In un’intervista esclusiva pubblicata su «Oltre l’euro. Le ragioni della sovranità monetaria», un volume uscito in questi giorni, che ho curato insieme a Alessandro Bianchi (Arianna editrice), l’ex Ministro degli Affari Esteri Gianni De Michelis, che firmò il Trattato di Maastricht, torna a parlare dopo diversi anni della fase che ha dato inizio alla stagione di cessione di sovranità del nostro Paese. Considerata l’autorevolezza della fonte abbiamo deciso di riportare per esteso alcuni passi. Il 1992 non è solo l’anno di Maastricht, del resto, ma anche di Mani Pulite, l’inchiesta che di fatto ha distrutto un’intera classe dirigente. Una coincidenza? E qui De Michelis si lascia alle prime rivelazioni: «Non so se quest’operazione fu un modo per favorire il vincolo esterno e la rinuncia alla sovranità del Paese. Ma il risultato è stato esattamente quello: attentare alla sovranità nazionale. Io, personalmente, il 7 febbraio del 1992, in qualità di Ministro degli Esteri, ho firmato il Trattato di Maastricht perché ritenevo che l’Italia sarebbe stato uno dei Paesi che ne avrebbe maggiormente beneficiato.Male scelte successive di Prodi con il Patto di Stabilità (1996-1997) e le nuove condizioni imposte per l’ingresso dell’euro hanno completamente rivoluzionato quello che avevamo firmato a Maastricht, prendendo così una direzione opposta». E ancora con riferimento ai parametri stabiliti: «Era stato scelto il parametro del 60% perché il totale del debito pubblico europeo era pari al 57% del Pil complessivo. Il parametro preveniva e limitava il pericolo che tra Maastricht e l’entrata in vigore dell’euro, che avvenne il primo gennaio del 1999,i Paesi potessero fare i furbi e aumentare il loro debito. Per questa ragione l’Italia avrebbe dovuto in quel momento puntare sul debito pubblico comune all’Europa. Ma con l’accettazione del Patto di Stabilità fece l’esatto opposto». Cosa spinse a questo improvviso cambiamento di linea? A determinarlo, secondo l’ex Ministro degli Esteri, furono condizionamenti esterni: «ci furono pressioni su Ciampi dalla Germania. Ciampi accettò condizioni che erano l’ esatto opposto di quello che si sarebbe dovuto accettare». A domanda precisa degli autori di «Oltre l’euro», De Michelis giudica poi «possibile» che l’ondata di privatizzazioni del Governo Amato, che di fatto determinò le condizioni con entrare nella zona euro, fosse un attacco voluto da potenze straniere per deindustrializzare l’Italia: «Sì.Questa è un’interpretazione possibile. Il Governo Amato non era un governo tecnico, era un governo politico, ma, nonostante questo,in realtà, si prestò allo smantellamento dello Stato imprenditore». La crisi economica degli ultimi anni e i rapporti con la Germania di Angela Merkel sarebbero stati gestiti in tutt’altro modo dalla classe dirigente della Prima Repubblica. Questa è la convinzione di De Michelis: «Avendo negoziato Maastricht, avremmo saputo trattare meglio la fase di ingresso nell’euro. E poi anche adesso avremmo saputo dare un’impronta politica alla gestione folle della crisi attuale che, attraverso l’austerità e le politiche da anni ’30, ha gettato un intero continente nella deflazione e disoccupazione di massa». La gestione attuale della crisi è sicuramente folle, se la vecchia classe politica avesse fatto meglio ha poco senso chiederselo. Peggio di così certo non avrebbe potuto fare. Con l’introduzione dell’Euro l’Italia ha distrutto il suo tessuto industriale e si è privata delle possibilità di avere una propria politica economica. Quanto dichiarato da Gianni De Michelis in Oltre l’euro getta, una lunga ombra su quello che è successo nel nostro Paese negli anni che precedono l’introduzione della moneta unica, e conferma una tesi sempre più condivisa: l’introduzione dell’Euro fu un’imposizione dall’esterno con forti pressioni tedesche sulle autorità italiane dell’epoca, soprattutto sull’allora Ministro del Tesoro e del Bilancio Ciampi. Ma sicuramente anche su Romano Prodi che era a Capo del Governo

Fonte: Libero