L’uscita dall’euro è un tabù per i grandi media e per buona parte dei politici. Ma è un atteggiamento incomprensibile alla luce di quel che sta accadendo nell’Unione europea. Draghi afferma che la moneta unica ha un grande futuro; sarà. D’altronde Draghi ha sempre ragione, per definizione. Come hanno sempre ragione la Commissione europea e il Fmi. Però se evochiamo le loro promesse ci accorgiamo che mai il futuro radioso da loro pronosticato si è realizzato. L’Italia continua a scendere, come dimostra da tempo Alberto Bagnai.
Durante l’ultimo convegno di Asimmetrie– l’associazione economica da lui fondata e di cui sono vicepresidente – presentò una relazione da cui traggo questo illuminante grafico:

 

IMG_0067

E allora, considerando che il Pil non cresce, a dispetto dei proclami renziani, sarebbe doveroso domandarsi se all’Italia convenga davvero restare nella moneta unica.
L’Europa chiederà lacrime e sangue ai cittadini italiani, ma poi? A giudicare da quel che accade in Grecia e in Portogallo e in Finlandia ci saranno altre lacrime e sangue, in un tormento senza fine, in un’illusione senza fine, in una paura senza fine.

Non si tratta di sostenere tesi preconcette ma di chiedersi responsabilmente quale sia la soluzione migliore per il Paese. Non converrebbe piuttosto affrontare subito lo choc di un’uscita dell’euro per poi ripartire davvero?

Domande scomode ma doverose, eppure scansate dai giornalisti perché imbarazzanti, troppo fuori dal mainstream. E dire che non ci vorrebbe molto. A me sono bastati appena due minuti e mezzo, intervenendo a “I conti in tasca” con Alfonso Tuor. Naturalmente su una tv privata svizzera (TeleTicino). Sulle grandi rete televisive italiane certe idee – salvo qualche lodevole eccezione (la7 e TGCOM24) – non le ascoltate mai. Sono pericolose.

Fonte: Il Giornale