Occorre non farsi troppe illu­sioni. Il suc­cesso del nego­ziato a Losanna tra il gruppo del 5+1 e Teh­ran e l’accordo finale, ormai a por­tata di mano, da siglare entro la fine di giu­gno, non con­tri­bui­ranno ad allon­ta­nare la pos­si­bi­lità di una nuova e più deva­stante guerra in Medio Oriente. Le impor­tanti con­ces­sioni fatte dall’Iran — che in cam­bio della fine delle san­zioni eco­no­mi­che e diplo­ma­ti­che ha accet­tato di arric­chire l’uranio in un solo impianto (Natanz) — non pla­che­ranno chi mira a man­te­nere il con­trollo stra­te­gico della regione. Israele boc­cia l’accordo e, lo ha ripe­tuto anche ieri, non rinun­cia all’opzione mili­tare, ossia ad un attacco aereo con­tro le cen­trali ato­mi­che ira­niane. E le petro­mo­nar­chie del Golfo, con in testa l’Arabia sau­dita, ora si lan­ce­ranno in una corsa al nucleare. Il Paki­stan, che vive anche di aiuti eco­no­mici sau­diti, pre­sto potrebbe rea­liz­zare il desi­de­rio dell’alleata Riyadh di aprire impianti per la pro­du­zione di ener­gia ato­mica. Men­tre ieri dalla Sviz­zera giun­ge­vano le prime indi­scre­zioni sull’accordo qua­dro rag­giunto dal 5+1 e l’Iran, il mini­stro israe­liano dell’intelligence,Yuval Stei­nitz, stretto col­la­bo­ra­tore del pre­mier Neta­nyahu, ha pro­cla­mato che Israele deve con­tra­stare ogni minac­cia facendo ricorso alla diplo­ma­zia e all’intelligence ma — ha poi aggiunto peren­to­rio — «se non abbiamo altra scelta…l’opzione mili­tare è sul tavolo». Il mini­stro ha ricor­dato che il pre­mier Benya­min Neta­nyahu «ha detto chia­ra­mente che non con­sen­tirà che l’Iran diventi una forza nucleare». Quindi ha messo in chiaro che gli Stati Uniti non potranno fer­mare Israele se il suo Paese sce­glierà «l’opzione mili­tare». Per que­sto ha fatto rife­ri­mento all’attacco israe­liano con­tro il reat­tore nucleare di Osi­rak in Iraq nel 1981. «Quella ope­ra­zione non fu effet­tuata in accordo con gli Stati Uniti», ha ricor­dato Stei­nitz per enfa­tiz­zare che Israele si tiene le mani libere.

Sarà deci­sivo l’atteggiamento degli Stati Uniti. L’Amministrazione ame­ri­cana ha voluto l’intesa con l’Iran ma Barack Obama resterà meno di due anni alla Casa Bianca. E se oltre al Con­gresso i Repub­bli­cani con­qui­ste­ranno anche la pre­si­denza, il par­tito del pugno di ferro diven­terà ancora più forte e peri­co­loso. Peral­tro, alcuni degli “ideo­logi” della pas­sata Ammi­ni­stra­zione Bush, sono improv­vi­sa­mente rie­mersi dall’oblio in cui erano pre­ci­pi­tati in que­sti ultimi anni per tor­nare a bat­tere sul tam­buro dell’interventismo. Uno di essi, John Bol­ton, qual­che giorno fa sul New York Times, ha lan­ciato chiaro un appello alla guerra come unica solu­zione. Bol­ton, che più di ogni altro inco­rag­giò George W. Bush «ad espor­tare la demo­cra­zia» nel “Grande Medio Oriente” con le bombe sgan­ciate dai cac­cia­bom­bar­dieri, ha scritto che «l’inevitabile con­clu­sione è che l’Iran non rinun­cia al suo pro­gramma nucleare» e che le san­zioni eco­no­mi­che non sono riu­scite e non riu­sci­ranno ad impe­dire lo svi­luppo delle infra­strut­ture ato­mi­che di Teh­ran. La verità, ha affer­mato, è che «solo l’azione mili­tare, come i pas­sati attac­chi di Israele sui reat­tori nucleari in Iraq e Siria può otte­nere ciò che è neces­sa­rio». Bol­ton si è detto certo che gli Stati Uniti sono in grado di fare un lavoro appro­fon­dito di distru­zione ma anche Israele, da solo, «può rea­liz­zare ciò che è neces­sa­rio, in modo da gua­da­gnare tre-cinque anni di lavoro per un cam­bio di regime a Tehran».

Deter­mi­nante per chi non abban­dona l’idea di una solu­zione mili­tare alla “que­stione Iran”, sarà anche l’atteggiamento delle monar­chie e dei regimi sun­niti. Eyal Zis­ser, opi­nio­ni­sta di Israel HaYom, quo­ti­diano vicino al primo mini­stro Neta­nyahu, sot­to­li­nea il giu­di­zio total­mente nega­tivo che Israele e i Paesi del Golfo hanno nei con­fronti della linea dell’Amministrazione Obama di andare all’accordo con l’Iran. Le monar­chie arabe, pre­vede Zis­ser, non accet­te­ranno di avere l’Iran come parte della solu­zione della crisi medio­rien­tale. Per que­sto mondo arabo, scrive, i gruppi ter­ro­ri­stici sono una minac­cia ma per loro l’Iran è una «minac­cia esi­sten­ziale». I lea­der arabi, pre­vede Zis­ser, «sono dispo­sti a pren­dere l’iniziativa e a resi­stere alla sfida iraniana…Questo – con­clude — è uno svi­luppo molto posi­tivo per Israele».

Fonte: Il Manifesto