Quasi novanta anni fa, Boris Shaposhnikov, maresciallo dell’Unione sovietica, grande stratega militare, definiva lo stato maggiore “il cervello dell’esercito”. E il direttorato operativo principale (Gou) dello stato maggiore dell’esercito è sempre stato e rimane il centro di questo “cervello”. Tutto quello che succede oggi nel nostro esercito è fatto sotto il controllo dello stato maggiore. Questo comprende la pianificazione e la gestione delle operazioni strategiche, compresa quella che le nostre forze aeree conducono in Siria. Come sono preparate? Secondo quali piani? Perché si è deciso di usare soltanto aerei ed elicotteri? E quale ruolo giocano le nostre navi militari, che agiscono nella parte est del mare Mediterraneo? Ho posto questa e altre domande al capo del direttorato operativo principale, vicecapo di stato maggiore, il colonnello generale Andrei Kartapolov.

Quando è stata presa la decisione di iniziare il trasferimento del nostro equipaggiamento militare in Siria?
Prossima domanda.

Con cosa è iniziato il lavoro dello stato maggiore sulla crisi siriana?
Non abbiamo mai smesso di lavorare sulla Siria per un solo minuto. controlliamo in continuazione la situazione. Poiché la Siria è un nostro partner di lunga data, un alleato, e i nostri consiglieri hanno lavorato là tutto il tempo. E dall’inizio di questi sommovimenti contro il governo, che si sono sviluppati nella situazione che conosciamo, abbiamo controllato la situazione in Siria senza pause. Sappiamo sempre cosa sta succedendo e come.

Ma quale è stato il “primo passo” dello stato maggiore russo prima dell’inizio dell’uso di aerei militari in Siria?
Abbiamo creato un comitato di coordinamento che adesso opera a Baghdad. Da lì abbiamo iniziato a risolvere i problemi. Come prima cosa abbiamo avuto bisogno di far funzionare il comitato.

Cosa ha provocato la decisione di creare questo comitato di coordinamento? Qual è l’idea qui?
Abbiamo capito che con l’operato della cosiddetta coalizione internazionale guidata dagli Stati Uniti, che si limita a bombardare gli obiettivi dall’alto, è impossibile distruggere lo Stato islamico. Questo può essere fatto soltanto con operazioni a terra. E a terra non c’è nessun altro a combattere eccetto l’esercito della Repubblica araba siriana. E’ da qui che abbiamo iniziato. E per coordinare gli sforzi, dovevamo unire le iniziative di quei paesi e di quelle forze che combattono lo Stato islamico sul terreno.

Avete invitato rappresentanti americani a questo comitato?
Fin dall’inizio. Ero a Baghdad, e in pratica ho aspettato per giorni che i partner americani ci contattassero. Ma non l’hanno fatto, e me ne sono andato.

Perché si sono rifiutati di farlo?
Hanno un numero di ragioni per non farlo. Considerano umiliante ammettere che senza la Russia non possono risolvere la situazione come hanno dichiarato un anno fa. Non vogliono che si dica che stanno in un certo senso cooperando con Assad, che hanno demonizzato negli ultimi anni. Inoltre, loro hanno a malapena la quantità di informazioni necessaria sugli obiettivi dello Stato islamico, e questo è evidente dal risultato degli attacchi.

Qual è stato il compito principale del direttorato operativo principale alla vigilia delle operazioni?
Dovevamo usare tutte le risorse a nostra disposizione per trasferire equipaggiamento, armi e altro materiale in Siria nel minor tempo possibile.

Obama dice che l’intelligence americana “ha visto tutto”.
Se avesse davvero visto, difficilmente Obama starebbe zitto.

Ma nonostante questo: avete avuto informazioni che l’America sapeva che stavate iniziando a muovervi?
Ovviamente avevamo questa informazione. Ma abbiamo osservato che loro non capivano l’essenza delle nostre operazioni e non immaginavano quale fosse la nostra strategia. Per cui li abbiamo lasciati fare.

In quali modi lo stato maggiore riceve informazioni sulla posizione delle formazioni dello Stato islamico?
Abbiamo sviluppato un intero sistema di metodi di riconoscimento. Su questo tema non ci sono segreti per noi.

Come valuta le tattiche d’azione dei gruppi dello Stato islamico e le loro armi? I terroristi hanno sistemi missilistici terra-aria (manpads)?
Abbiamo informazioni sull’esistenza di manpads in Siria, ma non li abbiamo ancora visti in azione. Per cui l’apparizione di queste armi tra i militanti può fornire la prova dell’approccio mal consigliato di qualcuno alla soluzione della questione…
Sta alludendo alla possibilità che dei manpads di tipo Stinger di fabbricazione americana siano consegnati ai combattenti?
E’ possibile. E per quanto riguarda le tattiche dei miliziani, nello Stato islamico ci sono molti ufficiali che hanno servito nell’esercito iracheno sotto Saddam Hussein. Lo hanno lasciato solo perché gli americani, dopo aver devastato l’Iraq, l’hanno occupato. E loro, da patrioti (in un certo senso è possibile chiamarli così) hanno deciso di combattere contro l’occupazione. Ovviamente è stato un errore decidere di combattere entrando nei gruppi dello Stato islamico, ma questa è la loro scelta. Questi ufficiali possiedono capacità e conoscenze piuttosto avanzate; sono in grado di organizzare e istruire la gente. Sono individui ben preparati. Inoltre, hanno razziato una gran massa di armi dalle armerie dell’esercito iracheno e dalle unità dell’esercito siriano. Sono le stesse armi che i nostri partner americani hanno consegnato con tanta energia all’Iraq. Ci sono carri armati Abram M1, mezzi blindati per il trasporto di truppe, sistemi d’artiglieria e molte altre cose. Per questo, quando si parla di Stato islamico, non immaginiamo che siano banditi da quattro soldi, una marmaglia armata solo con mitragliatrici e spadoni, che non sanno fare altro che tagliare teste. Sanno come combattere. Hanno sviluppato diversi approcci tattici, che hanno usato durante le operazioni contro gli eserciti iracheno e siriano. E a volte questi approcci hanno avuto un notevole successo.

Quanti soldati ha lo Stato islamico adesso?
Secondo varie stime, da 30 a 80 mila. Come al solito, la verità è nel mezzo, per cui diciamo 40-45mila.

La coalizione guidata dagli Stati Uniti ha bombardato le posizioni dello Stato islamico per più di un anno. Ma abbiamo visto che il territorio siriano controllato dallo Stato islamico si è esteso del 75 per cento. Come commenta questo fatto?
La coalizione guidata dagli Stati Uniti conduce strike aerei contro le infrastrutture dello Stato islamico… Questo rende la vita della gente intollerabile, ma non fa molto per fermare l’azione dello Stato islamico, mentre al tempo stesso complica l’azione delle armate governative del presidente Assad. In questo modo h ridotto il potenziale di combattimento delle forze armate siriane. Per questo, l’esercito ha abbandonato sempre più posizioni, perché i trasporti erano più difficili, non c’era acqua, non c’era riscaldamento, non c’erano beni di prima necessità. Lo Stato islamico non ne ha bisogno, loro comprano cibo da vari paesi vicini (sappiamo da chi, ma non parleremo adesso di queste organizzazioni e di questi stati). Ecco il risultato.

Come valuta il potenziale militare e le armi della cosiddetta “opposizione moderata”, e da dove riceve le armi?
L’occidente parla di “opposizione moderata”, ma noi non la vediamo in Siria. Può essere chiamata in molti modi – opposizione moderata o no –, ma una persona che prende le armi contro un’autorità legittima quanto può essere moderata? Molti paesi hanno consegnato armi a molti gruppi dello Stato islamico. Dopo tutto, alcuni gruppi sono sostenuti da un paese, altri da altri paesi e così via. Così tutti danno denaro e armi là. I membri dell’“opposizione moderata” si diletta in razzie, saccheggi, nella divisione delle sfere d’influenza. Quando hanno bisogno della tranche di denaro seguente, dichiarano che sono i combattenti più attivi contro il regime di Assad. Gli viene dato denaro, e lo iniziano a utilizzare a loro discrezione personale. Per questo noi abbiamo chiesto, e sapete a chi, di mostrarci questa “opposizione moderata”.

Perché lo stato maggiore è arrivato alla conclusione che era necessario usare l’aviazione?
Perché abbiamo visto che tutto quello che ha fatto la coalizione guidata dagli Stati Uniti è un’operazione puramente estetica. E’ l’imitazione di strike aerei.

Le aviazioni della Siria, dell’Iraq e dell’Iran partecipano a operazioni in volo insieme con noi?
Si occupano dei compiti secondo i loro piani.

Ma coordinano i loro piani con noi?
Ovviamente sì.

Come controllate l’accuratezza dei nostri strike sullo Stato islamico?
Dal momento in cui un target viene scelto, facciamo in modo di avere non meno di tre conferme sui dettagli, l’importanza e le caratteristiche dell’obiettivo.

Usate anche i droni?
Certamente. Inoltre, usiamo anche le informazioni che riceviamo dal comitato a Baghdad, dai nostri partner, e dai servizi d’intelligence di Iraq, Siria e Iran.

Perché gli Stati Uniti si sono rifiutati di fornirci i dati riferiti alle posizioni dell’Esercito siriano libero (Fsa) e dello Stato islamico? Hanno intenzione di darci queste informazioni o no?
Non ci danno queste informazioni. Ci siamo rivolti direttamente a loro più di una volta, e abbiamo parlato più di una volta di ciò persino sui mass media. Le ragioni di tale posizione non ci sono ancora chiare. O non hanno questi dati o ce li stanno nascondendo – il che significa che non vogliono che le posizioni reali dello Stato islamico vengano colpite.

Come stanno cambiando le tattiche dello Stato islamico dopo i nostri attacchi missilistici e via aria?
I terroristi stanno abbandonando le loro posizioni, vanno verso l’interno, cercano di nascondersi in distretti remoti e in diverse caverne e formazioni rocciose. Fra l’altro, abbiamo mostrato un video in televisione dove tutto ciò viene reso evidente. Stanno anche cercando di mescolarsi alla popolazione civile.

L’esercito siriano ha iniziato le operazioni di terra troppo presto? E’ pronto? Ci sono risultati?
E’ difficile per me giudicare quanto sia pronto l’esercito siriano per operazioni offensive. Posso trarre solo una conclusione, che persino nelle condizioni attuali dell’esercito siriano, se è riuscito a portare avanti l’offensiva vuol dire che i nostri attacchi hanno significativamente ridotto il potenziale dei suoi avversati. Nei primi giorni dell’offensiva sono stati liberati più di dieci insediamenti, e un grande insediamento chiamato Achan è stato riconquistato oggi, dopo che i militanti lo avevano occupato per lungo tempo. Nei primi giorni, circa 90 chilometri quadrati sono stati liberati durante le operazioni offensive. Di conseguenza, penso che i quadri militari siriani non siano stati ingenui ma abbiano scientemente deciso di proseguire con l’offensiva.

Cosa ha portato alla necessità di condurre il nostro attacco dal mar Caspio? Era coordinato con Iran e Iraq?
Sì. Ne ho parlato al briefing. Abbiamo coordinato il volo dei nostri missili in anticipo con i nostri partner nel comitato di coordinamento, che include non solo la Siria, ma anche Iraq e Iran. E tale necessità è sorta dal fatto che abbiamo individuato alcuni obiettivi molto importanti il 5 e 6 ottobre, che sono stati poi oggetto di attacchi localizzati. I nostri velivoli erano già stati assegnati a obiettivi che esano stati già oggetto di ricognizione in precedenza. Di conseguenza, si è scelto di procedere con attacchi con missili cruise.

Il Pentagono dice che 4 razzi sono esplosi o in ogni caso non sono andati a bersaglio. Cosa pensate di queste informazioni?
Il Pentagono può affermare tutto e il contrario di tutto. Lasciamo loro la soddisfazione di mostrare qualcosa. Ma i nostri missili hanno tutti colpito i loro obiettivi.

Possiamo parlare oggi della creazione di due basi russe di alto livello in Siria – una base di terra vicino Latakia e una della marina a Tartous?
Penso che più probabilmente si debba parlare di una base militare russa. Sarà una base unica, composta di diverse componenti – mare, aria e terra.

L’opposizione armata siriana “moderata” sta mandando segnali sulla sua disponibilità a partecipare alla guerra contro lo Stato islamico. Cosa pensate di tali segnali?
Siamo pronti a operazioni congiunte con loro. Permettiamo loro di venire a Baghdad e partecipare al comitato di coordinamento.

E se tale offerta fosse accettata, cambieranno in modo significativo le tattiche delle truppe della coalizione? Cambierà la natura della guerra contro lo Stato islamico?
Se cessassero di combattere contro le truppe governative e iniziassero a combattere contro lo Stato islamico le cose potrebbero cambiare. Ma se dopo aver dichiarato di essere in guerra contro lo Stato islamico continuassero la loro guerra contro le truppe governative, allora niente cambierà.

Ha appena detto che i gruppi dello Stato islamico stanno cambiando tattiche, colpendo ospedali, moschee e insediamenti, per poi disperdersi. Lo stato maggiore e l’esercito siriano hanno entrambi capito che anch’essi devono cambiare tattica, per poter scalzare il nemico con maggiore astuzia da tali luoghi? Cosa è necessario per poter selezionare nuovi “strumenti”?

Abbiamo un set piuttosto ampio di metodi e mezzi per colpire lo Stato islamico, che prendono in considerazione tale tattica, senza avere impatto in alcun modo si moschee, ospedali o popolazione pacifica.

Il segretario americano alla Difesa ha pronosticato che uno di questi giorni il gruppo russo subirà perdite notevoli. Che cosa intende? Ci minaccia per ciò che possono fare gli Stinger? Come legge questa dichiarazione, suona come una minaccia?

Abbiamo letto questa dichiarazione come una manifestazione del più alto grado nella gerarchia americana di mancanza di professionalità. Un politico serio non può permettersi minacce del genere. Ancor più visto che sta parlando di alleati che sono usciti vittoriosi contro Hitler nella Seconda guerra mondiale (sarebbe il caso di ricordarglielo). In ogni caso, qualsiasi cosa ciò significhi, lasciamo che rimanga sulla sua coscienza. Ricordiamoci come Lev Tolstoi ha risposto a Leonid Andreyev: “Cerca di spaventarmi, ma io non ho paura”.

La situazione potrebbe svilupparsi in maniera tale da costringere al bisogno di trasferire unità di combattimento a terra affinché prendano parte alle operazioni militari?
Questo è fuori questione. Le nostre unità di combattimento a terra non prenderanno parte alle operazioni in nessun caso. Lo ha detto il nostro presidente.

Se veniste a conoscenza che lo Stato islamico o il cosiddetto Esercito libero siriano hanno manpads Stinger americani, quale sarebbe la vostra reazione?
Penso che sarebbe necessario porre la stessa questione al Consiglio di sicurezza dell’Onu, in modo che venga esaminata in quella sede.

I nostri aeroplani stanno colpendo le formazioni dello Stato islamico in Iraq?
No. Operiamo in Siria, dato che il presidente siriano si è rivolto a noi chiedendoci di assisterlo nella guerra contro lo Stato islamico all’interno del territorio della sua nazione. Se una richiesta simile arrivasse dai leader iracheni, aspetteremo la decisione in merito da parte dei leader della nostra nazione.

Sembra che la richiesta da parte dell’Iraq sia già arrivata…
Ho già risposto a questa domanda…

Come funziona l’interazione fra le nostre forze aeree, i nostri ufficiali e l’esercito siriano? I nostri ufficiali sono nei ranghi dell’esercito siriano o no?
No. Il nostro gruppo opera in modo indipendente. Ma c’è un piccolo gruppo operativo delle forze armate siriane con il nostro staff in Siria, che fornisce coordinamento con i voli dell’aviazione siriana e ci dà dati esatti sulle posizioni della linea del fronte dell’esercito governativo.

Quale è al momento la situazione al fronte siriano? Cosa stiamo facendo, e cosa stanno facendo i siriani?
Noi continuiamo a portare avanti le nostre missioni. Da quando sono iniziate le operazioni, abbiamo completato più di 600 missioni.

Dal 30 settembre?
Sì, dal 30 settembre. Abbiamo colpito più di 380 obiettivi dello Stato islamico. Secondo diversi dati, i gruppi ribelli dello Stato islamico hanno sofferto perdite davvero significative. Abbiamo anche notato casi di panico, e abbandono delle posizioni prese. Anche questo è significativo. Ovviamente, ciò ispira anche le truppe governative, che hanno riconsiderato l’offensiva. Come ha detto uno dei generali siriani, le operazioni dell’aviazione russa hanno ridato il sorriso ai bambini siriani.

Gli americani stanno cercando di mettersi in contatto con il ministro russo della Difesa e lo stato maggiore?
Sono costretti a farlo. Hanno richiesto una videoconferenza con noi.

Loro saranno a Washington e voi a Mosca?
Abbiamo dato il nostro consenso. Siamo pronti a lavorare con loro ovunque, a ogni livello, in ogni angolo del mondo. Se per loro è più comodo lavorare da Washington, noi lavoreremo da Mosca.

Qual è secondo lei il nostro obiettivo ultimo in Siria?
Senza alcun dubbio la sconfitta dello Stato islamico e il trasferimento della crisi siriana alla sfera politica.

E se nonostante tutto sorgesse il bisogno di colpire lo Stato islamico con bombardamenti sul territorio iracheno, la Russia accetterebbe tale richiesta?
Questa è una decisione che spetta al supremo comandante in capo. Ma abbiamo tutte le risorse tecniche per poterlo fare.

Al momento, gli americani e i francesi stanno colpendo le posizioni dello Stato islamico?
Gli americani stanno colpendo obiettivi situati nel territorio controllato dallo Stato islamico.

Avete la sensazione gli americani stiano iniziando a capire che abbiamo bisogno di colpire lo Stato islamico in cooperazione? E che di conseguenza stiano iniziando ad affrontare la questione?
Gli americani sono un popolo molto pragmatico. Ma è molto difficile per loro ammettere i loro stessi errori di calcolo. Quando arriveranno al punto di riconoscere che, alla fine, hanno fatto dei calcoli errati, allora spero prenderanno una decisione ragionevole.

Supponiamo che alla fine concordino con noi in merito a una coalizione unica. Cosa è necessario affinché ciò accada?
Che essi lo desiderino.

Perché gli Stati Uniti hanno reagito con tale dispetto al lancio dei nostri Caliber dal Mar Caspio?
Perché si sono persi completamente la scarica di missili cruise dal mare.

E perché?
Perché tutte le loro capacità, delle quali parlano come se fossero illimitate, sono in realtà solo una favoletta per bambini.

Ci sono molte icone dietro di lei. Perché?
Sono un credente. Alcune sono dei regali, altre le ho acquistate in diversi posti. E credo anche nella moralità di ciò che stiamo facendo…

Fonte: Komsomolskaja Pravda