Come perdere una guerra, poi la ricostruzione e vivere infelici: italiani e libici, sia pure su piani diversi, condividono un destino comune. Con il sequestro di quattro tecnici italiani il caos e il vuoto di potere della Libia tornano a investire l’Italia che nel 2011 ha visto eliminare il suo più ricco alleato nel Mediterraneo. Un alleato fornitore di gas e petrolio, proprietario di quote in imprese strategiche del Paese. Trascinata controvoglia nei raid francesi, inglesi e americani, è come se l’Italia quattro anni fa avesse perso una guerra, stracciando gli accordi con Gheddafi e miliardi di euro di contratti. Il “premio” di consolazione è stato che l’Eni fosse l’unica compagnia straniera a continuare a estrarre dai pozzi libici. Per giustificare quella sconfitta e le difficoltà attuali, si sta costruendo un’insidiosa narrativa che riguarda il passato e anche il presente. La prima è che nel 2011 Gheddafi aveva già perso il controllo del Paese: in realtà senza i raid stranieri la ribelle Bengasi sarebbe ricaduta in mano al regime. L’intervento militare dall’estero è stato decisivo e chi era sul posto lo sa bene.

La seconda è che oggi la Libia può essere salvata solo ripartendo dalla Cirenaica e dal governo di Tobruk, sostenuto dall’Egitto, che sta a 1.200 chilometri da Tripoli.

Un’idea balzana che non tiene conto delle divisioni storiche, geografiche, tribali e soprattutto degli interessi contrastanti tra gli attori in campo. Le potenze coinvolte e le Nazioni Unite si sono rivelate incapaci di stabilizzare la Libia e l’Unione Europea ha mandato una missione navale sostanzialmente inutile. In attesa che gli americani in Libia comincino la loro “guerra dei droni” contro il Califfato che ha appena lanciato la “jihad del petrolio”. L’accordo di pacificazione raggiunto in Marocco è stato firmato non da Tripoli ma dal governo di Tobruk, un’entità fantoccio sostenuta dall’Egitto che a sua volta manovra il generale Khalifa Haftar. Francesi e inglesi stanno con Tobruk perché hanno forti commesse militari con l’Egitto e gli Stati del Golfo alleati del Cairo. Oltre alla prospettiva di ottenere contratti petroliferi in Cirenaica che detiene il 75% delle riserve libiche.

Sull’Egitto, corteggiato insistentemente dall’Italia, c’è un equivoco: il Cairo non punta a stabilizzare la Libia ma a controllare la Cirenaica, che nel 1943 venne persino rivendicata da re Farouk a Churchill, e non è neppure tanto interessato a far fuori l’Isis quanto i Fratelli Musulmani. Tanto è vero che Tobruk protesta contro Tunisi per la barriera anti-terrorismo al confine: se possibile in Cirenaica vorrebbero liberarsi dei “loro” terroristi esportandoli dall’altra parte, a Ovest, non dal confine egiziano. Mentre gli interessi italiani, specie quelli petroliferi e del gas, sono quasi tutti in Tripolitania, da dove partono i barconi con i migranti. Ma possiamo davvero credere che gli egiziani e i loro alleati difendano le nostre posizioni? Lo fanno soltanto quando coincidono con le loro.

Crediamo di influenzare il generale al-Sisi, in gravi difficoltà all’interno, ma piuttosto ne siamo influenzati. Certo, se gli egiziani e i loro amici ci aiutano a riportare a casa i quattro italiani rapiti tanto meglio ma questa, come tutte quelle libiche, è una vicenda intricata dove si intersecano partite diverse. Anche in Libia, come diceva “gola profonda” in “Tutti gli uomini del presidente”, follow the money, segui dove va il denaro: per capire come non vanno le cose sulla quarta sponda bisogna andare a Malta dove è in esilio la Banca Centrale che per mantenere una posizione di equidistanza, finanzia tutti, dal governo di Tobruk, riconosciuto dalla comunità internazionale, a quello nemico di Tripoli in mano agli islamisti di Alba Libica. Contando su riserve di valuta estera stimate dai 75 ai 100 miliardi di dollari, la Banca centrale continua a pagare stipendi e sussidi a tutta la popolazione e mantiene in vita le fazioni e le tribù armate. Ecco un altro dei paradossi libici al quale nessuno ha trovato un’alternativa: ma se ne parla così poco che c’è quasi da insospettirsi.

Fonte: IlSole24Ore