Nel giro di una settimana tutti i leader occidentali, uno dopo l’altro, hanno rinunciato all’obiettivo perseguito insieme per quasi cinque anni: rovesciare la Repubblica araba siriana e il suo presidente democraticamente eletto, Bashar al-Assad.

Bisogna riconoscere che se tutto è cambiato dalla firma dell’accordo 5+1 con l’Iran non è semplicemente a causa delle volontà della Guida Suprema (l’Ayatollah Ali Khamenei, ndt) né del presidente Putin, ma anche perché esse sono coordinate con la volontà della Casa Bianca.

Durante il primo semestre del 2012, gli Stati Uniti e la Russia avevano constatato l’assurdità del progetto di presa del potere dei Fratelli musulmani − la “primavera araba” − e immaginato una nuova spartizione del «Medio Oriente allargato» che hanno cominciato a concretizzare con la conferenza di Ginevra. Ma il presidente Obama si è dimostrato incapace di onorare la sua parola. Una settimana dopo, Hollande ha chiamato gli «Amici della Siria» a riavviare la guerra, Kofi Annan ha rassegnato clamorosamente le dimissioni dalle funzioni di mediatore, mentre Francia, Qatar, Giordania e Israele lanciavano l’operazione “Vulcano di Damasco” e assassinavano i capi del Consiglio Nazionale di sicurezza (CNS) siriano.

Molto in breve, è emerso che il Segretario di Stato Hillary Clinton, il direttore della CIA David Petraeus e il nuovo direttore del Dipartimento per gli affari politici dell’ONU Jeffrey Feltman tenevano le fila fin dall’inizio. È stato necessario attendere la fine della campagna elettorale statunitense e la rielezione di Obama per arrivare ad arrestare — nel senso poliziesco del termine – il generale Petraeus e a licenziare Hillary Clinton. Quanto a Feltman, è rimasto nell’ombra e ha continuato il sabotaggio della politica della Casa Bianca, assicurando agli uni e agli altri, tramite i suoi subalterni Lakhdar Brahimi e Staffan De Mistura, che la Repubblica siriana sarebbe stata sconfitta e che prima o poi sarebbe stata costretta a una resa totale e incondizionata.

La politica di Obama (distensione con la Russia e rotazione delle truppe statunitensi verso l’Estremo Oriente) è stata brutalmente vanificata dal successo della “rivoluzione colorata” in Ucraina nel novembre 2013. Questa operazione, che ha completato il processo di distruzione dell’Ucraina e l’isolamento della Russia partito dal crollo dell’Unione Sovietica, è stata avviata all’insaputa della Casa Bianca. Gli Stati Uniti preparano le loro operazioni segrete con anni d’anticipo e le innescano quando ne avvertono l’opportunità politica. Stavolta qualcuno ne ha dato l’ordine senza consultare il Consiglio di Sicurezza Nazionale USA. Il risultato è stato una crisi senza precedenti, l’indipendenza della Crimea che ha rifiutato il colpo di Stato, la sua annessione alla Federazione russa, la rivolta del Donbass e di Lugansk, le sanzioni occidentali contro Mosca e le sanzioni a sua volta della Russia contro l’Occidente. In breve, l’interruzione di tutti i rapporti Est-Ovest.

Stranamente, Obama sembrava essersi lasciato imporre dai suoi “falchi” una politica che non aveva scelto. Tuttavia ha segretamente continuato le trattative cominciate con l’Iran all’inizio del suo secondo mandato. Le cose si sono trascinate a lungo ed è stato necessario attendere fino al luglio del 2015 per raggiungere un accordo [1].

Da allora stiamo assistendo a un disgelo tra Washington e Mosca, a una soluzione della crisi ucraina − gli accordi di Minsk II stanno cominciando a essere applicati mentre la Russia ha firmato, il 26 settembre, un accordo per la fornitura di gas all’Ucraina − nonché a una svolta politica nel Vicino Oriente. Ci ritroviamo di fatto nella posizione in cui eravamo il 30 giugno 2012, quando fu pubblicato il comunicato di Ginevra. Solo che nel corso di questi tre anni la Siria è stata in gran parte distrutta e ha perso più di 200 mila anime, i Fratelli Musulmani hanno proclamato quel califfato per cui fanno il jihad dal 1928, mentre la loro ambizione minaccia ormai l’intera regione.

In ogni caso, la resistenza del popolo siriano e dei suoi alleati − soprattutto Hezbollah (partito politico sciita del Libano, ndt)− e la determinazione di Iran e Russia hanno dato a Obama il tempo per diventare signore in casa propria. L’ex braccio destro di Petraeus, il generale John Allen, che era riuscito a sfuggire all’epurazione del novembre 2012, è stato congedato. Ha comandato la coalizione “anti”- Daesh (ISIS). E le carte di Feltman circolano tra i membri del Consiglio di sicurezza.

Uomini coraggiosi e saggi hanno impedito che questo conflitto artificiale, la “primavera araba”, degenerasse in terza guerra mondiale.

Fonte: Rete Voltaire