Visto da vicino, il mondo dei “buoni” fa venire i brividi. Prendiamo per esempio Ban Ki-moon, l’ex ministro degli Esteri della Corea del Sud che dal 2007 è segretario generale delle Nazioni Unite ma non se n’è ancora accorto.

I suoi osservatori in Yemen gli consegnano una relazione in base alla quale si scopre che laggiù la guerra ha già ucciso 785 bambini (e ne ha feriti altri 1.200) e che il 60% di tali morti sono da attribuire alle incursioni aeree della coalizione guidata dall’Arabia Saudita (più Kuwait, Egitto, Qatar, Bahrein, Emirati Arabi Uniti, Giordania, Marocco, Senegal, Sudan) e appoggiata con intelligence e chissà che altro da Stati Uniti, Turchia, Francia, Regno Unito e Canada. Mica Stati canaglia, perbacco, tutta roba buona, anzi ottima. I nostri migliori alleati. Un altro 20% dei bambini è ammazzato, sempre secondo gli osservatori Onu, dai ribelli Houthi, il resto dei morti non si sa bene a chi attribuirlo. Alla coalizione a guida saudita e intelligence (mai questa parola fu più sprecata) occidentale, come agli Houthi, le stesse fonti imputano anche il bombardamento consapevole di scuole e ospedali.
La relazione (ripetiamolo: stilata da osservatori Onu) finisce nel più ampio rapporto Onu intitolato Children and armed conflict 2015 (“I bambini e i conflitti armati 2015”), che propone anche una specie di “lista nera” (Capitolo VI, annesso 228, che trovate nella versione originale inglese in fondo a questo articolo) dei Paesi che ammazzano bambini. Sulla lista c’è, ovviamente, anche l’Arabia Saudita: come potrebbe non essere così?

Apriti cielo. Com’è noto, la verità sui sauditi non si può dire. Farlo costa troppo. E infatti il buon Ban fa rapida marcia indietro. A sole 72 ore dall’uscita, fa ritirare il Rapporto. Prima dice che vuol “rivedere i casi e i numeri citati”, poi in una conferenza stampa ammette la vera ragione: “The report describes horrors no child should have to face. At the same time, I also had to consider the very real prospect that millions of other children would suffer grievously if, as was suggested to me, countries would defund many U.N. programs. Children already at risk in Palestine, South Sudan, Syria, Yemen, and so many other places would fall further into despair”. Traduzione: “Il rapporto descrive orrori che nessun bambino dovrebbe sopportare. Nello stesso tempo, devo considerare la prospettiva che milioni di altri bambini si trovino a soffrire crudelmente se, come mi è stato fatto notare, certi Paesi dovessero ridurre i fondi per i programmi dell’Onu. Bambini che sono già a rischio in Palestina, Sud Sudan, Siria, Yemen e in tanti altri posti vedrebbero aumentare la loro disperazione”.

Che cos’è successo? Questo: la casa reale dell’Arabia Saudita ha minacciato di non versare più fondi all’Onu e il buon Ban Ki-moon si è preso paura. Così l’Arabia Saudita esce dalla lista di quelli che ammazzano bambini in Yemen, dove secondo l’Onu la situazione ufficiale ora è questa: sono morti 785 bambini, di questi il 20% sono stati uccisi dagli Houthi, tutti gli altri non si sa. Visto che i bombardieri dell’Arabia Saudita non c’entrano più, saranno morti di raffreddore. In ogni caso, i poveri piloti sauditi ora sanno di godere della più completa immunità.

Quello che interessa all’Onu, dunque, non è chi ammazza la gente ma chi versa i denari. Se puoi pagare puoi ammazzare. I denari sauditi in effetti sono tanti. Da sola, l’Arabia Saudita ha offerto 500 milioni di dollari in aiuti per l’Iraq, non molto meno per i programmi alimentari dell’Onu in Siria, decine di milioni per la ricostruzione di Gaza. Roba da restare commossi, se solo non sapessimo che il regime wahabita con una mano dà e con l’altra ancor più toglie. L’Arabia Saudita è la prima finanziatrice di Hamas, che tanto si adopera perché Israele abbia una qualche ragione per distruggere Gaza. È stata ed è la prima finanziatrice delle milizie islamiche sunnite che devastano l’Iraq. È stata ed è la prima finanziatrice dell’Isis e di Al Nusra, che così bene hanno lavorato al macello della Siria. Ma di questo Ban Ki-moon che ne sa, lui è solo il segretario generale dell’Onu.

Come se una simile farsa non bastasse, il grande giornalista inglese Robert Fisk, in un articolo rilanciato in Italia dall’AntiDiplomatico , ci racconta che l’Organizzazione Mondiale della Sanità (una delle agenzie dell’Onu) ha appena pubblicato un rapporto sui pericoli del fumo in Siria. Pare sia particolarmente nocivo il narghilè che in effetti, nella Siria odierna, si staglia come una delle più serie minacce alla salute della popolazione. Dormiamo tranquilli, ragazzi. C’è l’Onu che veglia su di noi.

Capitolo VI, annesso 228 del Rapporto Onu

“In accordance with Security Council resolution 2225 (2015), Al-Shabaab (Somalia), Boko Haram (Nigeria), LRA (Central African Republic and Democratic Republic of the Congo), ISIL (Iraq) and the Taliban (Afghanistan) are listed for abduction of children. Those five groups have committed patterns of abduction of children over a number of years. SPLA (South Sudan) is also listed for abduction as a result of hundreds of violations attributed to it in 2015. Other parties have been added to existing trigger violations. In the Democratic Republic of the Congo, Raia Mutomboki5 is listed for the recruitment and use of and sexual violence against children. In Nigeria, the Civilian Joint Task Force is listed for the recruitment and use of children, with more than 50 verified cases in 2015. In South Sudan, SPLA is now also listed for sexual violence against children, with more than 100 incidents attributed to government forces. In Yemen, owing to the very large number of violations attributed to the two parties, the Houthis/Ansar Allah and the Saudi Arabia – led coalition are listed for killing and maiming and attacks on schools and hospitals”.

Fonte: Il Giornale