Flavio Briatore ha ragione. Detta così fa impressione ma sulla questione delle masserie in Puglia l’ha detta giusta. Deve andare ad aprire un Twiga – un locale – sulla costa di Otranto e in un convegno dal titolo generico “Prospettive a mezzogiorno” ha spiegato la sua idea del mondo e dunque del commercio: “Né prati, né musei ma lusso, servizi impeccabili e tanta movida”. Vuole i ricchi, Briatore. Vuole “un qualcosa” dove a un certo punto della stagione bella “un qualcuno” – un ricco, appunto – possa arrivarvi per spandere e spendere e beneficiare così gli altri, i pugliesi in questo caso. Una cosa dove gettare le cime per attraccare, dove poi mangiare, quindi passare il tempo, gozzovigliare ancora e trovare personale specializzato che conosca le lingue e sappia orchestrare la scienza fondamentale della “ospitalità”. Più professionalità, dunque. E meno estetica del pittoresco. La vetrina del turismo in Italia è la riviera romagnola dove, verbigrazia, non c’è certo l’ombra di un solo faraglione, né un solo trullo e un motivo deve esserci se è così e non altrimenti. Non per esempio in Salento, non a Vendicari, e non a Capo Vaticano.

Meno licei, più istituti alberghieri. Detta così fa impressione. Eppure Briatore ha ragione. A parte il fatto che sul Mezzogiorno vale la regola di Leo Longanesi – “Il problema del Mezzogiorno io l’ho risolto, mangio all’una” – nell’intervista che ha concesso a Stefano Zurlo sul Giornale di giovedì scorso, Briatore ha spiegato bene quello che in tanti, solo per riflesso condizionato, non hanno voluto capire crocifiggendolo a prescindere. Ha detto: “Il turismo è la nostra prima azienda, potrebbe garantirci almeno 6 o 7 punti di pil in più e invece siamo al palo. L’altro giorno a Otranto le spiagge erano vuote. Poche ore dopo ero a Mykonos e le spiagge erano piene. Ci sarà un motivo”. Ovvio che la Puglia, come del resto l’intero Meridione d’Italia, sia il luogo della magnificenza. La Puglia poi, rispetto a tutto il Mezzogiorno, è paradiso. Figuratevi il resto. Ma ecco il perché delle spiagge deserte: “Il Sud è indietro di trent’anni”.Il motivo, dunque. Questo ha detto Briatore. E ha più che ragione.

Michele Serra su Repubblica ha invocato, invece, “un sindacato dei ricchi che sporga querela contro Briatore”. L’argomento di Serra è conseguente a un fastidio tutto di pelle verso Briatore, reo di cafonaggine, ma una cosa sacrosanta l’ha proclamata, il Flavio in babbucce di caimano: “Ma le pare possibile”, ha detto ancora a Zurlo, “che uno debba scendere dall’aereo a Bari o a Brindisi e poi sorbirsi un’ora e mezzo di navetta per raggiungere le località più gettonate?”. Ha ragione. Non è giusto. E ciò vale per tutti i luoghi del disperato Sud le cui uniche infrastrutture urgenti restano ancora le strade, i porti, i servizi e un qualcosa dove un qualcuno sappia provvedere almeno a tenere pulito.

Fonte: Il Fatto Quotidiano