Per tornare alla grandeur politica di un tempo e proiettarsi verso il Medio Oriente la Russia di Putin sa come fare e non lesina mezzi finanziari e diplomatici. Il leader del Cremlino e i presidenti di Turchia e Palestina, Tayyip Erdogan e Abu Mazen, hanno inaugurato a Mosca una delle moschee più grandi d’Europa, un maestoso tempio bianco e celeste dalle cupole dorate che sorge a due passi dallo stadio Olimpiiski dove si disputarono i giochi del 1980. In Russia i seguaci dell’Islam sono 23 milioni e Putin ha deciso di accompagnare il loro destino con questo tempio.

Ma c’è naturalmente molto altro. Mentre Putin attaccava il Califfato perché “non rappresenta il vero Islam” ha incontrato Erdogan. I due sono divisi sulla sorte di Assad in Siria e Mosca ha chiarito con il nuovo dispiegamento militare sul terreno che non intende abbandonarlo senza una “road map” sul futuro del regime. Le posizioni tra Russia e Turchia sono meno distanti di quanto appare: sono accomunate dal progetto di gasdotto Turkish Stream, da un interscambio miliardario, ma soprattutto la Russia potrebbe garantire ad Ankara che non ci sarà uno stato curdo ai suoi confini, il vero incubo strategico di Ankara.

Putin ed Erdogan possono apparire una strana coppia, in realtà ci potrebbe essere una “divisione del lavoro”: Mosca bombarda l’Isis e i nemici di Assad, la Turchia i “suoi” curdi, con Israele d’accordo a montare la guardia al Golan. Non è uno scenario certo ma possibile mentre Stati Uniti ed Europa non sanno che fare, né come e neppure perché. L’Italia, tenuta ai margini dai suoi alleati, galleggia nel Mediterraneo con olimpica irrilevanza.

Fonte: IlSole24Ore