Venezia -Per polizia e carabinieri ieri al Lido poteva essere un pomeriggio di un giorno da cani, con l’arrivo in massa dei manifestanti della «Marcia delle Donne e degli Uomini Scalzi» lanciata da Sinistra Ecologia e Libertà per portare sotto i riflettori della Mostra del cinema l’attenzione sulle politiche migratorie internazionali, e per la contemporanea la calata dei fans di Vasco Rossi, vera star del festival, protagonista di un transennatissimo e affollatissimo evento in Sala Grande.

É finita con una rappresentanza dei manifestanti scalzi a sfilare simbolicamente sul red carpet, un po’ salutata un po’ fischiata dalle impazienti groupies del Komandante al grido di «Vasco, Vasco». Il festival accoglie tutti, basta mettersi in fila sul tappeto rosso. C’è un photocall per tutti.

La chiamata, giorni fa, l’aveva fatta il «Comandante» Nichi Vendola, twittando l’ hashtag #MigrantMarch per sostenere l’appello di un gruppo di uomini di cultura e di spettacolo che vuole aiutare chi fugge dalla povertà e dalla guerra, secondo tre punti-chiave: accoglienza rispettosa per tutti, smantellamento dei luoghi di concentrazione dei migranti e creazione di un sistema unico di asilo in Europa. Firmato: la meglio intellighenzia italica. Lucia Annunziata, Don Vinicio Albanesi, Marco Bellocchio, Elio Germano, Gad Lerner, Valerio Mastandrea, Roberto Saviano, Jasmine Trinca, Marco Paolini… Chi li ha visti?

Appuntamento, ieri, al Lido di Venezia – centro dell’iniziativa da cui altre marce si sono irradiate per una settantina di città, da Mantova a Palermo – per marciare scalzi e cantanti dall’imbarcadero di Santa Maria Elisabetta fino al Palazzo del Cinema. Un migliaio di persone in fila, guidate dal regista padovano Andrea Segre – 39 anni e ricca filmografia in carriera sulla marginalità di etnie, popoli e culture – e seguite dalla stampa nazionale, per dare colore e sapore al secondo weekend della Mostra, quando la gente se ne sta andando via, i baracchini degli spritz si svuotano e negli alberghi si liberano le camere. Qualsiasi evento va bene a rianimare il Lido, senza troppe distinzioni fra le ragazzine di Vasco Rossi e i ragazzoni dei Centri sociali. Un po’ per questo, un po’ per reale solidarietà ai migranti, un po’ per evitare proteste eclatanti che potessero disturbare la sfilata serale delle star, la Mostra ha «riconosciuto» (senza però firmare l’appello) la manifestazione di Vendola&soci. Permettendo a un piccolo gruppo di Donne e Uomini Scalzi, alle 18.30 spaccate, l’onore e i flash del red carpet. A piedi nudi sul palco.

Tappeto rosso e Pieds-noirs , i manifestanti scalzi erano sbarcati dai vaporetti con calma e chiamati a raccolta alle 17. C’erano tutti, e anche tanti. Tranne gli intellettuali. Scaltri più che scalzi. Mastandrea era già tornato a Roma, Elio Germano non è mai partito, Alessandro Gassmann era girata voce che ci sarebbe stato ma non si è visto, Soldini si stava preparando per il suo di red carpet, mentre Valeria Golino, qui star del giorno come protagonista dell’ultimo film italiano in concorso « Per amor vostro », ha detto di appoggiare simbolicamente la marcia postando foto dei suoi piedi nudi. Poi ha infilato il tacco ed è entrata in sala. Alla fine, gli unici intellettuali «camminanti» sono stati Ottavia Piccolo e Sergio Staino. E sì che Andrea Segre, capofila di una marcia che sfilava più lenta del film cinese di Liang Zhao, era stato chiaro fin dal primo pomeriggio: «Meno atti simbolici, più presenze reali». Che, se fosse una sceneggiatura, sarebbe una bellissima battuta.

Meno originali, quelle di Nichi Vendola, pantalone bianco, piedi nudi e occhiali scuri: «Bisogna dare asilo a chiunque lo chiede»; «C’è una guerra in corso tra la barbarie che respinge chi chiede aiuto e la civiltà di chi offre accoglienza»; «Matteo Salvini è uno spacciatore di paura». Ma Presidente, perché non ci sono cineasti alla marcia: «Non lo chieda a me. Faccio fatica a parlare a nome dei politici, figuriamo a nome della gente di spettacolo».

Spettacolare e colorata, la marcia delle Donne e degli Uomini Scalzi (tra cui migranti di colore, sindacalisti, pacifisti..), iniziata col taglio di una rete dietro la quale metaforicamente c’erano tutti i muri e le frontiere del mondo barbaro, ha imboccato il corridoio umanitario che dal Gran Viale porta al Lungomare Marconi tra slogan urlati – «Ecco chi sono i veri clandestini: Orban, Le Pen e Matteo Salvini» – e musica dagli altoparlanti. Da cui, in vista del Palazzo del Cinema, è uscita anche Vado al massimo di Vasco Rossi. Anche lui simbolicamente in marcia coi migranti, ma anche lui fisicamente rimasto nella suite dell’Excelsior per prepararsi al festival.

Fonte: Il Giornale