«A che ora arriva la dichiarazione “ora faccio uno scandalo” di Matteo Salvini?». Ieri è arrivata abbastanza presto per comparire sui social e nei notiziari tv. Appena divulgata la notizia della morte di Ciampi, Salvini non ha voluto deludere gli aficionados del genere. Non è lui il re del controcantismo, del bastiancontrarismo hard, dello sberleffo sguaiato durante i solenni funerali, della demolizione di ogni garbo associato ipso facto all’ipocrisia politically correct, l’emulo di Trump che vuole superare in decibel il suo maestro, della parola scandalosa al momento giusto, di quello che trascina da solo il peso immane, come Sisifo che se ne va su e giù, dell’anticonformismo programmatico? Per cui subito, non c’è un minuto da perdere, chiamare un’agenzia, postare su Facebook, cercare un microfono: c’è da dire qualcosa sul Ciampi appena defunto, cercare la parola giusta che suoni come un trauma per i benpensanti (che ci cascano sempre).

Ecco, trovata l’espressione che farà tremare di indignazione le anime pie: «Ciampi un traditore da processare». Una sparata che non vuol dire niente, ma sai che rumore, la scemenza clamorosa, le parole in libertà camuffate da tonitruante dichiarazione politica. Che vita quella del cercatore di rumore. Diventare ovvio, scontato, prevedibile come la constatazione che d’inverno fa freddo o come la polemica annuale sul Natale consumista. Fare il solito numero come Alberto Sordi in «Un giorno in pretura»: «facce Tarzan». Salvini, fai quello brutto e cattivo, spara una delle tue, fai presto mi raccomando, non ti far bruciare sul tempo da qualche tuo seguace zelante. Vomita su un ex presidente della Repubblica appena scomparso. Picchia duro altrimenti non ti si sente, come in una birreria affollata di avventori alticci. La dichiarazione alticcia, subito: altrimenti che delusione.

Fonte: Corriere della Sera