Fate mente locale, un pedofilo che di fronte alla disperazione di una madre e di un padre dice: “Lo ha voluto anche lui”.


Fate mente locale
. In altri termini potrebbe dire: “La volontà dei familiari non può e non deve essere prevalente rispetto a quella del minore”.

Sono i termini, questi, usati da Maria Antonietta Farina, presidente dell’associazione “Luca Coscioni”, a commento di una notizia: la messa a morte in Belgio di un minore, un’uccisione – per carità – con tanto di carta bollata. Sempre considerando il fatto che quella morte, il ragazzo, l’ha “voluta” anche lui.

Nel migliore dei mondi possibili (quello che molti dicono sia il nostro) il diritto al piacere e il diritto alla morte abitano la stessa casa. È la libertà. E l’abietto paragone prima proposto – a proposito di un atto di decisione derivato dal corpo – spalanca la novità di poter mettere a morte un bambino malato nell’agghiacciante coerenza del nulla dove di ogni desiderio, qualunque esso sia – ogni volontà, ogni decisione – si fa legge.

Fate mente locale. Per la prima volta è successo. In Belgio. Het Nieuwsblad, un quotidiano fiammingo, annuncia al mondo l’avvenuto progresso: “In silenzio e nella discrezione più assoluta, per la prima volta nel nostro paese un minorenne è morto per eutanasia”.

Fate mente locale. Non è fantascienza, è una cosa vera. Il figlio di una donna e di un uomo, verosimilmente straziato dalla malattia, ha chiesto ai genitori di farla finita e questi, sotto il tetto della legge, l’hanno visto far morire a prescindere dalla loro volontà perché come spiega la presidente Farina “la parola dei genitori non è sufficiente”.

Fate mente locale. E preparatevi al dibattito. Mina Welby, vedova di Piergiorgio, toccata dalla tragedia personale, nel solco di Maria Antonietta Farina, dice: “Anche i minori in certe situazioni sono in grado di decidere sulla loro eutanasia”.

Fate mente locale. “Per procedere all’atto eutanasico”, dice ancora la presidente Farina, padre e madre sono “troppo emotivamente coinvolti” e perciò urge il corredo di esperti che possano certificare “lo stato primariamente depressivo”.

Trovatevi una mente adeguata per reggere una modernità così impegnativa. Essere contemporanei a un fatto simile smantella ogni fondamento; c’è chi si dispera e c’è chi saluta l’excelsior del sempre ravvivante progresso umanitario ma “l’atto eutanasico”, giusto per adoperare il lessico tanto agghiacciante quanto eufemistico della voga corrente, non ha altro orizzonte che il Nulla.

Fate mente locale. Il nulla è nulla. Dio, che pure reclama il sacrificio, ferma la mano di Abramo quando sta per uccidere il Figlio. Ma nulla ferma il Nulla (che non chiede sacrifici) se la legge degli uomini – nel lavacro dei diritti e delle libertà – in nome della vita inietta in vena a un ragazzo cui è dato il diritto di crepare, il veleno che mette fine alla vita per raddrizzare così, con lui che se ne va, il legno storto dell’umanità.

Nel migliore dei mondi possibili, e tutti ci diciamo che questo lo sia, il peggiore dei modi di morire è questo così “dolce” dove il tanfo di morte è annunciato dalle fanfare dell’Etica, peste immonda di ogni trasfigurazione umanistica i cui riflessi, sparsi nel trionfo del mainstream, con Dante Alighieri, fanno gridare: “Vexilla Regis prodeunt Inferni”, i vessilli del Re degli Inferi si protendono contro di noi.

Fateci caso. È come se ogni mamma, ogni papà, potesse da questo momento offrire al proprio figlio la consolazione della morte per non incontrare quella disperazione di cui già ci avvisa Leopardi; come se i nostri padri d’Ellade, allertati dal Sileno, avessero cullato – e perché no? gettati tutti dalla rupe – gli infanti raccomandando loro la verità più occulta in forma di ninna nanna. È quella che Re Mida, catturando finalmente il Sileno, potè farsi dire: “Meglio sarebbe non essere mai nati ma una volta nati meglio sarebbe morire subito”.

Una verità, quella del Sileno, tramandata da Friedrich Nietzsche, non ancora bagnata dalla Rivelazione della Misericordia. Per come è detto, per come è recitato, per come è scritto: “Da Lui veniamo, a Lui torniamo”. Il destino si svela nell’Eterno.

Fate mente locale. E mettetevi una mano nel cuore.

Fonte: Il Mattino