I negoziati 5 + 1 vanno per le lunghe . Dopo i problemi di salute di Kerry e Zarif, ogni sorta di pretesto è stato sollevato per rinviare la firma dell’accordo. Tuttavia, né Washington né Teheran sembrano prese dal panico. Al contrario, tutto funziona come se il problema non fosse tra gli Stati Uniti e l’Iran, ma tra loro e il Consiglio di Sicurezza. Ho qui rivelato i negoziati segreti tra Israele e l’Arabia Saudita per adattarsi alle conseguenze dell’accordo [1]. Non dispongo di informazioni altrettanto precise sull’iniziativa russa, ma possiamo dedurla nelle sue grandi linee. L’accordo statunitense-iraniano [2] è la seconda migliore strategia per il presidente Obama dopo il fallimento della spartizione del «Medio Oriente allargato» con la Russia, nel 2013 [3]. In occasione della prima conferenza di Ginevra sulla Siria (ma senza di essa), Washington puntava ad affidare a Mosca il compito di arginare i paesi arabi e garantire la sicurezza di Israele, dove risiedono oltre un milione di ex sovietici. Tuttavia, questo piano è fallito, non tanto per colpa dei russi, ma a causa delle divisioni in seno all’amministrazione Obama. Quelli ossessionati dalla guerra fredda, in testa Hillary Clinton e il generale David Petraeus, sabotarono l’accordo. È quindi del tutto logico che Mosca oggi si assicuri che i negoziati statunitensi-iraniani non siano fatti a spese spese. Quali sono gli obiettivi strategici della Russia? A livello globale, la Russia e la Cina continuano il loro progetto volto a creare percorsi continentali che garantiscano la loro libertà economica. Mentre gli Stati Uniti stanno cercando con tutti i mezzi di impedirli per poter mantenere il dominio del mondo attraverso il controllo delle rotte marittime (teoria del «controllo degli spazi comuni»). [4]

Il gas contro le armi
Per quanto riguarda il «Medio Oriente allargato» [5], la Russia considera che il proprio interesse consista nell’avere al suo confine meridionale un Iran abbastanza forte da impedire un’invasione filo-occidentale, ma non troppo forte da tornare ai fantasmi dell’impero persiano. Vladimir Putin oggi intrattiene ottimi rapporti sia con la Guida della Rivoluzione, l’Ayatollah Khamenei, sia con il Presidente della Repubblica, lo sceicco Rohani. Ha preso atto sia dei successi militari dei Guardiani della Rivoluzione in Palestina, in Libano, in Siria, in Iraq e in Bahrain, così come del formidabile sviluppo industriale dell’Iran. Più volte alla settimana, emissari russi, formali o informali, si recano a Teheran per scambiare informazioni politiche, ma anche militari ed economiche. La Russia è preoccupata per le conseguenze della prossima vendita del gas iraniano all’Unione europea; un progetto che è stato originariamente ideato dagli Stati Uniti in modo che Bruxelles potesse fare a meno del gas russo. Ma nello spirito di Mosca, questo rischio esiste solo a breve termine, poiché la Russia si distoglierà gradualmente dall’Unione europea e, a medio termine, venderà il suo gas alla Cina. Il rischio per le finanze russe esiste quindi solo per un periodo inferiore a 5 anni, o meno; giusto il tempo di costruire o rafforzare i gasdotti attraverso la Siberia. Per compensare la vendita di gas iraniano al posto del gas russo verso l’Europa occidentale, Teheran si è quindi impegnata ad acquistare per somme considerevoli armamenti russi. Si tratterà principalmente di missili antiaerei S-400, in grado di distruggere qualsiasi aeromobile in volo. Tuttavia, questo accordo si trova in contrasto con la risoluzione 1929 del Consiglio di Sicurezza, che vieta l’esportazione di armi all’Iran [6]; una risoluzione che il presidente Medvedev aveva deciso di sostenere e applicare provocando una crisi con l’allora suo primo ministro Vladimir Putin. È per questo che lo stesso Vladimir Putin oggi domanda che questa risoluzione sia abrogata prima della firma dell’accordo 5 + 1. Questo punto non dovrebbe offendere Washington, ma aumenterà la divisione del mondo in due blocchi.

Il terrorismo
L’altro interesse strategico russo in questa materia è il futuro di Daesh. Non vi è più dubbio che l’organizzazione terroristica, ora controllata dalla Turchia e finanziata da una parte della famiglia reale saudita, è pronta ad abbandonare l’Iraq e la Siria per schierarsi nel Caucaso russo. Dal settembre 2014, la leadership della Emirato islamico è stata epurata dei suoi ufficiali magherebini. Sono stati quasi tutti sostituiti da ex sovietici, soprattutto georgiani e uzbeki. Attualmente, le comunicazioni interne degli ufficiali di Daesh, attraverso i walkie-talkie, non sono più in arabo, ma quasi sempre in russo; gli jihadisti sono solo carne da cannone. Mosca deve dunque eliminare Daesh attualmente nel “Vicino Oriente”, o dovrà combatterlo sul proprio suolo, domani nel Caucaso. Ecco perché la Russia ha convocato una delegazione siriana a Mosca. Con grande sorpresa del ministro degli Esteri siriano, Walid Moallem, la delegazione non ha discusso con il suo omologo russo, Sergei Lavrov, ma è stata ricevuta dal Presidente Putin, il 29 giugno, Questi l’ha accolta calorosamente in pubblico, alla presenza della stampa, per consegnargli un lungo discorso che indica il progetto russo: la Siria deve avvicinarsi all’Arabia Saudita, alla Giordania e alla Turchia per eliminare Daesh . Poi, Moallem è stato invitato a prendere la parola alla conferenza stampa a fianco del Presidente Putin, senza aver mai avuto la possibilità di rispondergli. Chiaramente, la Russia aveva segretamente discusso di questo progetto non solo con l’Arabia saudita [7], la Giordania e la Turchia [8], ma anche con l’Iran. Ha tenuto a dimostrare al resto del mondo di essere in grado di dettare la sua politica alla Siria. Quest’ultima, benché sconcertata dal piano russo, non può non trovarvi un suo tornaconto dal momento che segnerebbe la fine della guerra. Inoltre, il piano russo corrisponde alla posizione siriana che, da gennaio 2014 e la seconda conferenza di Ginevra (dov’era invitata a differenza della prima conferenza), fa appello all’unità internazionale per far fronte al terrorismo. Una posizione che non ha smesso di far sogghignare, visto che gli jihadisti sono sostenuti, sotto il nome di «opposizione moderata» siriana… dall’Arabia Saudita, la Giordania, la Turchia, e, in generale, dalla NATO.

Il piano russo e realizzabile?
Il piano russo, che è nell’interesse di tutti gli Stati del “Medio Oriente allargato”, contravviene tuttavia agli accordi già negoziati tra i sauditi e gli israeliani. Inoltre, esso priva la Turchia – e quindi la NATO – della sua carta principale: il controllo dello jihadismo internazionale. La sua attuazione dipende dall’equilibrio interno di ciascuno Stato implicato; un tema che comprende moltissime incertezze, ma di cui i servizi russi devono essere ben informati. In realtà, il piano russo solleva la questione della sincerità degli Stati Uniti. Vogliono davvero la pace nel “Medio Oriente allargato” (per trasferire le loro truppe in Estremo Oriente) e sono pronti per questo a privarsi di Daesh come futura arma contro la Russia? È per questo che le consultazioni continuano. Il presidente Rohani si è recato in Russia in occasione del vertice BRICS e dell’Organizzaione di Cooperazione di Shanghai a Ufa, il presidente Putin si recherà in visita in Turchia prima della formazione del nuovo governo o le prossime elezioni parlamentari, mentre il re Salman dell’Arabia Saudita è atteso a Mosca.

NOTE

[1] «Esclusivo: i progetti segreti di Israele e Arabia Saudita», di Thierry Meyssan, Rete Voltaire, Megachip, 22 giugno 2015.
[2] «Come diventerà il Vicino Oriente dopo l’accordo tra Washington e Teheran?», di Thierry Meyssan, Rete Voltaire, Megachip, 18 maggio 2015.
[3] «Obama e Putin si spartiranno il Medio Oriente?», di Thierry Meyssan, Оdnako (Russia), Rete Voltaire, 23 febbraio 2013.
[4] “The Geopolitics of American Global Decline”, by Alfred McCoy, Tom Dispatch (USA), Voltaire Network, 22 giugno 2015.
[5] «Quale ruolo per la Russia in Medio Oriente?», di Thierry Meyssan, Оdnako (Russia), Rete Voltaire, 1 agosto 2010.
[6] «Résolution 1929 du Conseil de sécurité», Réseau Voltaire, 9 giugno 2010.
[7] «Arabie saoudite et Russie : nouvelle prise de contact», par Boris Dolgov, Strategic Culture Foundation (Russia), Réseau Voltaire, 9 giugno 2015.
[8] «Come Vladimir Putin ha ribaltato la strategia della NATO», di Thierry Meyssan, Оdnako (Russie), Rete Voltaire, Megachip, 8 dicembre 2014.

Fonte: Globalist