Se questo accordo sull’Iran passerà indenne, sia a Teheran che a Washington, si dovrà alla strategia di comunicazione concordata tra le parti a Vienna. È evidente che l’intesa sul nucleare non solo spariglia le carte in Medio Oriente ma è destinata da avere effetti ben oltre il quadrante regionale perché è stato il risultato di una mediazione che ha coinvolto tutte le potenze del Consiglio di sicurezza Onu più la Germania. Se è vero che le trattative sono state essenzialmente un faccia a faccia tra Stati Uniti e Iran, questa è la prima volta dopo molti decenni che si arriva a un risultato con la diplomazia multilaterale.

A Vienna si è parlato di tutto, di Medio Oriente, di Golfo, di Siria, di Libano, ma anche di equilibri globali, militari ed economici: questo è stato un vertice mondiale durato, nella sua parte essenziale, due anni, il vero fattore G della politica internazionale. Nessun G-7 o G-8 in tempi recenti aveva mai ottenuto risultati simili e forse neppure avvicinabili. Non a caso Obama ha ringraziato sia Putin che i cinesi.

La corsa agli affari e alle missioni in Iran fa parte di questa strategia di comunicazione. Non c’è giorno che non ci sia una dichiarazione: gli iraniani ieri hanno fatto sapere che sono stati già firmati contratti per due miliardi di dollari con aziende europee e presto verranno modificati i contratti petroliferi. Il ministro degli Esteri francese Laurent Fabius andrà a Teheran, seguito dall’italiano Paolo Gentiloni che è stato preceduto dal tedesco Sigmar Gabriel. Ma non importa chi arriva prima. Quello che conta in questa strategia è dare l’impressione all’ala dura del regime e agli altri attori regionali che non si torna indietro e che gli iraniani stanno già ottenendo risultati concreti: il messaggio di Vienna è che la macchina per riaprire l’Iran all’Occidente non si ferma, anche se le sanzioni in realtà non saranno tolte definitivamente prima del 2016.
In parallelo gli americani devono rassicurare i vecchi alleati, da Israele alle monarchie del Golfo. Anche il viaggio del presidente del Consiglio Renzi è stato importante: gli israeliani sanno perfettamente che abbiamo ottimi rapporti politici e d’affari con loro come con Teheran, eppure hanno elargito al primo ministro lodi sperticate. L’Italia, se guardassimo il bicchiere mezzo pieno, appare una media potenza esemplare: un amico di tutti e per tutte le stagioni.

E ora anche l’Alto rappresentante europeo Federica Mogherini ha annunciato un viaggio a Riad e Teheran: perché persino l’esangue Unione europea, che non viene mai a capo di nulla di quanto accade alle sue frontiere, ha avuto un ruolo positivo a Vienna. Ma non facciamoci illusioni: questa per il Medio Oriente, stritolato dal Califfato, dalla disgregazione di interi stati, dal terrorismo, da ondate di migliaia di profughi, sarà un’altra estate bollente e presto, forse, saremo chiamati a decisioni fatali, come sempre lo sono quelle tra una pace, fittizia e illusoria, e la guerra che lambisce le nostre sponde .

Fonte: Il Sole 24 Ore