Modesta proposta: Sophie Marceau for President. Se non degli Usa, almeno della Francia. Ormai il suo gran rifiuto (ha respinto la Legion d’Onore dopo che Hollande l’aveva appuntata persino sulla jellaba di Mohammed bin Nayef, ministro degli Interni dell’Arabia Saudita) ha fatto il giro del mondo, inutile dilungarsi.
Basterà sottolineare che la visione del mondo della protagonista del Tempo delle mele è più lucida di quella dei politici di professione. Meglio di Hollande ma anche dei parlamentari americani, a quanto pare. Al Congresso, infatti, si sta sviluppando un movimento bipartisan per spingere il presidente Obama, ormai agli sgoccioli del suo secondo mandato, a siglare la vendita di 72 caccia F-15 al Qatar e di 28 (con opzione per altri 12) cacciabombardieri F-18 al Kuwait. In prima fila nella caccia al Presidente, come sempre, c’è il senatore John McCain, presidente dell’influente Commissione per le Forze Armate del Senato.
Tutto questo lavorio, notiamolo, avviene nonostante i mugugni di Israele, che ricorda ai parlamentari americani la dottrina del Quantitative Military Edge, elaborata negli anni Sessanta per garantire allo Stato ebraico un vantaggio tecnologico negli armamenti contro gli eserciti arabi. Vantaggio che si ridurrebbe se queste forniture andassero in porto. Israele, d’altra parte, è impegnata a trattare con gli Usa il rinnovo (decennale) del pacchetto di assistenza militare. Ora vale 3 miliardi di dollari l’anno, Netanyahu e i suoi sperano di portarlo a 5 miliardi, promettendo che in quel caso l’interesse di Israele ad acquistare due squadroni di F-15 americani salirebbe molto di grado.
Le forniture a Qatar e Kuwait sono in stallo da un paio d’anni e i parlamentari vedono scadere il tempo utile, perché la procedura del Governo americano prevede che ci sia il consenso del Dipartimento di Stato, del ministero della Difesa e infine del Presidente. Uscito Obama dalla Casa Bianca bisognerebbe rifare tutto, e chissà quanto tempo ci vorrebbe. Senatori e Rappresentati, camera alta e camera bassa sono quindi uniti nel metter fretta.
I lobbysti ricordano loro che senza quegli ordini la Boeing sarebbe costretta a chiudere lo stabilimento di Saint Louis. Scusa valida ma un po’ debole, di questi tempi, di fronte alla cattiva fama di Qatar e Kuwait: anche gli americani sanno che il Qatar finanzia i Fratelli Musulmani e che il Kuwait è uno dei principali punti di transito del fiume di denaro che va a finanziare i terroristi.
Così, da McCain in giù, per spronare Obama dicono: non possiamo chiedere a questi Paesi di fare di più contro l’Isis senza fornir loro le armi. Come se non sapessero che proprio da quelle parti l’Isis trova assistenza, denaro e armi. E come anche nel caso dell’Arabia Saudita (che nel 2010, alla vigilia della guerra civile in Siria, comprò dagli Usa armi per 60 miliardi di dollari), si finge di voler stroncare il terrorismo senza intervenire su chi il terrorismo lo nutre. Come dicevamo: Sophie Marceau for President.

Fonte: Gli Occhi della Guerra