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Steve Pieczenik ha postato un altro dei suoi video. Si rallegra della vittoria di Trump, che attribuisce alla mobilitazione dei “16 servizi di intelligence”, ed elenca “ciò che il popolo americano non vuole più”: “Non più false flag, non più 11 Settembre, non più Sandy Hook, Sparatorie di Orlando, o altri imbrogli, propaganda e stronzate! Quel che vogliamo oggi è la verità”. Abbiamo già spiegato che Pieczenik è un esponente dello “Stato profondo”, l’uomo che al tempo del rapimento Moro fu mandato in Italia dal Dipartimento di Stato per assicurarsi che Moro non tornasse a casa; a modo suo un servitore dello Stato – e di quegli apparati nazionali che i neocon hanno sbattuto fuori l’11 Settembre, prendendo a forza il comando della politica estera Usa nella “lotta al terrorismo islamico”, per il bene di Israele. Se evoca oggi “Mai più 11 Settembre”, sta avvertendo: sappiamo che siete stati voi, possiamo riaprire l’inchiesta.

Ultimo video di Steve Pieczenik

L’accenno a Sandy Hook è parimenti significativo: è il massacro in una scuola elementare nel Connecticut, avvenuto il 14 dicembre 2012, dove un malato mentale ha ucciso 27 bambini e insegnanti. Un evento su cui i blogger alternativi hanno fin dall’inizio gettato il dubbio: la versione ufficiale non concorda coi fatti. Stessa cosa per la sparatoria di Orlando, la strage nella discoteca gay “Pulse”, nel giugno di quest’anno, attribuita a un musulmano – che poi risultato essere frequentatore della stessa discoteca. I cospirazionisti americani hanno subito denunciato un”false flag” nel quadro della strategia della tensione. Tesi ferocemente screditate dai media. Oggi, Pieczenik, allusivamente, conferma: sappiamo che siete stati voi. Ma chi sono i “voi”? Li vediamo affrettarsi ad infiltrare anche l’amministrazione Trump. Esempio: sono usciti articoli adulatori sul generale Michael Flynn, che tutti danno come suggeritore di Trump per il Medio Oriente e la pacificazione con Mosca. Quando era capo della DIA (Intelligence militare) fino al 2014, Flynn ha raccontato come ha sabotato – insieme al capo degli stati maggiori di allora, ammiraglio Dempsey- il piano di Obama di armare i jihadisti in Siria per abbattere Assad, collaborando sotto sotto coi russi. Adesso risulta che Michael Flynn ha scritto un libro – Field of Fight – che ha come sottotitolo “come possiamo vincere la guerra contro l’Islam radicale e i suoi alleati”, dove egli racconta sì degli “insabbiamenti e falsificazioni” di Obama a favore dell’IS e di Al Qaeda, ma segnala il “ruolo centrale dell’Iran nella crescita dell’Islam radicale” (non dell’Arabia Saudita!). Ora, il libro è stato scritto dal generale insieme a Michael Ledeen.

Vecchia conoscenza, Ledeen.

Neocon, membro della cosca sionista che ha preparato l’11 Settembre, mestatore ben noto in Italia, agente degli israeliani e dei golpisti dell’11 Settembre, coinvolto con la P2, dichiarato persona non grata da Cossiga. Molto recentemente è ricomparso in Italia a fianco di Marco Carrai, l’”intimo amico” di Renzi, un evidente agente israeliano, a cui Renzi ha affidato l’incarico di suo consulente al DIS (l’organismo di coordinamento dei Servizi segreti), il che equivale a consegnare la nostra intelligence al Mossad. Apparentemente, il generale Flynn non potrebbe aver niente da spartire con Ledeen, di cui non ignora certo le parti che ha giocato l’11 Settembre. Il punto di contatto sembra essere nella volontà – ferocemente ebraica – di far sì che il presidente stracci il trattato sul nucleare con l’Iran. I giudei – colti dalla loro tipica Sindrome pre-traumatica (si fanno traumatizzare da eventi non avvenuti, e solo immaginati) tentano da un decennio di indurre Washington a bombardare per loro l’Iran, specie le sue centrali atomiche. Il generale Flynn sembra guadagnato a questa strategia, come anche lo stesso Trump. La scelta di Rudolph Giuliani nel governo Trump sembra assicurare che non sarà aperta un’inchiesta sull’11 Settembre, e i suoi veri mandanti. Giuliani, a quel tempo sindaco di New York, fu pesantemente partecipe al piano della distruzione delle Twin Towers. D’altra parte l’entrata nella cerchia di governo di Steve Bannon, il direttore dei Breitbart.com (che ha portato a 18 milioni di lettori: una audience che il New York Times se la sogna), antisistema proclamato e quindi bollato ad altissima voce dai media come “antisemita” (oltreché anti-islamico e anti-gay), può rassicurare sul coraggio di Trump di non piegarsi alla nota lobby, e la conferma della pulsione “rivoluzionaria” che l’ha portato alla vittoria elettorale. Sono “mixed signals”, come dicono loro. Segni di confusione nella cerchia di “The Donald”, amano dire i media. O segni delle pressioni contrastanti e delle molteplici volontà di infiltrazione, per non parlare del bisogno di guardarsi le spalle dai colpi di coda dell’uscente Obama.

Obama occulto sabotatore in Siria.

Tipo questo: “Una mezza dozzina di convogli di automezzi lunghi pieni di armi, raccolte rapidamente dai quartieri militari Usa a Baghdad, hanno passato il confine per dirigersi alla milizia curda PYD-YPG in Siria. […]. Le consegne sono state ordinate espressamente dal presidente Barack Obama, un cambio di 180 gradi rispetto al rifiuto, durato cinque anni, di rifornire i combattenti curdi di armamento americano d’alta gamma, missili anti-aerei e anti-tank. Altri convogli sono stati organizzati per la stessa destinazione”. 

La fonte è DEBKA, 14 novembre, il sito israeliano che fornisce tante informazioni quante disinformazioni Made in Mossad. Se questa informazione è vera come probabile (gli israeliani odiano Obama), vuol dire che il Nobel per la Pace – in esercizio supremo della sua doppiezza ben nota – sta giocando un brutto tiro ad Erdogan e ai suoi corpi speciali, mandati in Siria a sterminare i curdi; e nello stesso tempo mettere i bastoni fra le ruote ad una alleanza di fatto, in via di consolidamento, fra Trump e Putin nella guerra all’IS – creatura di Obama. DEBKA, invocando sue fonti a Mosca ed Ankara, sostiene che si sta consolidando appunto quell’accordo, con piena coscienza di Trump, e non solo; anche una convergenza fra le truppe turche e l’aviazione russa per montare un’offensiva onde riconquistare Rakka insieme, a gennaio, prima della inaugurazione di Trump. Un piano di cui Trump sarebbe perfettamente al corrente, anzi avrebbe dato il suo assenso “senza dubbio in convulsi consultazioni tra Mosca e Ankara”. Secondo DEBKA, è possibile che Turchia e Russia, “i cui aerei spia stanno tracciando i convogli per i curdi, decidano di bombardarli prima che giungano a destinazione”, ai 45 mila militanti curdi in Siria; anche questo in perfetto accordo con Trump. Dunque Obama (e Ashton Carter) stanno armando in extremis i curdi , in violazione delle intenzioni di Trump e prima che prenda pienamente il potere…Se è vero, esiste quindi già un lotta occulta fra Trump e l’amministrazione uscente col suo stato profondo. Può sembrare incredibile fantapolitica e complottismo campato in aria. Ma la guerra occulta contro Assad non ci ha mai risparmiato sorprese, e rivelazioni di alleanza inverosimili. Solo da poche settimane abbiamo scoperto che Obama aveva lasciato entrare nella sua cerchia esponenti dei Fratelli Musulmani, e che Hillary prendeva milioni dai sauditi e dagli emiri del Golfo per condurre la Superpotenza ad eseguire la “loro” politica estera

Fonte: Maurizio Blondet