New York Times è l’unico media docile alla ferula israelo-anglosassone che ha osato riferire della vittoria diplomatica della Russia [1], quattro giorni dopo la visita inaspettata di John Kerry a Sochi, la città cara a Putin, Sochi, base turistica sul Mar Nero dove lo zar Putin ha investito oltre 50 miliardi di dollari per le Olimpiadi. Un simbolo. Secondo David Herszenhorn, la visita di Kerry è stata interpretata nel mondo come segno di resa degli Stati Uniti. Mi ero espresso nella stesso senso quattro giorni prima [2]. Non è possibile ignorare qualcosa di così grande! Siamo lontani dall’apoteosi di Obama quando si vantò di avere piegato l’economia russa e il suo “dirigente vanitoso” (sic) con la caduta dei prezzi del petrolio, provocando fuga di capitali, svalutazione del rublo e sanzioni europee [3]. Solo chiacchiere e distintivo, Putin non è più l’Hitler di Hillary e, secondo Obama, il terzo pericolo per l’umanità dopo ebola e jihadisti. Kerry non ha osato toccare il contenzioso sulla penisola altamente strategica della Crimea, indicandone l’effettiva consegna al suo proprietario storico.

Si va verso l’abbandono dell’Ucraina occidentale usurpata dal colpo di Stato di Victoria Nuland, la bellicosa sottosegretaria di Stato israelo-statunitense? Obama volendo isolare tutti si ritrova isolato, con la grande parata militare che ha illustrato la partnership strategica (non ancora alleanza militare) tra Cina e Russia, senza perdere di vista India e due potenze medie che contano nella geostrategia: Khazakstan ed Egitto. Secondo David Herszenhorn, Obama ha preso il comando dell’assalto occidentale per punire Putin per l’intervento in Ucraina, espellendo la Russia dal G8. Nel migliore stile da judoka cintura nera e ottimo giocatore di scacchi, abbiamo visto Vlady contrastare olimpicamente gli attacchi di Stati Uniti ed alleati europei, e dimostrare chi veramente conta sulla scena mondiale.

A metà dicembre, gli Stati Uniti lanciavano la loro macchina finanziaria per piegare la Russia e il rublo, ma sotto il tavolo vi era la finanza colossale della Cina che ha sventato il colpo di Stato, fa capire l’inglese Alastair Crooke, membro del think tank Conflicts Forum [4]. La Russia ha proposto di piegare il dollaro risommergendolo nella grave crisi del 2008, ma la Cina non l’ha seguita. Ciò indica che Pechino non intende essere antagonista di Washington, in questa fase tripolare, mentre i cinesi emergono trionfanti. Sempre secondo David Herszenhorn, il “leader supremo” (sic) Putin ha sempre confuso avversari, stranieri o nazionali, e ancora una volta appare, nell’ultimo confronto con l’occidente, come un eroe nazionale, ritto sui suoi stivali, al comando e senza cedere di un pollice, soprattutto sulla Crimea, gioiello della corona. E non è lontano dall’essere il vincitore nel confronto con l’occidente.

Il nostro giornalista cita il russofobo Rojansky Mathew, direttore dell’Istituto Kennan che, a mio parere, non ha ereditato la leggendaria saggezza di George Kennan [5] di Washington, che sottolinea che il rafforzamento di Putin sarebbe illusorio, perché l’economia russa è in recessione e resta pericolosamente dipendente dall’approvvigionamento di energia in un momento in cui la maggior parte degli analisti considera le prospettive a lungo termine sui prezzi di gas e petrolio sono disastrose. Un pio desiderio, riduzionismo volgare degli economisti finanziaristi che prendono i propri desideri per realtà… Credo che i geostrateghi statunitensi, dei dilettanti, siano troppo concentrati sulla guerra finanziaria, che potrebbe spazzare una repubblica delle banane ma non la Russia superpotenza nucleare. Come è possibile che il New York Times ammetta che le sanzioni occidentali sembrano aver fallito? Forse Kerry affronta la fronda nell’Unione europea, desiderosa di por fine a sanzioni controproducenti? Crono e Icaro, che sfidò le leggi della gravità a Creta, sono alleati in Ucraina occidentale e hanno portato sull’orlo del collasso il regime golpista neonazista di Kiev incarnato dal duo Petro Poroshenko, cioccolataio (che novità) piazzato dalla Germania, e l’infantile primo ministro Arsenij Jatsenjuk, burattino manipolati dall’amazzone Victoria Nuland che ha alquanto sbagliato i calcoli, perché la guerra finanziaria contro la Russia rovina l’Ucraina.

Dal punto di vista di David Herszenhorn, il sottile cambiamento di Obama è un riconoscimento pragmatico che la politica d’isolamento economico e diplomatico della Russia è un fallimento. Cita Viktor A. Kremenjuk, vicedirettore del think tank USA-Canada Institute legato alla prestigiosa Accademia delle Scienze Russa, che ammette che il Cremlino ha resistito alle sanzioni introducendo contro-sanzioni. Tutto ciò mentre Putin continua a collaborare con gli Stati Uniti nei contenziosi su Siria, Iran, Corea democratica e Yemen, agitando solo la minaccia di ritirarsi dai negoziati sulle armi nucleari e convenzionali, che Kerry usa come foglia di fico per giustificare la visita a Sochi. Paul Craig Roberts, ex-assistente alla segreteria del Tesoro di Ronald Reagan, ha detto che gli Stati Uniti inviarono John Kerry in Russia per fare accattonaggio [6]. Quindi, se Obama molla l’Ucraina, in cambio di cosa? Che dire di Francia e Germania relegate dagli Stati Uniti da Minsk II a Sochi? David Herszenhorn non ha nemmeno letto il suo giornale; non sa del monito di Vlady nella storica conferenza di Monaco di otto anni fa [7].

Aveva annunciato il fallimento di tutte le dilettantesche politiche dell’amministrazione Obama, mentre il miglior geostratega degli USA di tutti i tempi, George Kennan, avvertì che era un grave errore soffocare la superpotenza nucleare Russia [8]. A mio avviso, il problema degli Stati Uniti è che la politica estera è nelle mani di spavaldi neofiti da bistrò, mentre la generazione precedente si estingue: Kissinger ha 91 anni, Brent Scowcroft 90, Brzezinski 87 e il texano James Baker III 86. E più temerari fra questi è il russofobo Brzezinski. Oggi la politica estera degli Stati Uniti è in ostaggio dai media israelo-anglosassoni e dei loro loquaci clown notturni che ci affliggono sui talk show e non sanno nemmeno che cosa sia una testata nucleare posta su un missile intercontinentale russo Topol-M, togliendo ogni voglia di ridere all’umanità. A Mosca non sarebbero rassicurati dalla ritirata strategica degli Stati Uniti dall’Ucraina, mentre gli alleati di Vicky Nuland nei Balcani, con a capo il mega-speculatore George Soros, burattino dei banchieri schiavisti Rothschild, istigano la rivolta islamica in Macedonia: il nuovo fronte israelo-anglosassone contro la Russia.

Fonte: Rete Voltaire