati dai presidenti del Consiglio, che pensano di essersi messi alle spalle le relative opere. E invece non è accaduto nulla, o quasi.

Fonte: L'Imbeccata di Franco Bechis