Niente è più irreale del Reale. Ed è stata una chiamata alle armi immaginifica la due giorni avviata la scorsa settimana dalla Regione Lombardia, con la curatela scientifica della Fondazione Feltrinelli (e il patrocinio Unesco), nella Villa Reale di Monza con un forum dal il titolo Patrimonio immateriale: mestieri e culture che fanno futuro. Niente è più urgente dell’apparentemente non utile e, finalmente, gli operatori del tanto martoriato settore culturale, convocati da Cristina Cappellini – assessore regionale alla Cultura – hanno trovato un luogo di operatività, più che di chiacchiera. La sensibilizzazione sul patrimonio – la memoria materiale di usi, costumi e tradizioni che fanno l’identità di una terra – non si derubrica tra le fumisterie dell’estetismo ma nella concretezza del costruire, abitare e pensare.
Nel ruolo di docenti, in cattedra, si sono succeduti – tra gli altri – il geografo Guglielmo Scaramellini, l’eretico Massimo Fini, il critico d’arte Philippe Daverio e, infine, Salvatore Veca, mente del testamento morale di Expo 2015. Il cibo, il nutrimento – tema principe di Expo – è stato il parametro del sempre più difficile rapporto tra attività produttiva e paesaggio. Svuotare la terra per farne una mela rosicchiata è più un destino di usura che una metafora teologica.
Nulla è più politico dello spazio aperto, e il Forum – forte di una messa in opera immune da anatemi e ideologie – ha messo in circolo l’idea talebana della Decrescita senza i cascami retorici, anzi, con un forte punto di vista politico. Le zone maggiormente depresse non coincidono più con il bla bla del pittoresco, ma con il degrado sociale il cui immediato segnale è la devastazione ambientale. L’essere si prosciuga nel tempo ma mangiare la mela è, nel poi, seminarne i semi.

Fonte: IlSole24Ore