Mercoledì scorso sono stato intervistato dal blog di Beppe Grillo sulla vicenda Volkswagen e il video è stato postato ieri. La mia analisi verte su tre pilastri:
1) la Volkswagen paga il prezzo dell’arroganza che contagia chiunque si sente troppo potente.
2) E’ assurdo che il controllato possa controllare se stesso, perché in fondo questo avveniva sui gas di scarico. E questa assurdità dimostra il potere delle lobby, vero male della nostra epoca.
3) E’ poco probabile che Volkswagen fosse l’unica a concedersi queste liberalità. Di solito sono condivise con i concorrenti. Pochi minuti fa è uscita la notizia che le autorità Usa hanno messo sotto controllo una ventina di modelli di Bmw, Chrysler, General Motors, Land Rover e Mercedes. Il che rende sempre più attuale il mio commento, che ripropongo come video qui sotto.

La vicenda della Volkswagen presenta diversi aspetti interessanti.
Il primo è che si può dire che la Volkswagen paga il prezzo dell’arroganza, paga il prezzo della supponenza ed è un errore storico che si ripete continuamente. Quando i Paesi o le grandi aziende si ritengono troppo potenti, troppo sicure alla fine perdono il contatto con la realtà, cominciano a pensare che tutti gli avversari siano molto inferiori a loro ed è esattamente in quel momento che di solito inizia il declino. I grandi imperi sono crollati così. Pensate alla sufficienza con cui gli inglesi hanno trattato un Gandhi. Pensate a come è crollato l’Impero Ottomano, pensate a come è crollato l’Impero Romano e pensate oggi come sta crollando l’impero della Volkswagen. Perché oggi, questo è un altro aspetto molto interessante, le grandi aziende, le grandi multinazionali, i colossi dei singoli settori, sono importanti tanto quanto se non di più i singoli Stati. E loro hanno veramente il potere di condizionare il sistema, hanno il potere di sentirsi e di andare oltre le regole.

Questa vicenda della Volkswagen è in fondo una vicenda emblematica di come le regole valgano per alcuni ma non valgono per tutti. Perché chi è molto grande ha il potere di condizionare tutto il sistema di controllo e di legislazione.
E’ assurdo oggi poter pensare che un controllo sulle emissioni di gas inquinanti possa essere affidato a chi produce le macchine. E’ talmente grossolana come cosa che si possono fare tanti esempi: è come chiedere a un criminale di certificare di non essere un criminale! Certo, questo è un esempio forse un po’ forte, ma rende l’idea Insomma se qualcuno deve essere controllato ci deve essere un controllore non il controllato stesso, come ovvio che sia. Invece per le case automobilistiche hanno ottenuto questo privilegio, con la conseguenza che vediamo oggi. Le grandi lobby internazionali e settoriali, hanno il potere di fare delle leggi che di solito puniscono i piccoli e i medi e favoriscono, proteggono i loro interessi. Un’altra questione molto importante riguarda il fatto che se tu smantelli i controlli, tu smantelli la credibilità di tutto il sistema. E’ quello che sta avvenendo nel caso della Volkswagen, ma se noi avessimo la forza e il coraggio di scavare ci accorgeremmo che questi tipi di normativa sono ripetuti in molti altri ambiti e che consentono sempre delle scappatoie a chi invece dovrebbe avere un atteggiamento molto più trasparente.

In questo ambito un altro aspetto interessante è: perché solo la Volkswagen è stata colpita? Se noi andiamo a vedere la genesi di questo scandalo, il lato bello è che è stato il frutto e l’opera di alcuni ecologisti autentici che si sono accorti che qualcosa non andava tra i dati dichiarati e quelli che poi loro misuravano per strada e sono riusciti a fare delle inchieste e a documentare questi loro sospetti trasferendoli alle autorità di controllo americane. Ma in forma anonima e conoscendo come va il sistema, il mondo economico, il mondo delle leggi e delle lobby , è difficile credere che sia solo la Volkswagen ad aver usato questi trucchi. Ci sono tante case automobilistiche, le regole valgono anche per loro e si sa che certe scappatoie vengono usate un po’ da tutti. La questione è perché nel mirino è finita solo la Volkswagen? Io a questa domanda non ho una risposta certa. In questo momento stanno nascendo diverse teorie, c’è chi pensa chi sia vittima di un complotto e che gli americani abbiano voluto punire i tedeschi. Tutto è possibile, però queste teorie vanno suffragate solo quando ci sono dei riscontri oggettivi che in questo momento io personalmente non ho. Resta il punto più importante: noi vogliamo che la nostra democrazia e l’economia di mercato siano davvero effettive, che ci sia parità di condizioni di inizio e di controllo bisogna far sì che questo tipo di scandali, questo tipo di anomalie che consente ad alcuni di poter controllare se stessi o di avere un potere così forte da avere la forza di condizionare i parlamenti, i governi o le autorità di vigilanza. Fino a quando questa parità di condizioni non verrà ripristinata noi credo che avremo dei danni permanenti e soprattutto vedremo inficiata la possibilità di crescita di sviluppo economico e anche di crescita sociale di cui abbiamo beneficiato negli ultimi 50 anni.

Fonte: Il Giornale