Madonna come Gandhi, non è uno scherzo. Il corpo piegato a uno scopo politico superiore. Fino al sacrificio estremo, nel caso di un digiuno proseguito ad oltranza. Fino all’offerta indiscriminata di servizi sessuali indirizzata a una moltitudine sconosciuta. Se credi fermamente in una causa, devi dare tutto te stesso, senza risparmiarti: c’è chi lo prende alla lettera. Qualcuno obietterà che l’indipendenza indiana dalla Gran Bretagna era un obiettivo rivestito forse di una nobiltà maggiore della vittoria di Hillary Clinton nelle presidenziali più noiose della storia americana. Difficile dargli torto. Alla fine, se lei vincerà, dovrà dire grazie all’inettitudine dell’avversario più che al proprio talento. Eppure c’è un fatto rimarchevole nell’inconsueto endorsement che la popstar inglese ha rivolto ai suoi: che, ai tempi di Bill, sotto la scrivania dello studio ovale si consumassero ardite prestazioni orali, Madonna lo ricorda eccome.

Ciò non è bastato a farla desistere da un’ambigua dichiarazione: aprendo lo spettacolo di Amy Schumer al Madison Square Garden di New York, Madonna non esita a parlare di «blowjob», sesso orale, come pronta ricompensa per chi sosterrà Hillary nella corsa alla Casa Bianca. Andate a votare per la bionda candidata e vi praticherò del sesso orale, ok? «Sono brava. Non sono fredda come una macchina, mi prendo il mio tempo. Mantengo un sacco di contatto visivo. E alla fine ingoio», un’autopromozione convincente per la cantante di Like a Virgin davanti a una platea divertita dall’ennesima provocazione hot. Una proposta indecente che mirerebbe a portare aiuto alla morigerata Hillary, paladina delle donne perbene contro Donald il sessista, lo sbruffone volgare che si vanta di poterci afferrare «by the pussy».

Tuttavia il paradosso è eclatante: l’endorsement a Hillary Clinton ruota attorno al sesso orale, la stessa peccaminosa pratica che inchiodò il di lei marito nel ruolo di traditore impenitente. La relazione con la 22enne stagista Monica Lewinsky, inizialmente negata, fu sbattuta in faccia, nel clamore mediatico internazionale, alla paziente moglie, disposta alla fine a perdonarlo in nome dell’amore, non sappiamo se per lui o per il potere. Anni dopo, i camerieri avrebbero raccontato che lei lo obbligava a dormire sul divano mentre si abbuffava di torta al caffè nei momenti di sconforto nero. Certo è che, se da una parte il fedifrago Bill provava a ridimensionare («nessun rapporto sessuale completo», accostabile al tradimento coniugale, si difendeva lui, Bibbia alla mano), la giovane amante raccontava invece un’altra storia a base di molteplici sedute bollenti, sigari cubani impiegati per stimolarla sessualmente e, sullo sfondo, l’enorme ipocrisia del 42mo presidente degli Stati Uniti che sfiorò l’impeachment per una vicenda di corna. Così, gira e rigira, Hillary pare perseguitata dal famigerato «blowjob» al punto da rimanere puntualmente invischiata in storie in cui la pratica orale torna a fare capolino, che tragedia. Una sorta di nemesi per la candidata che veste i panni della fustigatrice delle affermazioni misogine del rivale dopo aver occultato per anni le azioni, quelle vere, di un marito briccone.

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