La gente perbene, poco informata, che nulla sa d’islam – ed è spaventata – la pensa esattamente come Donald Trump: “Bloccare i musulmani”. E facendo seguire alle parole i fatti della politica, poi, diventa irresistibile procedere di conseguenza: identificarli questi islamici, neutralizzarli ed eliminarli. Come negli Usa, così alla periferia dell’Impero. Ammazzarli, dunque, questi musulmani o, quantomeno, metterli in riga. La regione Lombardia, per decisione di Roberto Maroni, professionista dell’anti-islam, comincia col proibire il niqab alle signore nelle strutture ospedaliere (e povere suorine, in corsia, anche loro dovranno privarsi del velo) ma è ancora poco rispetto a Trump che, hard da par suo, sa come alzare il tiro: va a Gerusalemme per farsi una plateale passeggiata sulla spianata delle moschee giusto per segnare – come la pipì per i cani – l’appropriazione del territorio. Con tutto quel che ne consegue.
La gente perbene, poco informata, che nulla sa d’islam almeno questo dovrebbe saperlo. Camminare lì, sulla spianata delle moschee, con l’intenzione sfacciata di fare un affronto al luogo sacro è né più né meno – Dio ce ne scampi – come calpestare la particola eucaristica durante la Santa Messa. Israele, con senso di responsabilità, ha fermato Trump. Tutto consegue e anche in Italia, si parva licet, ci sono i Trump. E a ripercorrere il frasario usato in questo tempo dai professionisti dell’anti-islam – e perfino il Corriere della Seranon s’è sottratto a certi stilemi – non ci sarebbe altro esito che approntare Guantanamo di pronta emergenza ovunque, anche a Tor Pignattara. Forse la scarpa è fine, ma è di grana grossa il cervello della brava gente. Certo, c’è il risveglio islamico e la logica va in soccorso al calembour più che al sillogismo, ma è la broda demagogica a far sostanza: “non tutti i musulmani sono terroristi ma tutti i terroristi sono musulmani”. Una frase, questa, sulla bocca di tutti. E, allora, la soluzione verso “la cosa giusta”–Aristotile alla mano, Trump nelle budella –è presto detta: kaputt.
È, il kaputt, la scorciatoia del capro espiatorio: la via più facile, intrapresa dai professionisti dell ’anti-islam, verso il più immediato dei consensi. È quello costruito sulla paura a cui, la gente perbene – ignorante e che nulla sa della complessità – affida la bussola politica non avendo altro canone che la superficialità. La politica è sempre un parlare (e arrivare) alla gente che ha fatto a malapena la terza media. E la gente perbene – poco informata, che nulla sa di niente e vuole vivere al meglio la propria vita – vorrebbe assomigliare a Trump, avere i soldi di Trump, possedere le bionde di Trump. La gente perbene quindi – non potendo esserlo – vuol pensare, fottere e campare come Trump, disegnando il proprio orizzonte mentale nel groviglio tutto di pancia che è proprio della genia più innocente in assoluto, la gente perbene appunto. Il gregge matto a disposizione del più lesto dei lupi. Al grido di kaputt. L’islam, infine, è solo un pretesto. Ancora qualche decennio fa l’impero del Male era la Russia. Sparito un nemico se ne fa subito un altro. Tutto è speculare. E i Trump, in fondo, ci sono anche tra i musulmani. L’ignoranza consustanzia la natura umana. E così la dimenticanza. A kaputt si aggiunge sempre un nuovo kaputt.

Fonte: Il Fatto Quotidiano