L’antropologo e reporter Eliseo Bertolasi direttamente dal campo ci fotografa la situazione, che potrebbe cambiare da un momento all’altro.

Eliseo, ci potresti fare il punto della situazione a Donetsk?
La famosa e enfatizzata tregua di Minsk non ha dato i tanto attesi risultati. Certo si sono attenuati gli scontri, ma parlare di pace totale mi sembra veramente esagerato. Qui a Donetsk ti assicuro che sento ogni notte in lontananza dei bombardamenti.

Si continua a sparare quindi. Quali sono i punti più caldi che hai visto?
Nella regione di Donetsk sono stato in aeroporto, dove anche lì c’è una situazione di stabilità, ci si muove però sempre con molta prudenza. L’aeroporto è totalmente in mano ai miliziani filorussi, però l’esercito ucraino non è distante. E le postazioni all’aeroporto possono essere sempre sottoposte al tiro di cecchini e mortai. Usiamo il termine “aeroporto”, ma ricordiamoci che parliamo di un cumulo immenso di rovine, devastazione e macerie.
Sono stato poi nel sobborgo residenziale di Dzabunkì, un villaggio a metà strada tra le macerie dell’aeroporto e Peski, un punto caldo, che mi dicono però dovrebbe essere passato in mano delle forze ucraine.
A Dzabunkì ho incontrato il famoso comandante sopranominato “Skorpion” dell’unità dei filorussi, che mi ha mostrato le linee, dove ci siamo mossi sotto copertura di muretti o dietro dei blindati completamente distrutti. Proprio mentre il comandante parlava, si sentivano in sottofondo le armi leggere, mi sembravano mitragliatrici, fucili automatici. Il sobborgo residenziale, composto da villette, è totalmente distrutto e disabitato ora.

Possiamo dire che assistiamo a due dimensioni: quella della stampa occidentale dove non si parla più di questo conflitto e quella sul campo dove in realtà la guerra continua?
Di questa guerra se ne è sempre parlato poco. Forse perché si vuole mettere in evidenza che la tregua di Minsk sta dando qualche risultato. Qui a Donetsk come anche nel Lugansk, nessuno si fa illusioni, parlo sia di miliziani che dei civili, che questa guerra sia finita o finirà presto. Tutti si aspettano questo famoso contrattacco, che si sente già nell’aria, da parte delle forze ucraine sulle postazioni. Secondo le persone che ho intervistato il problema non è se ci sarà quest’offensiva, la questione è solo quando inizierà.

Fonte: Sputnik News