L’Albero della Vita è un simbolo antico quanto il genere umano: un simbolo archetipico, che conosciamo dall’antichità babilonese a quella vedica ecc. I cristiani lo hanno adattato alla Croce del Cristo, Arbor Vitae Crucifix Iesu. Ne vediamo una splendida raffigurazione nel mosaico pavimentale del duomo di Otranto.
La versione germanica di tale simbolo universale, l’Yggrasil delle saghe dell’Edda (il “Frassino del Mondo”), l’Irminsul dei sassoni distrutto da Carlomagno (Irmins Säule, Pilastro di Wotan, “la Colonna del Mondo”) ha ispirato anche Dante e Tolkien. Le conifere adorne di luci e di piccoli doni, simbolo della luce solare del Solstizio d’inverno, fanno parte da tempo immemorabile – come i loro stretti parenti, gli Alberi di Primavera ornati di ghirlande di querce – del folklore alpino centro-orientale. Non potendo sradicare quell’usanza pagana, dopo la Riforma iluterani inventarono la favola del dottor Lutero perduto in una foresta nella notte di Natale che aveva ritrovato la strada grazie a un miracoloso Tannenbaum adorno di luci. Per noi, l’Albero di Natale illuminato degli antichi germani è diventato il simbolo del Sol Iustitiae che dal solstizio del Dies Natalis Domini torna a irrorare la terra della sua forza. La Rivoluzione cristiana non elimina le Tradizioni: le rinnova, le informa di spirito nuovo.
Anche il Bambino Divino è un simbolo archetipico, venerato fino dai tempi dei misteri dionisiaci e dei miti di Zeus sul Monte Ida e di Ercole bambino. Ma il Vangelo lo ha rivisitato e fornendogli forma e significato nuovi. La arcane presenza dei magi, sacerdoti pagani, sono nel testo di Matteo per ricordarci che il Cristo non è venuto solo per i figli di Abramo, bensì per tutti gli uomini, ad adempiere la promessa dei Profeti (come l’Angelo insegna ai pastori ebrei) e a dare un senso a tutte le Tradizioni (come indica la Stella ai magi pagani).
Nel 1223 Francesco, che aveva appena sfiorato pochi mesi prima la Terrasanta senza aver la consolazione di vedere né Gerusalemme né Betlemme, fece di Greccio la sua Betlemme serafica e adorò il Bambino in una Sacra Rappresentazione che da allora si ripete in varie forme in tutto il mondo cattolico e che ha recuperato anche i simboli pagani del bue, dell’asino e dei magi.
L’albero e il presepio sono i nostri più cari simboli natalizi e li abbiamo sempre celebrati assieme. Ma se l’albero ha ragioni pagane più evidenti nella sua origine e una storia di laicizzazione consumistica più forte – il che non gl’impedisce naturalmente di entrare anche nelle nostre chiese – il presepio mantiene intatta la forza della sua origine cristica ed evangelica. Ma non può essere sgradito ai musulmani – l’Islam non è mai stato se non in parte aniconico –, anche perché onora quel Gesù che per essi è grande profeta e Rukhullah (“Spirito Divino” secondo il Corano), e onora anche la Vergine Maria (alla quale è dedicata la più bella delle sure coraniche) e i magi, anch’essi presenti nel Libro Santo dell’Islam.
Fino a pochi anni fa, ogni anno eravamo ad assister al tormentone di qualche insegnante che protestava contro il presepio nelle scuole come “simbolo clericale”, offensivo per gli alunni di famiglie laiche, contrario al carattere laico della scuola pubblica. Oggi, qualche furbastro ha deciso di nascondersi dietro agli scolari islamici, per evitar di offendere la sensibilità dei quali non si dovrebbe fare il presepio. E qualche imbecille ha esortato invece a fare il presepio non già a gloria di Dio, ma contro i musulmani, per ricordar loro che sono solo ospiti e per giunta poco graditi, per “difendere le nostre tradizioni”.
Bene. Molte comunità musulmane in tutta Italia hanno risposto con grande chiarezza, dichiarando che il presepio non le offende affatto: al contrario. Quanto alle nostre tradizioni, esse si onorano e si difendono con la preghiera e con quella Misericordia cui è dedicato l’Anno Santo Straordinario voluto da papa Francesco. Chi vuol onorare le nostre tradizioni partecipi alla liturgia del Natale e faccia opere di misericordia, non pensi a costruire assurdi presepi “antislamici”. Chi vuol onorare Gesù Bambino pensi ai Suoi tanti piccoli colleghi che oggi – come i Santi Innocenti fatti uccidere da Erode – muoiono di denutrizione o di mancanza di cure in Africa mentre le lobbies multinazionali sfruttano senza pietà le risorse di quel continente, oppure affogano davanti a Lampedusa o alle isole greche cercando presso di noi un riparo contro le guerre che noi abbiamo provocato e che finanziamo. E’ questa follìa criminale, figlia del desiderio di profitto, la vera nemica di tutte le Tradizioni.

Fonte: Dal suo blog