Sporchi, si può. Sporcaccioni mai. Ecco Roma: non sapendo come pulirla si comincia dalle mutande. Ecco, quindi, la Capitale con le mutande a posto. La città è sporca, certo, ma da qualcosa si dovrà pur cominciare e da domani – dentro i confini dell’Urbe – slip e boxer saranno sottoposti a tracciabilità. A difesa della moralità comunale.
Zozzi, sì. Ma abbottonati. Ci ha pensato il vice questore Rossella Matarazzo, in forza al municipio come vice capo gabinetto del sindaco Ignazio Marino, e l’ha pensata al meglio: controllare nottetempo il trafficar delle mutande e fare arrivare a casa la multa dei clienti delle prostitute. Senza aspettare gli hacker che rivelano gli adulteri rubando i dai al sito Ashley Madison, a Roma ci pensano i vigili urbani.
Zozzi, allora. Ma casti. Più che di operatori ecologici, il Comune si adopera con operatori morali. E non si darà tregua agli sporcaccioni in tour per le strade capitoline. Il cittadino alla guida di una vettura – ma in evidente manovra di esuberanza da mutanda – trovandosi in zona di prostituzione si vedrà recapitare a casa la sanzione con tanto di notifica dettagliata: oltre alla cifra, 500,00 euro, nel foglio ci saranno orario e indicazione del luogo dell’infrazione. Con tutto ben specificato.
Il quando e il dove, quindi: “Le mogli saranno liete di riceverla”, ha detto sadicamente la dottoressa Matarazzo ai microfoni di Alessandro Milan, su Radio24, “e così per i mariti sarà difficile spiegare cosa mai facessero alle 2 di notte sulla Salaria…”.
Ecco, Matarazzo manda tutti ai materassi. Sarà vietato perdere la strada di casa. Obbligatorio mettersi a letto dopo I Pacchi su Rai1. Inevitabile consegnare al bucato le mutande, faccio per dire, immacolate.
Così a Roma, la città di Ignazio Marino, dove la pensata, in verità, non è nuova. Come nel caso di Ashley Madison, anche l’Italia, nel suo piccolo, ha avuto i suoi morti per suicidio. E l’idea di far la guerra ai puttanieri – già architettata, proprio a Roma, proprio sulla Salaria – ancora prima che un lapsus moralistico rivela un altro segnale dell’inadeguatezza di questa amministrazione comunale, quello di assecondare una suggestione più che la realtà delle cose. Un’altra via di fuga rispetto alle urgenze. E’ preferibile, va da sé, essere sporcaccioni piuttosto che sporchi. Laddove sono più necessari gli operatori ecologici che gli operatori etici.
Dove ci sono campane, ci sono puttane. Non so come dirlo ma si capisce che questa materia tutta ferina della Lupa – fosse pure Mamma Roma, di Pier Paolo Pasolini – è materia estranea al faccino di Marino. Non è cosa sua. Se solo avesse conoscenza della radice sacrissima di vizio e perdizione avrebbe cautela a farne crociate. Certi Dei, malgrado le multe, non hanno mai abbandonato Roma. Alcuni sono sempre in canottiera, mentre le altre – le Dee – esibiscono sottane su cui l’arco di Diana trova volentieri alloggio.
Non so come dirlo ma tutto ciò che viene messo sotto al tappeto della contravvenzione va poi a sbucare da un’altra parte. Come nel perdersi dei “desideri mitici di prostitute libiche”. Come nel senso del possesso “pre-alessandrino”. E Franco Battiato, si sa, non canta a sproposito.
Intanto, mutande a posto. A farla facile è come punire il drogato in luogo dello spacciatore, a rendere omaggio a Roma, invece, una trovata come questa della materazzata è come bonificare l’Eur ne Le Tentazioni del signor Antonio (interpretato da Peppino De Filippo, regia di Federico Fellini) dalle tette immense di Anita Ekberg.
Intanto, mutande in riga. Unitamente all’insopportabile retorica della redenzione c’è anche il retaggio di un bla bla ideologico – con la tutela del feticcio dei feticci, il corpo delle donne – va da sé livellatore e totalitario. Ma c’è una punta di retrogusto da comare che scoperchia la vera intenzione: quel saperla lunga sulle cose della vita sapendo che il castigo peggiore, al marito, lo prepara la moglie. La prosecuzione del mattarello in una notifica. Il pettegolezzo in carta da bollo. Dopo di che, mutande a posto. E corna rotte.

Fonte: Il Fatto Quotidiano