I giornali stranieri ci attaccano da tempo immemorabile con articoli denigratori, ricchi di luoghi comuni triti e ritriti, malignità, sciocchezze spacciate per profonde analisi sociologiche. Chi fornisce materiale antinazionale alla stampa straniera siamo, però, noi stessi che sui quotidiani, sulle tivù e sui settimanali di casa nostra ci divertiamo masochisticamente a enfatizzare i guai che ci perseguitano, gli scandali, qualsiasi grana peraltro comune a quasi tutti i popoli.

Siamo fatti così. Godiamo a parlare male della patria, a bistrattarla e a dipingerla peggio di quanto non sia. È naturale che tedeschi, inglesi, francesi eccetera ci sfottano periodicamente pensando: se gli italiani per primi si danno dei fessi, significa che lo sono davvero. Ma qualcuno, benché giustificato, talvolta esagera nel credere alle nostre autoaccuse. Recentemente il New York Times è andato giù pesante nei confronti di Roma sozzona descrivendola come una specie di letamaio frequentato, e non solo amministrato, da gente incivile, incurante delle più elementari norme igieniche.

Mi fermo qui per decenza. Ora, che la Città eterna sia conciata male è noto: invasa dai rom, dagli extracomunitari senz’arte né parte, uomini e donne che insudiciano il suolo, strade gruviera, pattume in quantità enorme, topi in ogni angolo. Lo ha denunciato anche il Giornale, quindi saremmo stolti se non riconoscessimo il degrado della capitale, per tacere di Napoli e altri capoluoghi. Ma la trasandatezza e l’incuria non sono fenomeni esclusivi dell’Italia, ne soffrono parecchie metropoli che nessuno osa biasimare e disprezzare.

L’esempio più eclatante è fornito dalla stessa New York, l’ultima in grado di dare consigli ad altre megalopoli (Roma compresa). Infatti, è tra le più sporche e trascurate del globo terracqueo, essendo assediata da spazzatura, pantegane, cimici e schifezze varie. Mi riferisco in particolare al metro. Scendere le scale per accedere ai vagoni è arduo: c’è da avere ribrezzo a toccare lo scorrimano, ad appoggiarsi ai muri, a toccare qualsiasi cosa. In molte stazioni si assiste a spettacoli deprimenti di una umanità allo sbando, miserabile e priva di dignità nonché di adeguati mezzi di sopravvivenza: barboni, suonatori ambulanti, perfino bimbetti questuanti. Scene identiche a quelle offerte da Stazione Termini.

Che dire delle strade? Si passeggia fra montagne di sacchi maleodoranti, altro che immondizia differenziata. D’altronde, la gestione dei rifiuti è un dramma dappertutto, anche negli Stati Uniti. Che per distruggerli li esportano, e spesso ci guadagnano pure, a differenza del Mezzogiorno d’Italia che paga per eliminarli. La Grande Mela si è inventata un sistema di trasporto navale del pattume. Ma noi continuiamo nell’autoflagellazione, cosicché è passata l’idea che siamo un Paese di sporcaccioni, e abbiamo addirittura maturato la convinzione di esserlo.

I giornali francesi, dopo il New York Times, si sono accodati ai media internazionali nelle demolizione della nostra reputazione, maltrattando Roma in modo eccessivo e sorvolando sul fatto che a Parigi la raccolta differenziata è considerata un optional, essendo ferma al 7 per cento. Salerno al confronto è un modello mondiale.

Ciò non significa che possiamo vantarci quali maestri di pulizia e di rispetto per i dettami ecologici, ma è assurdo che ci impegniamo allo scopo di apparire più sozzoni di quanto siamo, scoprendo il fianco a favore di coloro che dall’estero ci colpiscono senza averne titolo. Insomma, diamoci una regolata se non vogliamo che troppi censori improvvisati insistano nell’esercizio di cogliere le nostre pagliuzze, tacendo delle proprie travi.

Fonte: Il Giornale