Ho sempre amato Eduardo e il suo teatro; adoro Napoli e la sua parlata. Ma non avrei mai pensato di dover assumere un giorno a mio motto, a mia divisa, una battuta di Natale in casa Cupiello che personalmente disapprovavo. Ebbene, invece ora sì, sono d’accordo: non in assoluto, ma finché questo tempo di matti non sia passato. E fino ad allora, lo proclamo con dolorosa fermezza: “Numm’o piac’ ‘o presepio”. E mi spiego meglio.
All’indomani del tragico 13 novembre parigino, assieme alle reazioni inconsulte del presidente-bombardiere Hollande in cerca di vendetta e ovviamente di quella popolarità che progressivamente è andata calando attorno a lui, nonché ai successivi tentativi di porre riparo alla sua ennesima sciocchezza che hanno condotto allo spettacolo del duplice schieramento degli “alleati-rivali” formalmente nemici dell’IS ma in pratica ben decisi a scavalcarsi e a silurarsi a vicenda – da una parte la NATO cui si era rivolta la Turchia con la benevola attenzione di Arabia Saudita e Israele, come si è visto al “vertice” fiorentino del 26 novembre; dall’altra Hollande che, dopo aver tentato di coinvolgere l’Unione Europea strappandole la legittimazione del suo raid solitario su Raqqa, si volgeva alla Russia e quindi alla sua alleanza siriano-curdo-irakeno-iraniana, facendo intravedere a Putin la possibilità di una maggior apertura a proposito del domani di Assad –, abbiamo assistito anche alle reazioni dell’opinione pubblica: dalla commovente elaborazione del lutto nazionale da parte dei francesi fino al dibattito ampio e articolato nei giorni successivi dal quale è tuttavia emersa una netta avanzata delle tesi indirizzate ad addossare le responsabilità dell’accaduto all’Islam nel suo complesso, nonostante le molte e importanti prese di posizione di organizzazioni musulmane che con decisione e senza ambiguità condannavano il terrorismo (“Not in my name”), fino a un’allarmante crescita dell’islamofobia più bécera e volgare, con punte di autentico delirio psicotico. La parata dell’imbecillità ha raggiunto livelli che il più pessimista degli osservatori avrebbe giudicato impossibili a conseguirsi.
In Francia, in pochi giorni sono stati registrati ben ventiquattro casi gravi di offesa alle comunità musulmane nel loro complesso: copie del Corano date alle fiamme, insulti, aggressioni. Alcuni personaggi dotati di una qualche visibilità sono stati fatti segno di un vero e proprio linciaggio morale – è accaduto ad esempio al filosofo Michel Onfray – solo per aver espresso dei dubbi sull’efficacia dei bombardamenti nel Vicino Oriente a contrastare il terrorismo di cellule nate e sviluppate in casa nostra. Pezzi di carne di maiale, sangue presumibilmente dello stesso animale e svastiche hanno imbrattato la facciata o l’ingresso di varie moschee. Ma In Italia le cose non sono andate meglio. In un articolo pubblicato su “Repubblica” del 24 novembre un perplesso Adriano Prosperi ci proponeva la sintesi di una corsa a bordo di un taxi romano il conduttore del quale, dopo essersi qualificato come fiero e convinto anticlericale, auspicava la comparsa o il riposizionamento dei crocifissi nelle scuole e in tutti gli edifici pubblici del paese, per far vedere “a quelli là” chi siamo e mostrar loro le nostre radici esattamente come il cane adirato mostra le zanne. In molte scuole si sono registrati episodi più o meno gravi d’insulti e di aggressioni contro studenti o addirittura contro scolari musulmani, e non sempre soltanto da parte (e sarebbe già stato grave) di loro compagni: come a Rimini, dove il 21 novembre un bidello di una scuola ha aggredito una bambina di appena dieci anni, “colpevole” solo di essere musulmana, con frasi la più riferibile delle quali era un “Dovete tornarvene a casa vostra”.
La più grossa, comunque, riguarda i presepi. Che secondo un sacco di gente che fino a ieri non si era mai degnata di farne uno, sia pur modestissimo, in casa propria, ora dovrebbero in questo tempo d’Avvento dilagare per tutta Italia, soprattutto nelle scuole e massimamente dove ci sono dei bambini musulmani: in modo da umiliarli, da farli sentire soli e diversi, da sottolineare che qui sono in casa altrui e non vi sono graditi (al massimo va bene quando i loro genitori lavorano al nero). Alla faccia dello spirito natalizio.
In passato, durante l’Avvento, puntuale si presentava il tormentone di alcuni insegnanti i quali annunziavano la loro opposizione al presepio nella loro scuola “per non turbare la sensibilità degli alunni non cristiani”. In molti casi, tale delicata preoccupazione nascondeva forse un pervicace proposito laicista che si preferiva non esplicitare; era in fondo una polemica vecchia, analoga a quella sulla presenza o meno del crocifisso appeso alle pareti delle classi. E’ stato interessante assistere alla scomparsa di tali posizioni sostituite da una convergenza islamofoba, magari diversamente motivata – da “destra” e da “sinistra” –, sempre comunque sulla volontà di ostentare “le nostre radici cristiane” con lo scopo ultimo d’intimidire e di umiliare gli allievi musulmani e le loro famiglie, magari ricordando loro (il bidello di Rimini ha avuto degni allievi) che stanno a casa nostra e non vi sono graditi. Giova segnalare la replica di alcuni imam, i quali hanno risposto che un’antica usanza popolare in onore di Gesù, per l’Islam il più grande dei profeti dopo Muhammad, non poteva che incontrare la simpatìa dei ragazzi islamici e dei loro cari. E allora, dal momento che al peggio non c’è mai fondo, ecco la peggiore schiuma di una falsa e pretestuosa nuova Cristianità, i semicolti, a ricordar con bignamesco sussiego che l’Islam, “in quanto cultura aniconica e nemica del culto delle immagini”, non poteva certo apprezzare quel panorama di policrome statuette “idolatriche”. Peccato solo che l’Islam sia una cultura solo tendenzialmente aniconica, con molte eccezioni e molte deroghe: immagini umane, e perfino effigi del Profeta – sia pure velato o con la testa nascosta da una viva fiamma – sono frequenti in tutta la cultura musulmana, specie in quella araba del periodo umayyade, in quella arabo-berbera iberica, in quelle persiana e indiana. Ne fa fede, ad esempio, la splendida raccolta d’immagini mariane proposta da monsignor Bressan nel suo libro Maria nella devozione e nella pittura dell’Islam (Milano 2013), commento altissimo alla Sura di Maria che si legge nel Corano e che è una delle più belle lodi mai innalzate alla Madonna, degna della preghiera alla Vergine che Bernardo di Clairvaux pronunzia nel Paradiso dantesco.
Ma la volgarità non si ferma: e i media corrono in suo soccorso. Il 12 novembre scorso un noto e autorevole quotidiano del centronord lanciava la campagna “Presepiamoci” in ogni scuola. Così si difendono i nostri valori. Una decisione molto significativa. I nostri valori, li abbiamo mandati da decenni al macero nel nome delle libertà anzi della licenza individuali, dell’arricchimento, del consumo, di un progresso avvertito come negazione della fede che veniva emarginata e ridicolizzata. Ma ora, più dello spirito laicista e dell’empietà, vale il ritorno esteriore e ipocrita a un cristianesimo “popolare” che serve a odiare e a insegnare l’odio anche ai nostri figli e nipoti.
Bene: Gesù, sia chiaro, in quei presepi blasfemi non c’è e non ci starà mai. Gesù sta sulle spiagge turche, greche, siciliane, dove approdano i corpi senza vita dei bambini annegati vittime della guerra, del fanatismo e dell’egoismo. Loro sono i nuovi Innocenti e Gesù Bambino ci ricorda di esser venuto sulla terra per salvare soprattutto loro e i poveri come loro. I vostri luridi finti presepi costruiti per insegnar a odiare, teneteveli nelle piazze di quelle città dalle quali avete tolto le panchine pubbliche affinché i migranti senza alloggio non potessero dormirci sopra. E auguriamoci che a nessun parroco venga l’idea profanatrice di costruire uno di quei presepi diabolici nella sua chiesa.
Anche quest’anno farò il mio piccolo presepio, in un angolo del mio salotto: e lo dedicherò a quei coetanei del Bambino Gesù e dei Santi Innocenti che in questo momento stiamo ammazzando con il nostro egoismo: come accade in Africa, che sarebbe un continente prospero se l’avidità delle lobbies multinazionali e la corruzione dei governi locali non l’avessero desolato. Ma non dedicherò né uno sguardo né un soldino ai presepi del fanatismo islamofobo. Quel tipo di presepio, numm’e piace. Come si direbbe nella città di Eduardo, è ‘na schifezza da’schifezza da’schifezza

Fonte: Il Blog di Franco Cardini