L’Inquisizione è un’escogitazione. Tomaso Staiti di Cuddia delle Chiuse ha scolpito l’aforisma appropriato: “Essere nato in un Paese cattolico e aver vissuto in provincia sono i presupposti di un’eterna felicità, scoprire qualche centimetro di pelle femminile in più”. Non c’è libro più erotico di Feste religiose in Sicilia e, dunque, non c’è rave più sensuale della Settimana Santa, dalla Domenica delle Palme alla Resurrezione. Sono gli scatti di Ferdinando Scianna a confermarlo. Con le immagini – la luce e il lutto riflessi sui décolleté delle dame – ci sono le parole di Leonardo Sciascia, coautore col grande fotografo del prezioso volume il cui rango, oggi, è feticcio. La letteratura si sposa al reportage fotografico ed è un’intensa trama di lussuria. L’eros dimora nel sacro. Sciascia, infatti, in Morte dell’Inquisitore, decifra “una escogitazione, per così dire, boccaccesca” nel sacramento della confessione.

Ecco, l’Inquisizione: “Un modo escogitato da una categoria privilegiata, cioè quella dei preti, per godere di libertà sessuale sul terreno altrui, e nell’atto stesso di censurare una tal libertà nei non privilegiati”. Lo stesso celibato dei preti è pura astuzia, assicura invulnerabilità nello sconfinare il mondo della femmina velata, ammantata e addobbata di mantiglie quando svela azioni e intenzioni.

Quella Semana, in Sicilia, è un teatro rimpicciolito al modo di un cortile dei doppi sensi. I maschi indossano la penitenza, le femmine, avvolte nella compostezza, s’incamminano nell’estasi. L’eleganza del lutto estremo – il più potente rito di consacrazione della carne inchiodata – s’avvolge nella brace, tutto sfarzo e fantasticheria, di un desiderio. Gli uomini sono incappucciati. I bambini, pure. Pura escogitazione.

Fonte: Il Fatto Quotidiano