Durante la seconda guerra mondiale, il capo di Stato francese che aveva abolito la Repubblica, Philippe Pétain, fece giudicare e condannare a morte il suo ex delfino diventato il capo della Francia libera, Charles de Gaulle. Seguendo questo modello, l’attuale presidente della Repubblica francese, François, Hollande ha evocato la possibilità di aprire un procedimento giudiziario internazionale per i crimini di guerra commessi in Siria e di giudicare non solo il Presidente della Repubblica araba siriana, Bashar al-Assad, ma anche quello della Federazione Russa, Vladimir Putin; propositi ripresi in modo sfumato dal Segretario generale delle Nazioni Unite, Ban Ki-moon. Queste dichiarazioni intervengono allorché il Canada, gli Stati Uniti, la Francia, i Paesi Bassi e il Regno Unito sostengono i jihadisti di Aleppo Est contro Hezbollah, l’Iran, la Russia e la Siria.

La volontà di condannare Putin non giunge nuova (ci fu già in successione per la seconda guerra di Cecenia, per l’Ucraina e ora per la Siria). È un’idea ricorrente dei neoconservatori statunitensi e israeliani. Durante la campagna elettorale presidenziale russa del 2012, gli Stati Uniti avevano addirittura proposto al presidente Medvedev di aiutarlo a presentarsi contro Vladimir Putin, di finanziare la sua campagna elettorale e di dargli un pieno accesso ai circoli dei dirigenti del pianeta qualora avesse preso l’impegno di consegnare loro Vladimir Putin. Cosa che evidentemente non ha fatto. Il 29 luglio 2015, i neoconservatori spinsero al Consiglio di Sicurezza un testo di Victoria Nuland (la moglie del leader repubblicano Robert Kagan, divenuta portavoce della Segretaria di Stato democratica Hillary Clinton, oggi vicesegretaria di Stato per l’Europa e l’Eurasia). Proponeva la creazione di uno Tribunale internazionale speciale per giudicare gli autori del disastro del volo MH17, che fu abbattuto in Ucraina provocando 298 morti. Il testo rinviava a una commissione internazionale d’inchiesta, di cui la Russia era ufficialmente un membro, ma da cui gli altri membri l’avevano esclusa. Era pertanto possibile rendere la Russia responsabile, nonché di giudicare e condannare Putin.

La Russia non solo ebbe gioco facile a rilevare l’assurdità della creazione di un Tribunale internazionale per un fatto specifico, ma anche l’indole ingannevole della procedura, e oppose il veto. La stampa occidentale minimizzò l’evento. Washington considera, a ragione, Vladimir Putin come l’architetto della ricostruzione della Russia dopo la dissoluzione dell’URSS e il saccheggio di Boris Eltsin (il cui governo era stato formato dalla NED). Essa immagina, a torto in questo caso, che una volta eliminato dal gioco, sarebbe possibile riabbassare la Russia al rango che occupava 20 anni fa. Il presidente Hollande ha informato il suo omologo russo sul fatto che non lo avrebbe accompagnato in occasione dell’inaugurazione della nuova cattedrale ortodossa a Parigi, prevista il 19 ottobre, ma che si sarebbe accontentato di riceverlo all’Eliseo. L’incontro avrebbe potuto quindi concentrarsi soltanto sulla situazione in Siria. Il presidente Putin ha rinviato la sua visita in Francia a data da destinarsi. Il suo portavoce ha detto che sarebbe disposto a recarsi a Parigi, una volta che il suo omologo francese si fosse sentito a suo agio. Una reazione che assomiglia a quella che si ha con un bambino capriccioso.

L’attuale contenzioso tra Hollande e la Federazione Russa verte sia sulla questione ucraina (il rifiuto del colpo di Stato nazista di Kiev, l’annessione della Crimea e il sostegno alla Repubblica del Donbass) sia sulla questione siriana (rifiuto del tentativo di colpo di Stato dei jihadisti e sostegno alla Repubblica araba siriana). È improbabile che trovi una via d’uscita da qui alla fine del mandato quinquennale di Hollande o del suo successore, se si tratta di Juppé come suggeriscono i sondaggi. Questi due uomini hanno infatti suggellato, con il sangue dei siriani, il loro futuro personale con Washington. Ufficialmente favorevole all’iniziativa francese, il ministro degli esteri britannico, Boris Johnson, ha fatto appello ai suoi connazionali affinché protestino davanti all’ambasciata russa a Londra; un tipo di sostegno che sembra però prefigurare una ritirata del Regno Unito.

Fonte: Volatairenet.org