Un gioco al massacro, inventato da menti perverse, ferme allo stato infantile dell’umanità, scombina ogni anno la classifica delle città in cui si vive meglio in Italia. Prendi Treviso, fino all’anno scorso quinta, oggi ventesima: colpa delle polveri sottili che la minacciano. Mentre resta tra le prime per la sicurezza dei cittadini. Con rigorosi parametri, le città, senza che se ne accorgano quelli che le vivono, perdono o guadagnano posizioni. Questa mattina ci siamo svegliati e abbiamo scoperto che la città più vivibile è Mantova. Tra qualche giorno, se non già ora, sarà completamente immersa nella nebbia. E questo ci consentirà di non vedere una specie di orinatoio pubblico eretto nella meravigliosa piazza Sordello, sotto la Questura, per riparare un frammento di mosaico romano con un antiquarium, concepito proprio nell’anno in cui Mantova è stata capitale italiana della cultura. Tra un paramento e l’altro si danno i numeri: chi sale e chi scende. Scende di un posto Trento, che per 5 anni è stata prima in classifica. Scende Pisa al 45° posto. Sale Pistoia al 42°. Scende Firenze al 48°. Sorprendente (ma noi lo sapevamo da un pezzo) il balzo in avanti di Lucca, che dal 102° posto è passata al 50°. Così, senza che ce ne accorgessimo. Ferrara, come di consueto, è ferma. Era al 65° posto, scende al 67°.

Ma perché tanta distanza tra città vicine? Mantova prima, Ferrara 67esima, Parma sesta. C’è negli uomini un insopportabile spirito di competizione. Dovrò credere che La Spezia preceda Pesaro e Urbino, o Lecco Ravenna? E che si viva meglio a Cuneo che a Verona? Già la settimana scorsa, nell’altra insensata gara per la prossima capitale italiana della cultura, avevo rilevato come la Commissione (scientifica) avesse selezionato Comacchio, Montebelluna e Settimo Torinese, escludendo Orvieto, Viterbo e Spoleto. Uno scannatoio, governato da un gruppo di sadici che si divertono, con i loro criteri «scientifici», a stabilire gerarchie che non corrispondono né alla verità né all’impegno degli amministratori delle città. Roma e Milano dovevano scendere, la prima di venti posizioni, sotto Terni, Brindisi, Isernia, Latina e anche Frosinone; la seconda di sette, sotto Campobasso e Rovigo. I cittadini di Rovigo sanno perfettamente come Milano non possa offrire i brividi della loro città, e potranno sperare che molti turisti, com’è inevitabile, vengano in Polesine. Ma a chi servono queste idiozie? La vita delle persone non si misura in parametri.

E, non avendo dubbi che l’Italia è il paese più bello del mondo, mi chiedo come sia possibile che, secondo un altro tribunale universale (l’Economist Intelligence Unit) tra le città più vivibili al mondo non ve ne sia neanche una italiana: la prima è Melbourne, la terza è Vancouver, la quarta è Toronto, la quinta è Adelaide, la sesta Calgary, l’ottava Auckland, la nona Helsinki. Io non cambierei nessuna di queste con Assisi Gubbio, Orvieto, e neppure con Trento, Bologna e Vicenza. Perché Helsinki sì e Milano no? Dunque ogni giorno qualcuno vi racconta idiozie; e nessuno che vi dice, per esempio, che con le Marche e l’Umbria colpite dal terremoto, migliaia di pavidi hanno deciso di disertare Urbino, Osimo, Fabriano e, appunto, Gubbio, Assisi e Orvieto, nelle quali si vive sicuramente meglio che ad Amburgo, indicata tra le città più vivibili del mondo. Ricordate voi un vino, un salame, una pasta, un formaggio, un pittore, una torre, una chiesa di Auckland, dove il vostro corpo e il vostro spirito si possano ristorare? E allora fregatevene delle classifiche, e venite a Palermo e a Crotone che sono in fondo alle classifiche, ma danno molta più soddisfazione.

Fonte: Il Giornale