Paragone-640

No all’austerità (ma solo quando piangono i banchieri)

La politica avrà mille difetti, nelle sue schiere ci sono ladri e farabutti. Ma i crimini economici e le truffe gigantesche che si consumano nella finanza stanno mettendo in ginocchio l’economia reale. Creando disperazione.
di Gianluigi Paragone - 12 luglio 2016
La cosa più divertente è che i sacerdoti delle euroregole, quelli che all’Italia un po’ di regole rigide avrebbero fatto solo bene, beh quelli lì ora sono col cappello in mano a chiedere al governo di contravvenire alle regole europee, di violare il bail in perché addirittura incostituzionale. (Dov’erano quando se ne discuteva? Perché non si ricordano dichiarazioni critiche?) Lo dicono loro, i banchieri. Quelli che di solito combinano i guai nelle banche e poi se ne vanno con liquidazioni d’oro. Tenendo conferenze sulla meritocrazia…
Bene, ora la rigidità europea non va più bene.Prima, quando crollavano i capannoni e quando la disoccupazione cominciava a dilagare, l’austerità era un male necessario per questo paese di cicale. Ora che l’acqua è entrata in banca, vanno riviste un po’ di cosette. E si chiede allo Stato di mettere capitale pubblico, contravvenendo così alle regole dell’Europa.Sono anni che vado dicendo in tv e in radio, nei miei programmi, che più è forte la crisi è più dev’essere forte la mano pubblica. I dibattiti sulle teorie economiche sono acqua fresca quando si tratta di uscire dalla tempesta: teorie economiche giuste in sé non esistono, esistono teorie giuste in un momento dato. La crisi che investe il mondo del credito – una crisi globale! – è certamente un’emergenza, ma non si può accettare che il warning sull’Europa scatti solo perché è la finanza a finire sott’acqua.

L’economia reale sta pagando un prezzo altissimo e non può ritrovarsi penalizzata oltre misura perché ancora una volta i banchieri piangono.Se è  giusto dunque superare il bail in, è altresì sacrosanto violare la maledizione del pareggio di bilancio, il cui totem infilza la Costituzione neutralizzando la guida politica. La spesa pubblica non è spreco, diventa un immorale imbroglio quando si gonfia in corruzione, ma non possiamo temere il concetto perché vorrebbe dire sterilizzare lo Stato.La politica avrà mille difetti, nelle sue schiere ci sono ladri e farabutti. Ma i crimini economici e le truffe gigantesche che si consumano nella finanza stanno mettendo in ginocchio l’economia reale. Creando disperazione.

Con la scusa di bloccare il debito pubblico per salvare le generazioni future, stiamo alimentando l’indebitamento privato. È come se i consumi senza rateizzazione non siano più possibili. Il meccanismo diabolico del “tutto è possibile a piccole e comode rate” è un inganno micidiale, i cui effetti sociali potrebbero essere presto devastanti. Il lavoratore indebitato perde il senso del collettivo perché l’assillo delle rate da pagare lo spingerà ad accettare qualsiasi riduzione dei diritti pur di avere una qualche retribuzione. Una qualche retribuzione. Un qualche lavoro. Un qualche diritto. 
Fonte: Il Fatto Quotidiano
Commenta

Il sito utilizza cookie per fini statistici, per la visualizzzione di video e per condividere argomenti sui social network. Proseguendo sul sito l’utente ne accetta l'utilizzo. Per maggiori informazioni consulta l’ Informativa Estesa.

OK