Da molti anni gli ambienti Nato, e per primi quelli della politica e della difesa Usa, si chiedono senza troppi riguardi se l’Europa convenga all’Alleanza. Com’è noto, gli americani da soli provvedono al 73% del fabbisogno economico della Nato e continuano a esortarci, peraltro invano, ad aumentare le nostre spese militari. Nel 2015, secondo lo studio dello European Leadership Network, solo due Paesi, ovvero Usa e Lituania, hanno davvero raggiunto la soglia del 2% del Pil in spese militari che ogni Paese dell’Alleanza è impegnato a toccare. La Polonia dovrebbe arrivarci entro il 2016, la Lettonia entro il 2020. Anche Romania e Norvegia stanno spendendo di più. Per il resto, e soprattutto tra i grandi Paesi come Francia, Gran Bretagna e Germania, spese militari inalterate o in via di riduzione.

C’entra la crisi economica, ovviamente, e il taglio costante e progressivo ai bilanci pubblici che tutti i Governi hanno voluto o dovuto applicare. Ma forse c’entra anche una domanda che pochi osano esprimere ad alta voce e che va nel senso opposto: la Nato conviene ancora all’Europa? In altre parole: l’Alleanza Atlantica fa davvero i nostri interessi di europei?

Proviamo a fare qualche esempio. L’intervento Nato in Libia nel 2011, con la missione Unified Protector partita il 25 marzo, ha giovato all’Europa? Gli attacchi aerei e missilistici contro l’esercito di Gheddafi furono giustificati con l’esigenza di tutelare la popolazione civile dalla vendetta del Rais. Ma dov’è finita la Nato subito dopo, quando la caduta del regime ha lasciato proprio la popolazione civile in balia delle milizie e persino dell’Isis? Dov’è ora, la Nato? Insomma, dove si è cacciata l’Alleanza quando l’emergenza umanitaria si è davvero ingigantita?

Nato e rischio Europa
Per quanto poi riguarda noi, è chiaro che aver abbattuto Gheddafi (qualunque fosse il giudizio politico e morale sulla sua dittatura) ha fatto un grave danno all’Europa. I flussi migratori sono diventati ancor più incontrollati, le organizzazioni criminali che su quei traffici prosperano si sono allargate, il terrorismo islamico ha conquistato terreno. I Paesi del Sud Europa, primo fra tutti l’Italia, hanno dovuto affrontare nuovi rischi e nuovi impegni, anche ma non solo (pensiamo all’accoglienza e all’integrazione dei migranti) finanziari. Tutto il continente ha dovuto fare i conti con un problema, quello dei migranti, che ha seminato paura e divisioni, fino a minacciare la stessa coesione interna della Ue.

È questa la Nato per cui gli europei dovrebbero spendere? Altro esempio. Qualche giorno fa la Nato ha inaugurato, in Polonia e Romania, il sistema di intercettazione anti-missile Aegis Ashore, quello che chiamiamo scudo stellare. I vertici dell’Alleanza sostengono che servirà a coprire l’Europa rispetto a eventuali attacchi da Sud di Paesi canaglia, di cui però si stenta a tracciare il profilo. La Turchia? No, è un membro Nato. L’Iran? Ma abbiamo appena firmato un trattato che scongiura sviluppi nucleari. L’Iraq? La Siria? L’Arabia Saudita? Andiamo…

Diciamolo francamente: sembra una frottola. Comunque sia, i russi non ci credono, si sentono aggrediti e cambiano la loro dottrina militare, puntando i missili sull’Europa. Ci conviene, questa politica della Nato? Visto che siamo noi europei a trovarci, ora, nel mirino dei russi con i quali non avevamo problemi, non dovremmo poter spendere una parola in proposito? Polonia e Romania, che si misero d’accordo per avere lo scudo già nel 2008 (molto prima, quindi, della guerra in Ucraina), si sono consultate in qualche modo con Bruxelles? Dopo tutto, la Polonia incassa 15 miliardi netti l’anno dalla Ue (cioè dal bilancio che si forma con i denari versati da tutti gli altri Paesi Ue) e la Romania 4,5. Perché l’intero continente deve subire una politica militare decisa dai vertici Nato e dai Governi di due singoli Paesi?

Pare dunque più che legittimo che i Paesi europei, al momento di spendere per accontentare i generali dell’Alleanza Atlantica, vadano con piedi di piombo. E che i cittadini europei, primi beneficiari ma anche primi sostenitori di tanta potenza militare, possano avere garanzie sul fatto che tutti capiscano che, come diceva anni fa uno slogan pubblicitario, la potenza è nulla senza controllo.

Fonte: Avvenire