A volte ritornano. Il passato pronto a riemergere stavolta si chiama Kgb. A evocarlo è il quotidiano russo Kommersant esponendo i presunti piani di Vladimir Putin per archiviare l’attuale struttura dei servizi segreti russi e sostituirla con una versione rivista e corretta della defunta intelligence sovietica.

E la resurrezione partirebbe proprio dal nome. La nuova agenzia, destinata ad inglobare l’attuale Fsb (Servizio di sicurezza federale), l’Fso (Servizio di protezione federale, per la difesa delle personalità statali), l’Svr (Servizio di intelligence estera, responsabile per le operazioni extra nazionali) dovrebbe chiamarsi Mgb (Ministero della Sicurezza) ricalcando l’acronimo affibbiato originariamente ai servizi segreti di Stalin. Servizi trasformati poi in «Comitato per la Sicurezza dello Stato», ovvero in quel Kbg in cui Putin servì dal 1975 al 1990.

Per capire il senso di queste indiscrezioni bisogna partire dai 15 anni trascorsi nel Kgb dall’attuale presidente. A dar retta alle biografie la scelta del giovane Vladimir fu fortemente influenzata dalla lettura di «Scit i mec» (Lo scudo e la spada), i racconti – assai in voga nell’Urss anni Sessanta – imperniati sulle avventure di uno 007 sovietico. Racconti in cui il Kgb veniva descritto come una sorta di fucina di cuori e anime destinata a forgiare le élite comuniste e i futuri dirigenti del Paese.

Il Kgb nella versione originale era in effetti una sorta di «grande madre» strutturata per garantire non la semplice sicurezza dello Stato, ma l’essenza stessa del sistema proteggendolo da tutte le minacce, da quelle del dissenso interno sino a quella degli Usa e degli altri nemici esterni. In questa funzione rientrava anche la selezione e la formazione degli agenti più promettenti destinati a trasformarsi nei dirigenti dell’Urss del domani. Una funzione definitivamente archiviata dopo l’agosto 1991, quando l’allora capo del Kgb Vladimir Kryuchkov organizza il fallito colpo di Stato contro Mikhail Gorbaciov.

A smantellare l’onnipotente idra dell’intelligence sovietica ci pensa nel 1994 Boris Eltsin spezzettandola in una serie di agenzie separate a cui non garantisce però una struttura e un coordinamento complessivo. Da allora l’Fsb, principale erede del Kgb, e le altre agenzie si trasformano in strutture spesso fuori controllo al servizio di dirigenti corrotti o di fazioni di potere. Putin sembrerebbe deciso, invece, a riportare anche i servizi segreti all’interno del suo modello di democrazia «controllata» e «centralizzata». A rafforzare il progetto presidenziale contribuisce il successo di Russia Unita che alle elezioni di domenica scorsa ha conquistato il 54,7% dei voti regalando a Putin il controllo di tre quarti dei seggi della Duma. Quel voto potrebbe segnare l’avvio del processo di definitiva centralizzazione dell’apparato russo. Un processo iniziato in queste ore con la nomina a capo dell’Svr, i servizi di sicurezza esterni, di Sergei Naryshkin, un fedelissimo di Putin degli anni di San Pietroburgo considerato da molti un suo ex compagno di spiate. Proprio a Naryshkin potrebbe venir affidato nei prossimi mesi il compito di far rinascere il Kgb in vista di quelle elezioni presidenziali del 2018 su cui Putin conta per restare al Cremlino sino al 2024.

Nell’ambito di questi disegni il ritorno ad una struttura d’intelligence coesa e univoca avrebbe un doppio scopo. Da una parte permetterebbe un controllo assai più efficace degli apparati statali, del territorio russo e delle strutture economiche mentre dall’altra garantirebbe non solo la sopravvivenza del progetto putiniano, ma anche la successione all’attuale presidente. All’interno di una struttura d’intelligence identica a quel Kgb fucina di menti e anime che l’accolse appena ventitreenne, lo zar Putin spera infatti di selezionare e forgiare gli uomini destinati a succedergli alla testa della Russia del 21° secolo.

Fonte: Il Giornale.it