Era il 1989 e Ida Magli aveva appena pubblicato da Mondadori La sessualità maschile. Protagonista, naturalmente, il pene. Roberto D’Agostino pensò che fosse bene far incontrare a Ida il Pene fatto Uomo, ovvero Rocco Siffredi. Cena a cinque in casa. Lo stallone e la studiosa, Dago, sua moglie Anna, io. In mezzo, l’astratto e concretissimo problema di 25 centimetri che Rocco avrebbe anche esibito, su richiesta, ma non fu necessario.
Ida spiegò la tesi centrale: il pene è all’origine della nostra cultura, il pollice opponibile e la posizione eretta che ci hanno insegnato a scuola sono niente al confronto di questo strumento d’attacco, più che di piacere. Erigendosi, distanziandosi dal corpo e proiettando la propria essenza fuori di sé, è la vera leva che ha permesso all’umanità di abbandonare la condizione animalesca, alla conquista del mondo.
La conversazione fu vertiginosamente alta. Ida, con l’aria di educanda anziana, esplorava senza pudore l’inconscio assai conscio del detentore della super-arma. Rocco le teneva testa nel duro campo di battaglia, benché frugato nel posto meno atteso: nel cervello, che gli andò subito in erezione. Naturalmente finì in un’orgia di risate.

Fonte: Dagospia