“Lo scontro in atto è una guerra tra il sacro e il nichilismo, i terroristi islamici fanno parte del fronte nichilista, chi uccide mette in atto un progetto nichilista. E’ chiaro quanto scritto nel Corano: chi assassina anche un solo uomo offende Dio. La guerra in atto è una guerra metafisica, uno scontro nichilista in cui l’unica prospettiva è annientare la presenza di Dio nell’uomo”. Lo afferma all’Adnkronos lo scrittore e giornalista Pietrangelo Buttafuoco, autore del saggio dal titolo ‘Il feroce Saracino’, uscito in questi giorni per i tipi di Bompiani.

Dopo quattro romanzi e due saggi di successo, Buttafuoco torna in libreria analizzando la guerra civile interna alla comunità islamica, una lotta che, secondo l’autore, non deve intendersi però come faida tra cristiani e musulmani. Partendo dalla percezione dell’islam nell’immaginario italiano (le forbici sul fez di Totò in ‘Un Turco Napoletano’, il ‘Sarracino’ cantato da Carosone o l’alone fiabesco del Saladino della pubblicità Perugina), Buttafuoco esplora le varie sfaccettature dell’Islam, da religione residuale a incubo globale.

Una cultura, quella islamica, che in fondo non è diversa dalla nostra, anzi, ha molti punti in comune, soprattutto con quella siciliana. Nel libro, Buttafuoco cita il saluto siciliano ‘Sabbenedica’ come l’arabo ‘Salam Wa Aleikum’, ossia ‘la benedizione di Dio su di voi’, e ancora, parla della Sicilia come ‘perla dell’Islam’: “La centralità del Mediterraneo coincide con l’identità dell’impero del continente euroasiatico – dice lo scrittore – le religioni rappresentano il vincolo che nei millenni ha saldato questo legame. Bari è ad esempio la città in cui è approdato il culto ortodosso russo, e non si può negare che Palermo sia la città delle cento moschee”.

“Certo la Sicilia corre dei rischi – continua Buttafuoco – la peste terroristica si fa forte della contaminazione ideologica che cammina sulle gambe di una grande bomba, l’esplosione demografica. Nella violenza dei terroristi non c’è niente di religione, ma pura ideologia”. Nel libro, lo scrittore afferma inoltre che “l’Islam che bussa alla porta di ciascuno di noi si riprende – pur nello spavento – la centralità della scena”, insinuandosi nella quotidianità di ognuno. Dalla primavera araba, alla strage di ‘Charlie Hebdo’ a Parigi, Buttafuoco analizza la fitna, “una categoria teologica, che da sempre accompagna il cammino dell’Islam, una discordia insanabile, una faida che non trova tregua e che trascina nel proprio gorgo tutti”.

L’Is che cancella l’antica città di Hatra, Nimrud e minaccia di issare la bandiera nera sul Colosseo, causa un ‘annientamento’ civile e culturale che non conosce tregua. Ma il califfato è davvero alle porte di Roma? “Sì, se fanno testo le immagini a cui abbiamo assistito della processione sulle spiagge libiche dei 21 cristiani copti egiziani, rapiti a capodanno nella città di Sirte – dice Buttafuoco – bisogna imparare la geografia per capire la realtà delle cose”.

La guerra civile in atto all’interno dell’Islam infiamma la comunità araba, compresi i luoghi santi della religione di Maometto: “Il fanatismo ideologico si è impossessato di un’identità. I fanatici religiosi ammazzano i musulmani per stabilire l’egemonia all’interno della comunità islamica, noi ci prestiamo al loro gioco quando li chiamiamo musulmani e diffondiamo i loro video” conclude lo scrittore.

Fonte: Adnkronos