Sì, è una boccata d’aria fresca. Che non può essere etichettata come populista. Il successo del Movimento 5 Stelle certifica, semmai, un’evoluzione straordinaria e a mio giudizio molto positiva dell’elettorato italiano. Una prova di maturità democratica.

A vincere, infatti, non è stato Beppe Grillo, che da alcuni mesi si è messo, parole sue, “a fianco del Movimento”, quanto la svolta impressa da Gian Roberto Casaleggio prima della sua scomparsa, che fa affidamento non più su un capo carismatico ma sul fermento creativo e autosufficiente, anzi autogenerante, della base, ovvero dei cittadini.

Il metodo di selezione democratica delle candidature, attraverso primarie online, su cui l’establishment e gran parte della stampa ha ironizzato, si è rivelato invece molto efficace.

Una Raggi e, soprattutto, una Appendino non avrebbero mai potuto emergere in un altro Partito. E nessun altro partito avrebbe accettato a cuor leggero di non avere un candidato forte in una città come Milano, come invece è accaduto nei ranghi dei 5 Stelle; dove vale una regola molto semplice: la scelta la fa la base. E se la base non trova il candidato ideale si accetta a cuor sereno la situazione.

Un Movimento che nell’arco di pochi mesi ha saputo mutare pelle: la Raggi e la Appendino hanno vinto perché gli elettori hanno visto in loro persone perbene, moderate, credibili ovvero molto diverse dal Grillo che aizzava le piazze, eccitando gli animi ma spaventando la maggior parte degli italiani, e sono totalmente differenti da una classe politica sinonimo, a destra come a sinistra, corruzione, inefficienza, cinismo.

La buona notizia è che esiste un’Italia che non si arrende. E che non è composta da alternativi irresponsabili, ma è moderata, raccoglie consensi al centro, nella piccola e nella media borghesia, dove, ancora una volta e come sempre, si vincono le elezioni.

E questo dovrebbe far riflettere gli altri leader politici. Matteo Salvini, in primis, che dovrebbe aver capito che con i toni sempre alti si ottengono fiammate nei sondaggi ma difficilmente si raggiungono le maggioranze necessarie a governare. L’altro Matteo, il “bomba” Renzi, la cui propaganda non incanta più e la cui propensione a mascherare la realtà dietro una parlantina spettacolare ma evanescente provoca repulsione e irritazione in un elettorato che non trova riscontro alle sue parole. Forza Italia in drammatico declino che ormai non muove nulla e tutto subisce, anche la vittoria di un candidato tutt’altro che irresistibile come Sala nella città del Cavaliere.

Sia chiaro: il difficile per il Movimento 5 Stelle inizia adesso. Dovrà dimostrare di saper governare, di sapersi confrontare con un apparato burocratico e amministrativo che rappresenta il vero potere condizionante in Italia, di saper adattare le regole del Movimento alle contingenze della politica, sovente strumentali, vedi avvisi di garanzia non sempre giustificati ma sufficienti a macchiare l’immagine di una persona.

Dovrà gestire le lusinghe di un establishment che, dopo aver denigrato il Movimento, ora si scoprirà, come d’incanto, amico e dovrà d’altro canto far fronte ad attacchi ancor più insidiosi, volti a erodere l’immagine pulita del Movimento. Renzi è un uomo durissimo e, a quanto si dice, vendicativo: non si arrenderà facilmente.

La prova di maturità per il Movimento, anche in una prospettiva nazionale, inizia adesso. E non sarà una passeggiata. Per ora respiriamo a pieni polmoni: c’è aria fresca in Italia. Ci sono i volti puliti della Appendino e della Raggi, che hanno oscurato quelli logori di Fassino e di Giacchetti ovvero del vecchio e del nuovo Pd.

Fonte: Il Giornale