La televisione è de sinistra. Ma il contenuto dominante, invece – dice Gad Lerner , presentando il suo “Fischia il Vento” – è di destra. Il chiavistello imposto da Antonio Gramsci è saltato. L’egemonia culturale, chiamata a suggello della superiorità morale della sinistra capitola davanti a Paolo Del Debbio, a Gianluigi Paragone e a Nicola Porro.
Il nazionalpopolare – ancora una categoria strutturata secondo la lectio gramsciana – s’invera nel sentimento diffuso della destra, retrocede in sintassi e diventa “pancia”. Ed è l’argomento di Lerner con cui, raccontando la sua trasmissione ad Antonio Dipollina – per tramite di Repubblica – dà annuncio di un fatto ormai definitivo: “L’egemonia dei talk è passata alla destra”.
La televisione, intesa come comitiva di potere, resta dunque di sinistra. E’ sufficiente passare dalle parti del caffè Settembrini, a Roma (zona Rai), per avvistarvi i combattenti & reduci de Rai3, i produttori fichi da ‘a qualità, o gli autori tendenza Esquilino (la nuova Via Veneto) ma – sempre per dirla con Lerner – stanno ormai tutti “in soggezione”. Massimo Giletti li sovrasta.
Il messaggio, infatti, ha preso il sopravvento sul mezzo. Tutta quella cavalcata populista, avviata con Gianfranco Funari – la cui definizione della tivù è degna di Mino Maccari, “E’ come la cacca, si fa ma non si guarda” – è giunta, alfine, alla meta: la pancia, appunto. Ed è la cloaca da tutti ambita per impastare la malta del consenso.
La pancia sta al centro dell’elaborazione culturale di tutta Italia ma, al netto dei successi televisivi di professionisti chiamati a cavalcare la tigre, al netto di quella che Lerner definisce come “deroga” – di lessico, di sentimenti, di linguaggio – è questa trippa il punto forte della svolta davvero epocale.
Va, la panza, a capovolgere i ruoli della destra e della sinistra assoggettando quest’ultima al rango delle signorinelle orbe di marito e consegnare la prima, forte di un alfabeto basico ed emozionale, alla democrazia.
E’ l’agorà per eccellenza, la pancia. E la demagogia – puro bicarbonato in un intestino pronto a macinare pure le pietre – altro non è che un aperitivo di preludio alla sbornia democratica. E la destra, senza scomodare Aristofane o Menenio Agrippa, diventando democratica fa il tana libera tutti dove davvero uno vale uno ed è disgraziatissima cosa.
Il precetto d’identità d’Italia è il Rienzi (nel senso di Cola) più che Renzi (il Matteo in carica), con le budella intrise nella guerra fratricida. La più porca Italia è quella della pancia. E non meraviglia che il reportage di Concetto Vecchio a “Fischia il Vento” – i tifosi del Bayern issano uno striscione di benvenuto ai profughi dalla curva dello stadio di Monaco – registri un episodio altrimenti impossibile da noi perché a far conseguire i fatti alle parole, da Abbiategrasso a Canicattì, quell’uno che vale uno si risolve sempre in un rutto.
Disgraziatissima cosa, dunque, per la destra, essere diventata democratica. Non è un dettaglio che l’etimo sia a mezzadria con il demone in assoluto più pericoloso, il “demos”, ossia il popolo, ma la destra – diventata egemone – dimentica Ezra Pound: “Temi Iddio e l’idiozia della plebe”. Non più i Cantos, ma i talk. L’egemonia è compiuta

Fonte: Il Fatto Quotidiano