Il grande incubo si chiama Monaco. Il timore di un assalto dello Stato Islamico ai ritiri di una delle 24 nazionali di calcio protagoniste di Euro 2016, sulla falsariga di quanto avvenne alle Olimpiadi del 1972, è lo scenario che da mesi agita l’antiterrorismo francese. Proprio per questo nel quartier generale azzurro di Montpellier, e in tutti gli altri ritiri nazionali, staziona un team del nostro ministero dell’Interno incaricato di proteggere gli azzurri, composto da un dirigente e due funzionari. Questi ultimi sono in sopralluogo a Montpellier da sabato, per verificare le condizioni di sicurezza. Accanto a loro sarà presente, soprattutto nei trasferimenti, una squadra dei Raid o dei Gign, le forze speciali di Polizia e Gendarmeria equivalenti ai nostri Nocs e Gis. E gli stessi angeli custodi seguono tutte le formazioni, ad incominciare da Russia, Francia, Inghilterra e Belgio, considerate le più a rischio in base ai precedenti. In questa classifica l’Italia arriva subito dopo, ma non è considerata, per ora, un potenziale obbiettivo. Per gli azzurri e i loro tifosi l’unica potenziale minaccia è la partita di lunedì 13 giugno a Lione con il Belgio. Poca cosa rispetto al coefficiente di rischio assegnato alla partita di domani, a Marsiglia, tra Inghilterra e Russia. Mettere in sicurezza obbiettivi designati è però la missione più scontata per gli 007 d’Oltralpe. Perché se «immaginare l’inimmaginabile» è compito di ogni responsabile della sicurezza, allora Euro 2016 rappresenta l’incognita perfetta.

A cominciare da quel Ramadan, il mese sacro del digiuno, iniziato lunedì scorso, in cui i fanatici dell’islam ritengono particolarmente onorevole rincorrere le 72 vergini in attesa nel Paradiso di Allah. Proprio per questo le autorità francesi temono non solo gli attacchi di cellule terroristiche strutturate, come quelle entrate in azione il 13 novembre, ma anche le improvvisazioni di possibili lupi solitari. Già in quest’ambito – nonostante i 35 milioni di controlli svolti durante i sette mesi di stato d’emergenza – le incognite sono enormi. All’imprevedibilità dei lupi solitari mescolati agli 8 milioni di tifosi s’aggiunge il rischio d’infiltrazione tra i due milioni di fan stranieri. Infiltrazione difficilissima da controllare visto che nessun servizio di sicurezza europeo ha dati precisi sui potenziali terroristi mescolatisi al milione e passa di rifugiati risaliti lungo la rotta balcanica nell’ultimo anno. Un ennesimo moltiplicatore di rischi è la molteplicità di obbiettivi offerti da un campionato programmato in 10 città con enormi spazi fuori dagli stadi, primo fra tutti quello dei giardini di Champ De Mars a Parigi dove il maxi schermo allestito sotto la Torre Eiffel richiamerà fino a 90mila spettatori. Spazi che come sanno bene a Parigi rappresentano un autentico invito a nozze per i terroristi.

Proprio per questo la Francia ha dispiegato un esercito di 90mila addetti alla sicurezza, composto da 42mila poliziotti, 30mila agenti della Gendarmeria, 10mila militari e 12mila guardie private. Il reclutamento delle guardie private comporta, però, ulteriori rischi. Tra i 3500 passati fin qui ai raggi x dai servizi di sicurezza ne sono stati individuati ben 82 con precedenti in odore di terrorismo.

L’altra grande minaccia – sperimentata nel corso di circa 30 simulazioni – sono i cosiddetti attacchi a cascata. Lo studio delle stragi del 13 novembre dimostra che i due attacchi kamikaze allo stadio di Parigi erano in verità due attentati civetta rivolti a distrarre le forze antiterrorismo e facilitare il lavoro dei massacratori del Bataclan. Oggi i terroristi potrebbero tornare ad applicare quello schema aggiungendovi le varianti messe a punto studiando i movimenti delle forze di sicurezza entrate in azione quella notte. Perché di una cosa a Parigi sono certi. Gli strateghi dell’Isis hanno seguito ogni fase della risposta messa in campo lo scorso 13 novembre. E hanno studiato nuovi piani d’attacco in grado di neutralizzarla.

Fonte: Il Giornale